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Foglia sperduta, battuta dal vento,
qual fato vïolento or sì ti incalza?
Veh, come l'etra è di nubi dipinta!
Simile a questa fronte, ch'arde e suda
Così tu pure: flagellata e vinta,
Se non vai morta, passa da colei
che mi fu cara, e mi credette buono.
d'ogni mio fallo, sì com'io vorrei.
Querula foglia, da' nembi cacciata,
cui danna ignota colpa a ignoto esilio,
bene a te m'assomiglio,
ché ben presso alle tue son le mie fata!
contro questa ventata,
com'io contro miei guai.
Però, se m'ami, dille: un fratel mio
a voi mi manda con molta temenza,
ma senza orgoglio e senza
speranza; onde per lui vi dica: addio.
non poserà giammai!)
Querula foglia, che nel turbo stridi,
ben'io comprendo tuo doglioso appello!
guardar la morte sospirando, vidi.
Perché dunque ristai muta, tremante?
Ti punge qualche infäusto ricordo?
di canti, or desta un'eco singhiozzante?
per chi fu altero assai.
Superba figlia d'una quercia antica,
a intendere gorgheggi e canti nata,
con l'ombre il sole e al sol la notte amica;
Anch'io, superbo figlio del pensiero,
mi spinsi incontro al sole ed alla luna,
e tentando dell'arte il magistero!
(Eccl. Li. 1, 19)
* * *
Quante volte, a un sogno scuro,
quanti sogni raccogliesti!
Sul mio cielo diffondesti
quando, a nostra dilettanza,
ingannevole del fato,
che ti uccise a poco a poco.
mendicasti, inconscio, il male,
che nel pianto ancor m'infiamma;
quel che nostra gloria fu.
Quando, di', risorgerai,
col tuo sogno? Quando? Mai?
fiumi: quando? - ahimé, risponde
l'eco: quando?, e il ciel: mai più!