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INVOCAZIONE DI UN PRIGIONIERO ALLA
I
Oh benedetta! oh sacra al dolor mio
di questa, ov'io col Pianto mi rifugio,
- come pupilla di benigno iddio,
vegliante su la terra e sovra il mare -
II
alto silenzio, trepida quiete;
come al gravar d'infäuste comete.
Questa pace fatal lo spirto accora:
lo spirto che paventa la procella
del dì venturo. Ond'io, qual cera smorto,
t'invoco sul mio gelido sconforto,
Oh benedetta, per tue luci care,
III
Un'ombra passa, d'indistinte forme
batte, s'avventa rapida, com'ala,
su le pareti - gelide di calce:
ch'agita l'ombra d'una grande falce.
Sentor di tomba l'umid'orto esala,
Oh fosse, il vago raggio tuo, la scala
che noi potesse trarre a salvamento!
tu puoi nostre miserie confortare,
tu puoi con la tua vivida fiammella,
forse, le cieche menti stenebrare.
Convien però ch'a te, mondo, s'affidi,
e a quello che tu annidi
sogno d'Amor, di Fede e di Speranza,
l'animo già vicino a disperare.
IV
Ed io su' nostri danni
t'invoco - con novissima esultanza -
tumulata nel cuor già son molt'anni;
e per la Fede e i benedetti inganni
della mia prima età: ch'è rimembranza;
e per l'Amor t'invoco, che sua stanza
un giorno pose ne' miei dolci affanni;
per la Speranza e l'Amore e la Fede,
di che son spente in me le bianche tede,
Or tu, se nutre incorruttibil fuoco
(il qual - siccome nel tuo cielo avvampa -
di mistica pietà soffuso appare)
o fontana di perle, tu mi scampa
dal mio vertiginoso inabissare;
sorreggi tu, nel suo fatale andare,
il mio pensier ch'uscì del buon cammino;
tu, dalle eccelse, invisibili torri,
con l'ambrosia del calice divino
tu sopra il mio destino
il ciel disgombra e fermati a pregare;
e la mia notte cangia in bel mattino,
e in perle muta mie lacrime amare.
V
Quando sarò nella tua pura luce
finalmente risorto,
o quando sarà morto,
e prenderò la via che a te conduce,
vita nel tuo splendor, benigna stella,
le mie lacrime calde io vorrò berle;
ché mi fecero degno
Più ancor - se prima che dal limbo Morte
abbatta le sue squadre alle mie porte -
più ancor felice se potrò cantare,
con rinnovata cetra la tua gloria,
ed una mia vittoria,
ed il poema delle notti chiare.
VI
con sì mite parlar, sì mite idea,
quasi non fosse un astro, ma una dea.
alla speranza nuova, che ti regge,
una fatale, inesoranda legge,
la qual disdice il lievito del bene
E invero, dimmi trepida canzone,
perchè tu supplicasti,
Perchè tu mendicasti
- pur non credendo in te stessa - l'oblio
de' mali, ad una luce peritura?
il tuo fervor, che nasce di desio
Canzone piena d'ombre, un vano altare
eleggesti pe 'l fumido pregare
del vento aquilonare:
e accoglierà dal vento, in grembo all'eco,