Alessandro Giribaldi
I canti del prigioniero e altre liriche

DISIECTA CONFIDENZE ALL'AMICO

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DISIECTA

CONFIDENZE ALL'AMICO

a Giuseppe Riosa

Talvolta, amico, io penso

a strane fantasie,

a pallidi ricami

che disegnano i rami

nel cielo: a bizzarrie

che non hanno alcun senso.

E penso immonde fole

che un'onda pia risciacqua,

follie che di sfuggita

rispecchiano la vita,

come un bolla d'acqua

rispecchia terra e sole.

Vidi un lontano giorno

(vuoi piangere?) impiccato

un prete ad un'antenna.

Gli tremava una penna

di fagiano dorato,

lucida sul tricorno.

Questa immagine ancora

nel sogno ingigantisce,

e forse non ha senso...

Talvolta, amico, io penso

a fiammeggianti strisce

che solcano l'aurora.

Vidi, non so qual notte,

una vergine bianca,

ignuda sopra un cigno.

La rincorreano un ghigno

di satiro e una stanca

nenia di paolotte.

Tra luminosi inganni

mi passa dentro agli occhi

quel sogno; e lo ripenso;

ma forse non ha senso,

come donar balocchi

a bimbi di vent'anni,

come ad un saggio astemio

un nappo di buon vino,

o a pùberi educande

bambole venerande,

oppure ad un cretino

un libro assiro, in premio.

Ecco l'effetto allegro

di quel sogno lunatico

sul mio cervello mesto.

Imbestialir per questo

come un genio selvatico?

(Una vergine?) Oh prego!...

Ma vidi sotti i nidi,

nella stagion fiorita,

un asino ed un gatto.

Così. Come il ritratto

del nulla e della vita?

Come un sogno. - Li vidi.

E l'asino girava

un guindo, pazïente.

E l'asino era cieco.

Nessuno pianse meco

per l'asino dolente

che il maggio e i fior' sognava;

rise, anima pia,

con me, di quella morte:

di quella vita affranta:

come l'umana pianta,

confitta ad una sorte

di perenne agonia.

Il gatto, bello e biondo,

cullava i sogni e l'ore

nel mistico nirvana.

Una voce lontana

tremava di dolore

in un salmo profondo.

Al gatto il triste canto

smagò l'estasi ignava,

non già l'eterno incanto.

L'asino cieco intanto

girava, rigirava

al ritmo di quel pianto.

E fluttüava intorno,

sul triste e sul giulivo,

un misterioso incenso

che non avevo senso,

come quel sogno vivo

in quel morente giorno.

Talvolta, amico, vedi

che strane fantasie,

che lucidi ricami

van disegnando i rami

nel ciel delle follie,

dove si dorme in piedi.

Ma forse, forse egli è

- come d'Aprile - bello

dormire ai soli incerti,

dormire ad occhi aperti

e sognare, o fratello,

il mondo che non è.


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