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II.
Fuori intanto non voleva farsi chiaro. Dopo alcuni giorni foschi, le nuvole si erano calate giù, l'atmosfera era divenuta più grave a causa della nebbia e della umidità, e così s'era fatto più fosco che mai.
Kamionka, il quale fin'allora si era gettato sul letto, così vestito com'era, si sentì sofferente, si spogliò del tutto e si coricò.
Veramente non era la sua una malattia dichiarata; egli era soltanto prostrato, malcontento, esausto e triste. Una debolezza generale si era impadronita di tutta la sua persona; non aveva voglia di morire, ma non si sentiva più forte abbastanza per vivere.
Le lunghe ore di que' foschi giorni gli sembravano più lunghe ancora, perchè non aveva alcuno presso di sè. Da venti anni gli era morta la moglie; i suoi parenti abitavano in un'altra parte del paese, coi colleghi non conversava. Negli ultimi anni i suoi conoscenti si erano allontanati da lui, a cagione del suo malumore e della sua tristezza sempre crescenti. Dapprima questo suo umore aveva divertito la gente, ma poi, siccome era divenuto sempre più strano, ed ogni scherzo che gli fosse fatto produceva in lui un rancore durevole, anche i più intimi cessarono affatto di praticarlo.
Gli si faceva anche rimprovero d'esser diventato, coll'andar degli anni, bigotto, e si dubitava della sua sincerità. I maligni dicevano che frequentava la chiesa per avere delle commissioni di lavori, ma non era vero. La sua divozione non derivava forse da una fede profonda, ma era certo disinteressata.
Tuttavia ciò che dava un appiglio di giustificazione al sospetto concepito contro Kamionka era la sua sempre crescente avarizia. Da parecchi anni viveva nella più stretta economia, e per questa dormiva nello studio; si cibava di roba impossibile ed aveva rovinata la sua salute in modo, che il suo volto era divenuto giallo e diafano come quello d'una figura di cera. Inoltre, lo scultore schivava ogni relazione amichevole con chiunque, anche pel motivo che qualcuno non avesse da chiedergli per avventura qualche servigio.
Egli era insomma un uomo, il cui carattere aveva perduto l'equilibrio, e pieno quindi d'amarezza e d'infelicità. Eppure ei non era un tipo volgare, perchè anche i suoi difetti avevano un'impronta tutta speciale ed artistica. Coloro che dalla sua sordida avarizia congetturavano aver lui accumulata una considerevole fortuna, sbagliavano all'ingrosso.
Kamionka era realmente povero, poichè tutto ciò che possedeva lo spendeva in acquerelli, dei quali teneva chiuso un gran numero nel suo armadio, contentandosi di guardarli di quando in quando e di contarli con quella medesima diligente premura, con la quale un avaro conta i quattrini. Questa sua passione egli la teneva scrupolosamente celata, forse per questo, perchè essa gli era nata in seguito a una grande sventura e a un profondo sentire.