Henryk Sienkiewicz
Natura e vita

IL GIUDIZIO DI GIOVE. RACCONTO DELLO STESSO AUTORE.

II. O LEI, O NESSUNA!

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II.

O LEI, O NESSUNA!

I due Dei furon dall'aere portati giù dal Pnice, e dopo poco si librarono sopra una casa non lontana dallo Stoa. Lo dio alato con una potente manata scoperse la parte superiore della casa, con la stessa facilità, con la quale una massaia, che sta cuocendo il desinare, alza il coperchio della pentola; poi additò una donna che sedeva in una bottega, divisa dalla strada da un reticolato di rame ed una cortina di lana, e disse:

- Guarda qua. -

Apollo guardò, e rimase incantato.

l'Attica, tutto quanto il territorio della Grecia aveva prodotto mai un fiore più bello di quella donna!

Alla splendente luce d'un tripode, sedeva curva sur una tavola, e sembrava tutta intenta a scrivere su certe tabelle di marmo. Le ombreggiavano le guance le lunghe ciglia abbassate, e di tanto in tanto alzava il capo e gli occhi, come per rammentarsi di ciò che doveva ancora aggiungere; e tutte le volte che lo faceva, si potevano veder bene le meravigliose pupille, al paragone del cui azzurro sarebbe apparso pallido e scialbo persino il cristallo cilestrino dell'Arcipelago. Era il volto di Ciprigna, candido come la spuma del mare, roseo come l'aurora, adorno delle onde d'oro di una chioma lussureggiante, con certe labbra che rammentavano la porpora della Siria; era la più bella; fra tutte le più belle bellissima, come un fiore sul suo stelo, come la luce, come un poema!

Quando teneva gli occhi bassi appariva dolcemente mite ed amabile; quando li alzava meditabonda, pareva rapita in estasi.

Al raggiante cominciarono a tremare le divine ginocchia, e appoggiando a un tratto il capo sulle spalle del compagno Ermete, gli bisbigliò:

- Ermete, io l'amo! O lei, o nessuna! -

Ermete sorrise maliziosamente, e si sarebbe tanto volentieri fregate dalla gioia le mani sotto le pieghe della sua clamide, se non glielo avesse impedito il caduceo, che teneva nella destra.

Frattanto la donna da' capelli d'oro avea presa un'altra tabella, e cominciava a riempire di scritto anche quella, mentre dalle sue labbra divine risuonò la sua voce, melodica come le note dell'arpa.

- ....Melanocle, membro dell'Areopago, pane per due mesi: quarantacinque dramme e quattro oboli.... arrotondiamo dunque subito la somma, e scriviamo: quarantasei dramme.... Per Atena! Ci scriverò piuttosto, in cifra tonda, dramme cinquanta,... il mio marito l'avrà più caro. Ah, se questo Melanocle.... se non avessi il timore che una volta o l'altra non ci facesse condannare per false bilance, dovrebbe aspettare un pezzo, prima d'avere da me un boccone di pane a credenza.... Ma bisogna procurare di non nimicarseli, questi rospi.... -

Apollo non badava alle sue parole, s'inebriava soltanto dell'armonia di quella voce, della grazia incantevole di tutta la sua persona, e di nuovo bisbigliò ad Ermete:

- O lei, o nessuna! -

La bella dai ricci d'oro continuò a scrivere, e a dire:

- Alcibiade, per focacce ripiene di miele d'Imetto donate alla etèra Crisalide: tre mine. Ma lui non li guarda mai i suoi conti: e poi una volta nello Stoa mi picchiettò sulle spalle.... bene, scriverò: quattro mine. Poichè è tanto bue, pagherà. Ma quella Crisalide, davvero.... sembra che mantenga a focacce ripiene di miele i carpioni della sua peschiera, o che alla fin fine Alcibiade li ingrassi a bella posta così, per barattarli poi coi mercanti fenici in tanti denti d'elefante, per farne finimenti poi suoi cavalli. -

Apollo non badò neppur questa volta alle di lei parole; continuò ad inebriarsi del dolce suono della sua voce, e bisbigliò di nuovo a Mercurio:

- O lei, o nessuna. -

A questo punto il figlio di Maia ricoprì a un tratto tutta la casa, e la meravigliosa visione scomparve.

Ma al raggiante dio parve che insiem con essa si fossero dileguate le stelle, si fosse eclissata la luna, si fosse diffusa su tutta quanta la terra la tenebrìa dei campi cimmerii.

- E quando dovrà esser decisa la scommessa? - domandò il figlio di Maia.

- Oggi, subito subito!

- Senti, allora, - disse Mercurio - quando il suo marito è assente, ella dorme in bottega: tu potresti fermarti nella strada, dirimpetto a quella inferriata. Appena che avrà tirato da parte la cortina e ti avrà aperta l'inferriata, io confesserò perduta la mia scommessa.

- E l'avrai difatti perduta! - proruppe «il dio che da lontano impiaga».

Rapido assai più d'un lampo estivo, che guizzi solcando il cielo da oriente ad occidente, il dio volò calandosi sui salsi flutti dell'Arcipelago. Colà pregò Anfitrite che gli desse il guscio vuoto di una tartaruga, vi tese su dei raggi di sole a mo' di corde, e con cotesto suo improvvisato liuto ritornò in men che non si dice in Atene.


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