MADRIGALE ALLA LUNA
I.
Luna bianca, non vedi
come ti guardo, come
dalla finestra breve
del mio sepolcro, beve
l'anima tue rugiade?
Non vedi come finge bianche strade
popolate di cigni, il mio pensiero?,
di case bianche, avvolte nel mistero?,
di statüe lucenti,
su cui librano i venti
foglie di cimitero?
II.
Dal tuo superbo trono
non vedi alle finestre
del carcere salire
pupille, omai senza ire,
che invocano perdono?
Io ti prego, contempla,
tu che non sei mortale,
questa pallida gente
che domani morrà,
questa folla dolente
che nessun piangerà!
Io n'ho sentito alcuni
chiamarti dolcemente,
e con lor voce stanca
piangere: Luna bianca,
va da mia madre, va,
dille che penso a lei.
III.
Una sera ti vidi
scendere giù da' monti,
varcando alberi e ponti,
case d'uomini e nidi.
Entrasti nella mia
cella furtivamente;
mi blandisti la chioma
con un raggio lucente:
e mi rapisti un sogno;
e lo portasti lunge
dove il pensier non giunge,
o giunge in grembo ai sogni.
Io volli correr dietro,
incauta psiche amante,
al sogno trasvolante
sul disco tuo di vetro;
ma nella corsa folle
il mio pensier di fuoco
l'arse. Lo vidi un poco
nell'ombre scintillare,
poi tutto divampare
e disvanir nell'ombre.
Era un bel sogno - ed io
l'arsi col mio pensiero! -
un sogno di mistero,
in cui sorpresi Iddio.