Henryk Sienkiewicz
Natura e vita

L'ORGANISTA DI PONIKLA. RACCONTO DELLO STESSO AUTORE.

V.

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V.

Finalmente si lasciò alle spalle il prato ed entrò nel saliceto del villaggio, su cui sorgevano qua e dei cespugli di ginepro. Egli era oramaistanco, che si sentì una gran voglia di riposarsi al riparo del più vicino di quei cespugli. Ma resistè alla tentazione, perchè pensò:

- Se lo faccio, muoio agghiacciato! -

Per sua sventura, intorno a quei cespugli, come pure innanzi alle macchie, de' cumuli di neve erano mulinati dal vento. Dopo che egli si fu fatto a viva forza la strada a traverso a più d'uno di quelli, gli vennero a mancare le forze, e dovette abbandonarsi giù.

- Purchè non mi addormenti, - diceva dentro di - se no muoio assiderato. E per non addormentarmi, voglio sonare di nuovo «La secchia verde».

Risonò, e le meste note dell'oboe echeggiarono, commoventi e tristi per i silenzi della notte.

L'organista continuava a soffiare bravamente nel suo oboe, ma sempre più spezzata e sommessa, la sua canzoncina «La secchia verde». Egli combatteva disperatamente contro la spossatezza; tutti i suoi pensieri erano rivolti a lei, a Olka. Le palpebre gli si aggravavano sempre più, parevano di piombo; un'orribile angoscia lo assalse. Come se si meravigliasse, che la sua diletta non era al suo fianco, mormorò:

- Olka, dove sei? -

Un momento dopo tentò affannosamente di gridare:

- Olka! -

L'oboe gli era scivolato dalle mani intirizzite.

Il crepuscolo del mattino illuminò a poco a poco la figura di Kleu. Era seduto; l'oboe gli giaceva ai piedi. Il suo volto livido dal gelo, pendeva in avanti, come se il povero morto stesse attento alla melodia della canzone: «La secchia verde


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