Alessandro Giribaldi
I canti del prigioniero e altre liriche

ORE MORTE

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ORE MORTE

I.

Il prigioniero conta le farfalle

dalla sua gabbia, nel cortile in fiore,

e dice: passan l'ore,

passano i giorni e i mesi e gli anni: e poi?...

poi, tutto passa e passiamo anche noi,

ché grazie al ciel - si muore...

Ma passa invece accanto alla sua gabbia

un secondino, con lo sguardo fosco,

quale di fiera, che strappata al bosco,

è condannata a struggersi di rabbia

presso un armento che non può sbranare.

Il prigionier lo chiama: Signor mio,

arrestatevi un poco!

L'altro non ode e se ne va col fuoco

negli occhi. Il prigionier mormora: anch'io

ebbi negli occhi un fuoco in altri tempi,

che pareva le gote illuminare!

Ora è spento; su gli occhi, ora, c'è un velo

simile a nebbia su due laghi morti,

e sul cuore che invan spera conforti

gravano l'ombre; c'è nel cuore un gelo

che non l'uccide, ma lo vuol ghiacciare.

Povero cuore! Come gli occhi, un giorno,

te pur nutriva d'indomabil fuoco

purissimo alimento!

Or, cenere ti nutre! D'ogn'intorno

la tenebra si addensa, il lume fioco

che ardevi ancora, te lo spense il vento.

II.

Dall'inferrata che non può smurare,

il prigioniero ascolta

le rondini cantare.

Pensa: lontano è il mare...

Dice: lo vidi per l'ultima volta

quando partian le rondini.

- O rondinelle brune, i miei capelli

son diventati grigi; e i miei pensieri

son diventati grigi come quelli! -

Cantavan gli altri uccelli

molto sommessamente nei verzieri,

quando partian le rondini.

Io piangeva con loro: autunno muore;

si addensan l'ombre in cielo

e le tristezze in cuore! -

Parea che tutto velasse, il dolore,

d'un tenebroso velo,

quando partian le rondini.

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . .


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