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XIV.
Ora voglio dirvi in confidenza una cosa, lettori miei: Rezepa non era stato affatto arruolato. Il contratto da lui firmato alla mescita, non aveva alcun valore giuridico. Ma i contadini, di certe cose, non se n'intendono. Don Zolzikiewicz, a cui ciò non era ignoto, contava su cotesta ignoranza, e si illudeva che la cosa sarebbe andata tanto in lungo, che la donna, spaventata, si sarebbe spinta, dalla paura, nelle sue braccia.
Nè s'ingannò il grand'uomo. Ah, voi domandate che cosa accadde, in seguito? Rezepa, dopo di essersi vendicato di Sua Signoria illustrissima con l'incendio, andò a cercar Zolzikiewicz per vendicarsi anche di lui.
Ma al grido: «Brucia! Brucia!» tutto il villaggio fu in sollevazione, e il tumulto salvò il cancelliere.
Egli copre ancora l'ufficio di cancelliere in Schafskopf, ed ha la speranza d'essere nominato giudice conciliatore. Ha finito appunto or ora di leggere Barbara Ubryk, ossia: La monaca di Cracovia, e spera tuttora che la signorina Jadwiga gli stringa un bel giorno di sotto la tavola la mano.
Se queste sue speranze si effettueranno, ce lo dirà l'avvenire.
FINE.