Alessandro Giribaldi
I canti del prigioniero e altre liriche

MADRIGALE ALLA LUNA

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MADRIGALE ALLA LUNA

I.

Luna bianca, non vedi

come ti guardo, come

dalla finestra breve

del mio sepolcro, beve

l'anima tue rugiade?

Non vedi come finge bianche strade

popolate di cigni, il mio pensiero?,

di case bianche, avvolte nel mistero?,

di statüe lucenti,

su cui librano i venti

foglie di cimitero?

II.

Dal tuo superbo trono

non vedi alle finestre

del carcere salire

pupille, omai senza ire,

che invocano perdono?

Io ti prego, contempla,

tu che non sei mortale,

questa pallida gente

che domani morrà,

questa folla dolente

che nessun piangerà!

Io n'ho sentito alcuni

chiamarti dolcemente,

e con lor voce stanca

piangere: Luna bianca,

va da mia madre, va,

dille che penso a lei.

III.

Una sera ti vidi

scendere giù da' monti,

varcando alberi e ponti,

case d'uomini e nidi.

Entrasti nella mia

cella furtivamente;

mi blandisti la chioma

con un raggio lucente:

e mi rapisti un sogno;

e lo portasti lunge

dove il pensier non giunge,

o giunge in grembo ai sogni.

Io volli correr dietro,

incauta psiche amante,

al sogno trasvolante

sul disco tuo di vetro;

ma nella corsa folle

il mio pensier di fuoco

l'arse. Lo vidi un poco

nell'ombre scintillare,

poi tutto divampare

e disvanir nell'ombre.

Era un bel sogno - ed io

l'arsi col mio pensiero! -

un sogno di mistero,

in cui sorpresi Iddio.


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