DISIECTA
CONFIDENZE ALL'AMICO
a Giuseppe Riosa
Talvolta, amico, io penso
a strane fantasie,
a pallidi ricami
che disegnano i rami
nel cielo: a bizzarrie
che non hanno alcun senso.
E penso immonde fole
che un'onda pia risciacqua,
follie che di sfuggita
rispecchiano la vita,
come un bolla d'acqua
rispecchia terra e sole.
Vidi un lontano giorno
(vuoi piangere?) impiccato
un prete ad un'antenna.
Gli tremava una penna
di fagiano dorato,
lucida sul tricorno.
Questa immagine ancora
nel sogno ingigantisce,
e forse non ha senso...
Talvolta, amico, io penso
a fiammeggianti strisce
che solcano l'aurora.
Vidi, non so qual notte,
una vergine bianca,
ignuda sopra un cigno.
La rincorreano un ghigno
di satiro e una stanca
nenia di paolotte.
Tra luminosi inganni
mi passa dentro agli occhi
quel sogno; e lo ripenso;
ma forse non ha senso,
come donar balocchi
a bimbi di vent'anni,
come ad un saggio astemio
un nappo di buon vino,
o a pùberi educande
bambole venerande,
oppure ad un cretino
un libro assiro, in premio.
Ecco l'effetto allegro
di quel sogno lunatico
sul mio cervello mesto.
Imbestialir per questo
come un genio selvatico?
(Una vergine?) Oh prego!...
Ma vidi sotti i nidi,
nella stagion fiorita,
un asino ed un gatto.
Così. Come il ritratto
del nulla e della vita?
Come un sogno. - Li vidi.
E l'asino girava
un guindo, pazïente.
E l'asino era cieco.
Nessuno pianse meco
per l'asino dolente
che il maggio e i fior' sognava;
né rise, anima pia,
con me, di quella morte:
di quella vita affranta:
come l'umana pianta,
confitta ad una sorte
di perenne agonia.
Il gatto, bello e biondo,
cullava i sogni e l'ore
nel mistico nirvana.
Una voce lontana
tremava di dolore
in un salmo profondo.
Al gatto il triste canto
smagò l'estasi ignava,
non già l'eterno incanto.
L'asino cieco intanto
girava, rigirava
al ritmo di quel pianto.
E fluttüava intorno,
sul triste e sul giulivo,
un misterioso incenso
che non avevo senso,
come quel sogno vivo
in quel morente giorno.
Talvolta, amico, vedi
che strane fantasie,
che lucidi ricami
van disegnando i rami
nel ciel delle follie,
dove si dorme in piedi.
Ma forse, forse egli è
- come d'Aprile - bello
dormire ai soli incerti,
dormire ad occhi aperti
e sognare, o fratello,
il mondo che non è.