Alessandro Giribaldi
I canti del prigioniero e altre liriche

INVOCAZIONE DI UN PRIGIONIERO ALLA STELLA ESPERO

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INVOCAZIONE DI UN PRIGIONIERO ALLA

STELLA ESPERO

I

Oh benedetta! oh sacra al dolor mio

lucentissima stella,

che dal breve pertugio

di questa, ov'io col Pianto mi rifugio,

squallida e nuda cella

- come pupilla di benigno iddio,

vegliante su la terra e sovra il mare -

guardo nel ciel brillare!

II

Regna il mondo, in quest'ora,

alto silenzio, trepida quiete;

silenzio paüroso,

come al gravar d'infäuste comete.

Questa pace fatal lo spirto accora:

lo spirto che paventa la procella

del venturo. Ond'io, qual cera smorto,

con ansia lagrimosa,

con trepida favella,

t'invoco sul mio gelido sconforto,

lucentissima stella.

Oh benedetta, per tue luci care,

pupilla luminosa

che vegli, senza posa,

degli uomini l'ansare

e il torbido sognare!

III

Un'ombra passa, d'indistinte forme

su la terra che dorme;

batte, s'avventa rapida, com'ala,

su le pareti - gelide di calce:

fantasima deforme,

ombra di spetro enorme

ch'agita l'ombra d'una grande falce.

Sentor di tomba l'umid'orto esala,

che circonda quest'erma

casa di gente inferma.

Oh fosse, il vago raggio tuo, la scala

magnifica, d'argento,

che noi potesse trarre a salvamento!

Ma tu, benigna stella,

tu puoi nostre miserie confortare,

tu puoi con la tua vivida fiammella,

forse, le cieche menti stenebrare.

Convien però ch'a te, mondo, s'affidi,

e a quello che tu annidi

sogno d'Amor, di Fede e di Speranza,

l'animo già vicino a disperare.

IV

Ed io su' nostri danni

t'invoco - con novissima esultanza -

per la vana Speranza:

tumulata nel cuor già son molt'anni;

e per la Fede e i benedetti inganni

della mia prima età: ch'è rimembranza;

e per l'Amor t'invoco, che sua stanza

un giorno pose ne' miei dolci affanni;

per la Speranza e l'Amore e la Fede,

di che son spente in me le bianche tede,

bianca stella t'invoco!

Or tu, se nutre incorruttibil fuoco

tua benedetta lampa

(il qual - siccome nel tuo cielo avvampa -

di mistica pietà soffuso appare)

o fontana di perle, tu mi scampa

dal mio vertiginoso inabissare;

sorreggi tu, nel suo fatale andare,

il mio pensier ch'uscì del buon cammino;

tu, dalle eccelse, invisibili torri,

con l'ambrosia del divino

al mio languir soccorri;

tu sopra il mio destino

il ciel disgombra e fermati a pregare;

e la mia notte cangia in bel mattino,

e in perle muta mie lacrime amare.

V

Quando sarò nella tua pura luce

finalmente risorto,

o quando sarà morto,

e prenderò la via che a te conduce,

rivivendo più bella

vita nel tuo splendor, benigna stella,

le mie lacrime calde io vorrò berle;

ché mi fecero degno

del tuo celeste regno

o fontana di perle!

Più ancor - se prima che dal limbo Morte

abbatta le sue squadre alle mie porte -

più ancor felice se potrò cantare,

con rinnovata cetra la tua gloria,

ed una mia vittoria,

ed il poema delle notti chiare.

VI

Canzon, tu la pregasti

con sì mite parlar, sì mite idea,

quasi non fosse un astro, ma una dea.

Pur temo non sovrasti

alla speranza nuova, che ti regge,

una fatale, inesoranda legge,

la qual disdice il lievito del bene

a chi smarrì la fede.

E invero, dimmi trepida canzone,

perchè tu supplicasti,

con debole ragione,

una stella e non Dio?

Perchè tu mendicasti

- pur non credendo in te stessa - l'oblio

de' mali, ad una luce peritura?

Ahimé! non m'assicura

il tuo fervor, che nasce di desio

superbo e tremebondo.

Canzone piena d'ombre, un vano altare

eleggesti pe 'l fumido pregare

del mio spirito cieco;

il tuo pianto infecondo

soffocheranno l'ali

del vento aquilonare:

e accoglierà dal vento, in grembo all'eco,

un tenebroso speco,

un baratro profondo,

il nostro solitario delirare.


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