Henryk Sienkiewicz
Natura e vita

TENEBRE E LUCE. RACCONTO DELLO STESSO AUTORE.

V.

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V.

Kamionka giacque lungo tempo in un sonnecchiare leggiero leggiero ; ma a un tratto si destò con la strana sensazione che qualche cosa d'insolito accadesse nel suo studio.

Spuntava l'aurora; le figure di gesso e di marmo cominciarono a brillare chiare e distinte.

L'ampio finestrone alla veneziana, che rimaneva difaccia al letto, cominciò ad irradiarsi d'una luce scialba.

In quella luce il malato scòrse una figura seduta accanto al suo capezzale.

Spalancò gli occhi e la fissò attentamente: era una suora di carità.

Ella sedeva immobile, voltata alquanto verso la finestra, col capo reclinato da una parte, con le mani intrecciate in grembo.... pareva che pregasse.

Il malato non poteva vederla in viso, ma vedeva benissimo la sua cuffietta bianca e le linee scure delle sue spalle alquanto esili.

Il cuore gli cominciò a battere inquieto, e nel capo gli si affacciava la domanda: «Quando mai l'assistente può essere andata a chiamare la suora, e come ha fatto essa a venire qua dentro

Poi pensò, che la debolezza gli appresentasse simil visione, e chiuse gli occhi.

Ma dopo un momento li riaperse.

La suora sedeva nel medesimo posto, immobile e come assorta nella preghiera.

Un singolare sentimento, misto di terrore e di gioia, fece sì che al malato si drizzarono i capelli. I suoi sguardi erano attratti con irresistibile forza verso quella figura. Gli pareva d'averla veduta in qualche luogo, ma dove, quando era accaduto, di questo non gli riusciva rammentarsi. Si sentì preso da una brama irresistibile di vedere quel volto, ma glielo impediva il velo da cui era coperto. L'infermo però non osò parlare, quantunque, non sapesse perchè, moversi e neppure respirare. Notò soltanto che il sentimento della paura e nello stesso tempo della gioia lo invadeva sempre più potente, e si domandava con grande stupore: «Che è questo mai?»

Intanto il giorno penetrò in tutta la sua pienezza nello studio.

Che splendida mattinata doveva esser fuori! A un tratto, senza alcun grado di passaggio, risplendè nello studio una luceviva e raggiante, come se fosse di primavera. Delle ondate, piene d'una luce aurea, che crescevano a somiglianza di marosi, cominciarono a riempire e a illuminare tutta quanta la stanzapotentemente, che le figure marmoree rimasero come sommerse sotto la viva luce, e le pareti sembrarono liquefarsi con essa e sparire interamente. All'infermo pareva di essere stato trasportato in mezzo a un immenso mare di luce.

Notò che anche la cuffia sul capo della suora perdeva a poco a poco la sua bianca rigidezza, cominciava a brillare, a sciogliersi come nebbia, a trasformarsi anch'essa in luce chiara.

La suora volse in quel momento lentamente il viso verso l'infermo, e a un tratto il derelitto soffrente riconobbe nella raggiante aureola i lineamenti immensamente amati della sua defunta consorte.

Allora balzò su dal letto, e dal suo seno si sprigionò un grido, in cui erano compendiati decenni interi di lacrime, di dolore, d'affanno, di disperazione.

- Sofia! Sofia! -

E l'abbracciò, e se la strinse al petto e le avvinse teneramente le braccia intorno al collo.

Entrava intanto nella stanza luce, luce, luce a torrenti.

- Mi avevi dimenticato, - disse finalmente - ecco, ch'io sono venuta a prenderti ed ho implorato per te una morte placida e dolce. -

Kamionka la teneva sempre nelle sue braccia, come se temesse che la beata apparizione potesse dileguarglisi insiem con la luce.

- Sono pronto a morire, - rispose egli - purchè tu non mi abbandoni! -

Ed ella gli sorrise con angelica espressione, e staccandosi dal collo una delle sue mani, gli accennò giù sotto e disse:

- Sei tu pronto a morire? ebbene, guarda colà! -

Kamionka seguì con lo sguardo la direzione della sua mano, ed ecco che scòrse ai suoi piedi per il vano arcuato della finestra l'interno oscuro e solingo del suo studio; , sul letticciuolo giaceva la sua stessa salma, con la bocca spalancata, la quale in quella faccia ingiallita spiccava coma una nera buca.

E mirò quel corpo emaciato, come qualche cosa di estraneo a . Dopo un momento, però, tutto cominciò a dileguarsi alla sua vista, poichè quella luce, che li aveva ricinti ambedue e che un vento soprannaturale sembrava soffiar via, si perdè nell'infinito.

Fine.


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