IntraText Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText | Cerca |
I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio
III.
Un giorno, circa un anno dopo la morte della moglie, Kamionka aveva veduto da un antiquario un'incisione in rame rappresentante Armida, e nel volto di questa Armida ei trovò una certa somiglianza con quello della sua cara defunta. Comprò l'incisione immediatamente, e da quel giorno in poi incominciò a raccogliere incisioni, dapprima soltanto quelle che rappresentavano un'Armida, ma in seguito, essendogli cresciuta la passione, anche altre.
Coloro che hanno perduto una persona cara, bisogna che si affezionino a qualche cosa nella vita, altrimenti non potrebbero forse continuare ad esistere.
Per quanto riguarda Kamionka, niuno avrebbe mai potuto indovinare che quel tipo in là con gli anni, ed egoista, avesse amata la sua consorte sovra ogni cosa. Probabilmente, se non gli fosse morta, la sua vita sarebbe stata più serena, più piacevole, più umana. A ogni modo, il suo amore aveva sopravvissuto al periodo felice della sua vita, alla sua giovinezza e persino anche al suo talento.
La sua molta divozione, che nel corso del tempo si era trasformata in abitudine, la quale consisteva soltanto nella osservanza delle pratiche religiose esteriori, era scaturita parimente dalla medesima sorgente. Kamionka, il quale non apparteneva, invero, ai credenti, aveva incominciato, dopo la morte di sua moglie, a pregare per la salute dell'anima di lei, perchè gli sembrava che questa fosse l'unica cosa ch'ei potesse fare per essa, e che questo mezzo continuasse a mantenerlo in certo modo legato a lei.
Certi temperamenti, freddi in apparenza, spesso amano con più intensità e durevolmente di certi altri che sembrano ardenti. Dopo la morte della moglie tutti i pensieri di lui si aggirarono intorno alla di lei memoria, e da quella traevano nuovo alimento, precisamente come una pianta parassita dal tronco, su cui ella vegeta. Ma da questo genere di rimembranze, la pianta uomo non può che succhiare succhi velenosi, i quali si compongono d'affanno e di dolore; e così, a poco a poco, si avvelenò Kamionka, si afflisse e si consunse.
Se non fosse stato artista, probabilmente non avrebbe potuto sopravvivere a quella perdita; ma la sua professione lo salvò, essendosi egli proposto, morta la sua consorte, di scolpire per lei un condegno sepolcro. È inutile il dire ai superstiti, che ai defunti è affatto indifferente di giacere in una, piuttosto che in un'altra tomba.
Kamionka desiderava che la sua Sofia ne avesse una bellissima, e lavorava a quel monumento in pari tempo con le mani e col cuore. Fu così che ne' primi sei mesi non perdè il senno, e si assuefece al suo stato di disperazione.
L'uomo rimase scosso e infelice, ma l'arte aveva salvato l'artista, e fin da quel tempo Kamionka non visse che per l'arte. Coloro che nelle gallerie mirano statue e quadri, non sanno, che l'artista, può essere, nel servizio dell'arte sua, onesto o disonesto. A questo riguardo, nessun rimprovero potrebbe venir mosso a Kamionka. Certo non aveva le ali alle spalle, possedeva un talento che non si elevava al disopra della mediocrità, così che forse l'arte non gli riempiva interamente la vita, nè poteva offrirgli un compenso adeguato a ciò ch'egli aveva perduto.... ma la stimava altamente e rimpetto ad essa era sincero.
Per molti anni egli non aveva mai ingannata la sua professione, nè fattole mai torto o per ambizione o per guadagno o per lode o per biasimo; egli creava sempre, come sentiva. A' suoi tempi felici, quando viveva ancora come tutti gli altri, sapeva esprimere idee straordinarie sull'arte, e anche più tardi, quando la gente aveva già cominciato a scansarlo, spesso ei rifletteva sovr'essa nel suo solitario studio, e pensava in modo onesto e sublime.
Si sentiva, l'infelice, molto abbandonato, ma ciò era naturale, naturalissimo. Il mondo sembra essersi scelta una linea di condotta generale e costante: quella cioè di togliersi di mezzo le persone straordinariamente infelici. Perciò queste vengono sopraffatte dalle loro fantasie, dai loro difetti, precisamente come fa il museo su certe pietre gittate in secco dall'acqua, che comincia a crescervi sopra, appena che cessano di fregarsi alle altre.
Essendosi dunque il povero Kamionka ammalato, non si presentava mai anima viva al suo studio a domandare di lui, ad eccezione d'una assistente, la quale due volte al giorno veniva a fargli il thè e a porgerglielo. Tutte le volte ch'ella ci andava, gli raccomandava di far chiamare un medico, ma egli aveva in orrore lo spendere, e non volle darle ascolto.
Finalmente diventò debolissimo, certo perchè all'infuori del thè non prendeva altro, nè aveva più voglia di nulla: nè di mangiare, nè di lavorare, nè di vivere. I suoi pensieri erano adesso appassiti, come quelle foglie ch'ei mirava per la finestra, ed erano in completa armonia con la cattiva stagione, con quegli acquazzoni, con quel fosco d'autunno.
Non vi sono, nella vita, momenti più tristi nè peggiori di quelli, in cui l'uomo sente d'aver già compiuto quel che voleva fare, d'essersi oramai trovato, a quel che s'è trovato, di non aver più niente da domandare alla vita. Da circa quindici anni Kamionka viveva nella continua apprensione che il suo talento si esaurirebbe. Ora ne era convinto, e diceva con amarezza a sè stesso, che anche l'arte lo abbandonava. Oltre a ciò, sentiva in ciascuno de' suoi muscoli, delle sue fibre lo spossamento, il languore. Non si aspettava una morte troppo sollecita, ma non credeva nemmeno che avrebbe ricuperata la salute; e soprattutto da niuna parte brillavagli una scintilla di speranza.