Alessandro Giribaldi
I canti del prigioniero e altre liriche

LE FORMICHE

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LE FORMICHE

Oh qual nelle pupille stuporose

fiammar ti vidi in quel mattin di maggio,

alla soglia del tetro romitaggio,

le braccia e il seno carica di rose!

Entrasti lieve e con un gesto molle

de' tuoi fiori innondasti

il tarlato scaffale

ed il tavolo greve

e i fogli de' miei canti. Io ti guardava

con tristezza. La tua pupilla errava

nel sogno, dietro impalpabili rose.

Ma le rose del tuo seno odorante

nell'ampia scollatura e i tenui gigli

del tuo collo sottile, dal gran fascio

liberati de' fior' bianchi e vermigli,

palpitavano al sole... Ahi, lacerante

grido in quel breve incanto di un minuto!

«Le formiche!» E ridevi. «Aiuto, aiuto

E ridevi sgomenta. Per le trine

della fragil vestaglia,

dagli omeri e dal seno

irrompevan le industri piccoline

com'ebbre delle tue carnali rose!

«Aiuto! Aiuto!» e frugammo i segreti

del tuo pudore con dita febbrili.

Oh le strida sottili

e le risa e i divieti

delle tue mani alle mie mani audaci

e i tuoi languori trepidi e i miei baci

furtivi e le formiche

sgomente e fuggitive,

le formiche impudiche

su le tue carni vive

su le tue vive rose!


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