Alessandro Giribaldi
I canti del prigioniero e altre liriche

IL CASTELLO MACKENZIE NELLA NOTTE DEL 30 MAGGIO 1904

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IL CASTELLO MACKENZIE

NELLA NOTTE DEL 30 MAGGIO 1904

Finalmente un di vita

l'ombre morte ha dissipato.

Un castello illuminato

nella tenebra infinita!

Non lo scorgo tutto, tutto,

ma dal piccolo forame

lo indovino ben costrutto

nella torre snella e ardita.

Non pensava il castellano

che tant'occhi dolorosi

lo guardassero dal vano

d'una piccola finestra!

C'è chi sogna di lontano

o signore avventurato.

C'è chi sogna anche dal vano

d'una piccola finestra!

Un castello illuminato!

Che ne dite o miei fratelli?

Non ne avete voi, castelli?

Non ne avete mai sognato?

Com'è bello... Per brev'ora

quest'orror dimentichiamo.

Non vediamo mai l'aurora,

ma un castello lo vediamo!

Se di giorno il sol lo vieta,

lo vediamo almen di notte.

- Per noi, troppo il sole è vivo:

seppelliti come in grotte!

Non vediamo mai l'aurora

né mai sorgere la luna.

E da un buco il sol ci irride...

Ma un castello è una fortuna!

Un castello è una fortuna

anche quando è assai lontano;

e ci fa scordar la luna...

Lo pensava il castellano?

Quel signor sia benedetto,

tra le gioie senza fine!

Noi, seduti qui sul letto,

contempliamo le stelline

che coronano la torre;

e diciamo: la fortuna

è una ruota che non corre:

va più lenta della luna.

La fortuna è cieca, forse.

Per noi sì! Né val sbendarla.

Cieca e lenta... Ahi quanto corse

se tentammo di fermarla!

Spesse volte illuminammo

i castelli del pensiero.

Poi così li diroccammo

per colmarne un cimitero...

Oh le fosse non mai colme!

Giù castelli, giù castelli!

Son voragini, i pensieri,

più profonde degli avelli.

Ma di avelli or che ne importa?

D'altri canti or c'è bisogno.

Quel che splende non è un sogno!

(… Pure, un sogno fa da scorta

nell'aereo cammino

che il pensiero già percorre,

verso quella bruna torre

liberata al ciel turchino.

Bieco sogno; che non dico...)

C'è lassù molta allegrezza

di cui nostra giovinezza

gode un - come un mendico...

C'è lassù quel che vorrei

fosse ovunque su la terra:

c'è la pace. Qui la guerra

strugge i cuor', fratelli miei.

Com'è bello... V'ha un festino

per battesimo o per nozze?

Qui nel carcere il destino

fa il corredo ad altre nozze!

Ma che importa? Se alcun gode

suo goder non ci molesta;

per noi pure è quella festa

che sembrar vi può una frode.


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