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III.
MEDITAZIONE. «EUREKA!»
La ferita s'infiammò. Poichè m'immagino che le mie tenere lettrici siano fin troppo disposte a versare sul mio eroe un torrente di lacrime, mi affretto ad aggiungere che per fortuna il nostro eroe non soccombè alla ferita. Gli era, invece, destinata ancora una lunga esistenza. Se fosse morto, avrei, d'altronde, spezzata la penna, ma siccome egli vive, io continuo, come se nulla fosse, il mio racconto.
La ferita dunque s'infiammò, sì, e venne a suppurazione, ma contro l'aspettativa ne derivò al cancelliere di Schafskopf un vero vantaggio nella maniera più semplice del mondo. Ed ecco come: la suppurazione deviò dal cervello del paziente gli umori cattivi così, ch'ei potè vantaggiarsi indi in poi d'una mente lucida, in virtù di che riconobbe immediatamente di non aver commesso fino a quel giorno che delle scempiataggini. Domando che per un momento si segua il corso delle idee del signor cancelliere. Egli era stato preso da un debole per la Rezepowa, cioè per la moglie di Rezepa, cosa che non può meravigliare nessuno, quando sappia ch'ell'era una donnina come non se ne trovava un'altra in tutto il distretto di Eselsfeld. Per conseguenza, bisognava prima di tutto ch'ei procurasse di liberarsi in qualche modo di Rezepa. Una volta che Rezepa fosse stato cacciato fra i soldati, il cancelliere avrebbe vissuto in pace, poichè dice il proverbio: «Quando il gatto non è in paese, i topi ballano.»
Ma non era tanto facile di sostituire al figlio del giudice, fra le reclute, il povero Rezepa. Un cancelliere è una potenza, ma Zolzikiewicz era una potenza soltanto fra i cancellieri; se non che, per disgrazia, in faccende di reclutamento non era lui l'ultima istanza. Vi si veniva a contatto con la guarnigione, con la sottocommissione, col presidente del distretto, ec.; e tutta questa gente non aveva nessun interesse al mondo per ficcare nell'esercito il povero Rezepa, in cambio del figlio di Burak.
- Sarà segnato nella lista degli assenti! Ebbene, che ne seguirà? - si domandava il nostro simpatico eroe. - Le liste vengono compilate con la massima diligenza, e dovendo esservi unito il certificato di matricola, nè essendo possibile di tappare la bocca al Rezepa, io rimarrò con un palmo di naso, poi, da ultimo perderò il posto di cancelliere, e basta. -
I più grandi uomini, nei momenti di qualche passione hanno commesso delle stoltezze, ma l'averle riconosciute a tempo opportuno, è sempre stato il criterio della loro grandezza. Zolzikiewicz disse a sè medesimo, ch'egli aveva commesso intanto la prima sciocchezza con l'aver promesso al giudice d'inserire Rezepa nella lista degli assenti. La seconda l'aveva commessa con l'entrare dalla moglie di lui ed averla spaventata abbracciandola per forza, e finalmente la terza con l'averla minacciata d'inscrivere suo marito nei ruoli delle reclute. Oh, il sublime momento, quello in cui il vero grand'uomo dice a sè stesso: «Io sono un asino!» era venuto per la Comune di Schafskopf.... era venuto su i vanni della poesia del paese, dove il sublime si unisce al tenero.... poichè Zolzikiewicz pronunziò in realtà tranquillamente la gran parola, e disse di sè:
- Io sono un asino! -
Ma doveva egli ora abbandonare il suo proposito, dopo che l'aveva innaffiato col suo stesso sangue (nell'ardore della meditazione aveva detto col sangue del suo cuore); doveva rinunziarvi ora, che gli aveva sacrificato un paio di pantaloni nuovi di Nankino, che non aveva ancora pagati al sarto Grul, e che aveva portati appena due volte?
Mai e poi mai!
Al contrario: ora che alle sue, diciamo buone anco se fossero state cattive intenzioni verso la moglie di Rezepa, associavasi pure la sete di vendetta contro ambedue loro e contro Raberl, Zolzikiewiez giurò a sè stesso, che gli si doveva dare del vigliacco, se non preparava al Rezepa un inferno de' più roventi. Pensò dunque il primo giorno, mentre si cambiava via via le pezzette, combinò e congegnò il secondo giorno, cambiandosi sempre le pezzette, e meditò tutto il terzo giorno ancora, continuando a cambiarsi le pezzette.
E quale fu il resultato della sua meditazione? Egli non era riuscito ad escogitare un bel niente.
Il quarto giorno il messo del Comune portò dalla farmacia d'Eselsfeld un pezzo di cerotto. Zolzikiewicz lo spalmò sur una pezzetta e l'applicò sulla parte lesa. Oh, virtù meravigliosa del medicamento! Quasi nello stesso istante egli gridò:
- Eureka! Eureka!... L'ho trovato! L'ho trovato! -
Infatti egli aveva escogitato qualche cosa.