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LE FORMICHE
Oh qual nelle pupille stuporose
fiammar ti vidi in quel mattin di maggio,
alla soglia del tetro romitaggio,
le braccia e il seno carica di rose!
Entrasti lieve e con un gesto molle
de' tuoi fiori innondasti
e i fogli de' miei canti. Io ti guardava
con tristezza. La tua pupilla errava
nel sogno, dietro impalpabili rose.
Ma le rose del tuo seno odorante
nell'ampia scollatura e i tenui gigli
del tuo collo sottile, dal gran fascio
liberati de' fior' bianchi e vermigli,
palpitavano al sole... Ahi, lacerante
grido in quel breve incanto di un minuto!
«Le formiche!» E ridevi. «Aiuto, aiuto!»
E ridevi sgomenta. Per le trine
irrompevan le industri piccoline
com'ebbre delle tue carnali rose!
«Aiuto! Aiuto!» e frugammo i segreti
del tuo pudore con dita febbrili.
delle tue mani alle mie mani audaci
e i tuoi languori trepidi e i miei baci