Giuseppe Barilli (alias Quirico Filopanti): Storia di un secolo, dal 1789 ai giorni nostri
Giuseppe Barilli (alias Quirico Filopanti)
Storia di un secolo, dal 1789 ai giorni nostri - Fasc. I

Rivoluzioni anteriori al 1789.

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Rivoluzioni anteriori al 1789.

La vita politica del genere umano è stata finora una lotta incessante fra la libertà e la tirannide. – Madama Stael disse che la libertà è antica, ma il dispotismo è recente. Il vero si è che il dispotismo ebbe sinora una durata ed una estensione di gran lunga maggiore che la libertà, benchè questa vada di continuo e rapidamente guadagnando terreno.

La tirannia, monarchica od aristocratica, suol procedere con passi lenti ed insidiosi: i popoli, per lo contrario, si liberano con riscosse subitanee; e per lo più sanguinose, che si chiamano con moderno vocabolo Rivoluzioni.

Prima di parlare di proposito intorno alla più grande rivoluzione de' tempi moderni, farò una semplice menzione di alcune altre che la precedettero, ed in qualche guisa la prepararono.

La più celebre e più feconda fra le rivoluzioni antiche, fu quella che avvenne a Roma nell'anno 244 della città, ossia 509 anni avanti l'Era Cristiana, identico all'anno 3492 dell'Era Adamitica o Massonica. Questa bella e comoda Era, per convenzione, supponsi cominciata quattromila anni precisi avanti l'Era volgare.

Nel medesimo anno della creazione della Repubblica romana fu restaurata la Repubblica di Atene col discacciamento del tiranno Ippia. Atene e Roma furono i due grandi fari della libertà, delle scienze, delle lettere e delle arti nel mondo antico, conseguentemente ancora della civiltà del mondo moderno.

Ma la decadenza della virtù produsse la caduta della Repubblica ateniese dapprima, poi della grande Repubblica romana. Questa trasmutossi nell'Impero, che fu in principio una Monarchia temperata, o, come oggi si direbbe, costituzionale, indi in dispotismo quasi assoluto, tanto che soggiacque all'invasione dei barbari del settentrione, principalmente Germani.

Nondimeno rimasero delle preziose reliquie dei Municipii organizzati dai Romani in tutta l'Italia, e presso gli altri popoli annessi. Carlo Magno fu proclamato imperatore romano dal popolo romano nel giorno di Natale dell'anno 800 di Cristo.

Gli imperatori germanici, assumendo l'improprio titolo di Imperatori romani, opprimevano i Municipii o Comuni italiani. Ma questi unironsi in una imperfetta specie di confederazione, conosciuta sotto il nome di Lega Lombarda, col reciproco giuramento dei loro delegati, a Pontida, nell'anno 1167; e nove anni appresso, cioè nel 1176, sconfissero l' Federico Barbarossa sui gloriosi campi di Legnano.

La Lega Lombarda, susseguita dalla battaglia di Legnano, può in certa guisa considerarsi come la primogenita delle rivoluzioni moderne.

Un'altra vittoria della causa della libertà, ma fortunatamente compiuta senza spargimento di sangue, avvenne trentanove anni dopo Legnano, vale a dire nell'anno 1215 allorchè i baroni inglesi, adunati a Runymede, strapparono al cattivo re Giovanni Senza Terra l'approvazione del celebre documento chiamato la Magna carta: imperfetta, ma ciò non ostante preziosa base della Costituzione e delle franchigie del popolo inglese.

Nel primo giorno dell'anno 1308 avvenne la rivoluzione elvetica. Questa ebbe per iscopo ed effetto il sottrarre i tre primi cantoni insorti, Schwitz (donde viene il nome di Svizzera), Uri ed Unterwalden, alla sovranità della Casa d'Austria. I principali promotori della rivolta furono Furst, Walter e Guglielmo Tell, genero di Furst. A chi non è noto l'incidente storico o leggendario del pomo? Dicesi che, avendo Guglielmo Tell ricusato il saluto ad un cappello, che il governatore austriaco Gessler come segno di padronanza aveva posto sulla piazza di Altorff, il perverso e capriccioso tiranno, per vendetta prese il Tell, vantato come abile arciere, ed il giovinetto suo figlio, comandando al padre di abbattere colla freccia un pomo posato sul capo del fanciullo. Guglielmo eseguì con buon successo il pericoloso tiro fra gli applausi della moltitudine.

Il fatto così raccontato è chiaramente inverosimile: credo che la critica sia ora in grado di appurare qual parte vi si possa trovare di verità; ma cosa certa si è che la rivoluzione scoppiò, ed ottenne pieno effetto.

I tre cantoni sollevati strinsero fra loro una prima confederazione. Sette anni dopo, essi sconfissero ventimila austriaci nelle gole di Morgarten. guari andò che a quei tre primi cantoni se ne aggiunsero altri, cosicchè la Confederazione Svizzera raggiunse il numero di tredici cantoni nel 1513. Oggi ne conta ventidue.

La tirannide ed il cupo fanatismo di Filippo II, padrone della Spagna, dei Paesi Bassi, e di una gran parte dell'Italia e dell'America, spinse a rivoluzione gli Olandesi, divenuti protestanti. Si risguarda come il principio della emancipazione dei Paesi Bassi una lega la quale fu conchiusa fra Guglielmo il Taciturno principe d'Orange ed i delegati delle provincie olandesi nel 1576. Lo stabilimento di quella lega è conosciuto sotto il nome di Pacificazione di Gand.

L'anno 1648 vide un avvenimento storico, del quale non di rado si parla scherzando, ma che non fu destituito di una reale e considerevole importanza, cioè lo scoppiare della insurrezione della Fronda in Francia. Era allora nominalmente re di Francia un fanciullo di dieci anni, cioè Luigi XIV, il quale divenne poscia potentissimo e celebratissimo; nominal reggente del regno era sua madre Anna d'Austria: ma re effettivo era Mazarino, italiano per nascita ed educazione, col titolo di primo ministro.

Il 5 agosto 1648 fu la cosiddetta giornata delle barricate. Il popolo di Parigi, ajutato più tardi da Condé e da altri grandi del regno, in odio al cardinale ministro, sosteneva le parti del Parlamento giudiziario, il quale domandava di partecipare ancora al potere legislativo. Combattuta da ambe le parti quasi più con faceto buon umore che con accanimento sanguinoso, la guerra civile della Frombola terminò nel 1653 senza alcuna immediata riuscita della causa della libertà: pur nondimeno preparò da lontano il trionfo della libertà in Europa, mediante l'influsso che esercitò sulla letteratura francese della seconda metà del secolo XVII, quando fiorivano Pascal, Bossuet, Corneille, Racine, Molière, Fénélon: e indirettamente sulla letteratura francese del secolo XVIII, allorchè fiorirono Voltaire, Rousseau, Montesquieu, D'Alembert, Diderot, Buffon. L'opera di questi ultimi grandi scrittori dal canto suo esercitò un potente influsso sopra la letteratura e la filosofia di tutta l'Europa e dell'America.

Se la guerra civile della Fronda in Francia partecipò dei caratteri della tragedia ad un tempo e della commedia, la contemporanea rivoluzione d'Inghilterra fu un avvenimento interamente tragico. Carlo I, re d'Inghilterra e di Scozia, per la sua duplicità, e per aver violato i diritti politici degl'Inglesi, non meno che le franchigie religiose degli Scozzesi, spinse gli uni e gli altri ad aperta rivolta.

Lunga fu la contesa, e piena di peripezie, ora favorevoli al re, ora ai ribelli; ma alla fine l'indisciplinato coraggio dei Cavalieri, come chiamavansi i realisti, fu sopraffatto dal valore entusiastico, pur tuttavia ben disciplinato, delle teste tonde, o tosate, come si chiamavano i Puritani, e generalmente gli avversari del re. Oliviero Cromwell che li guidava, era uomo dotato di un alto genio militare e politico.

Addì 29 gennajo 1648, secondo il vecchio stile del calendario inglese, ma 8 febbraio 1649 secondo il nuovo stile, la Camera dei Comuni inglese condannò alla decadenza dal trono per lui e per la sua famiglia, ed alla morte personale, Carlo Stuart re d'Inghilterra e di Scozia. Nel seguente giorno 9 febbrajo 1649, la ferale sentenza fu eseguita. Quel medesimo giorno è considerato come il primo della Repubblica inglese.

Oliviero Cromwell ne fu il presidente col titolo di Protettore.

Ma essendo stata rovesciata la Repubblica, poco dopo la morte di Oliviero, per la debolezza del suo successore e figlio Riccardo Cromwell, regnarono successivamente due figli dello sventurato re decapitato: Carlo II, e Giacomo II. Furono cattivi principi ambedue, come il lor padre.

Carlo II, morto senza figli, non regnò abbastanza per pagar il fio de' suoi vizii personali e del suo cattivo governo: ma Giacomo II, succeduto al fratello, e palesemente convertito alla religione cattolica, ebbe a fuggire da Londra alla fine del 1688. Nel giorno 22 di marzo 1689, un'assemblea appositamente convocata dichiarò la decadenza di Giacomo II, e conferì la corona a Maria II, figlia del deposto re, ed al marito di essa Guglielmo di Orange, già Statholder di Olanda.

Cento anni dopo la rivoluzione inglese del 1689 (chiamata dagl'Inglesi del 1688 per un errore del loro calendario) eruppe la rivoluzione francese del 1789, della quale parleremo a disteso nel seguito del presente volume. Ma, tredici anni prima del 1789, fuvvi in America un altro rivolgimento politico, poco meno importante pel mondo che la grande Rivoluzione di Francia.

L'Inghilterra era padrona di quasi tutta l'America settentrionale, cioè di tutta quella vastissima distesa di terreno che forma ora gli Stati Uniti ed il Canadà.

Le colonie inglesi dell'America; benchè pochissimo popolate, ma in possesso come erano di un vastissimo terreno fertile e quasi vergine ancora, godevano già di una considerevole prosperità materiale. Anche la coltura intellettuale vi aveva già fatto progressi: tanto che Beniamino Franklin, in origine stampatore di Boston, fece la bella ed utile invenzione del parafulmine. Ma i potenti della terra, siano individui, o collettività di persone, sono sempre inclinati ad abusare della loro potenza. Così fecero gl'Inglesi in America, ed ebbero a pentirsene.

Non mi stancherò di affermare che le rivolte contro la legge sono, in generale, degne di riprovazione e di castigo, tranne il raro caso che i mali non sieno di una gravità suprema, e non ammettano la possibilità di un rimedio legale e pacifico, ed i benefizii, ragionevolmente attendibili dal nuovo ordine vagheggiato di cose, non siano di maggior peso che i mali immediati o lontani che la rivoluzione produrrà. Questo bilancio di beni e di mali militava in favore della emancipazione delle colonie inglesi dell'America dalla madre patria, e più chiaramente ancora dalla susseguente emancipazione delle colonie americane spagnuole dalla dispotica Spagna.

Il parlamento britannico aveva l'ingiusta pretesa, contraria alla costituzione inglese ed agli statuti delle colonie, di imporre nuovi tributi alle medesime senza l'assenso delle loro assemblee locali; anzi il governo aveva già mandato in America delle truppe, anche assoldate all'estero, per appoggiare colla violenza l'esazione dei non dovuti balzelli.

In un primo congresso coloniale adunatosi a Filadelfia, fu decretata la resistenza, ed una raccolta di volontarii, dei quali si diede il supremo comando a Giorgio Washington. Un primo scontro sanguinoso dei volontarii

Americani coi soldati Inglesi aveva già avuto luogo a Bunker's Hill, presso Boston, nel 1775. Ivi i volontarii combatterono con gran valore, ma ebber la peggio, perocchè le cause destinate ad un finale successo incominciano per lo più sotto auspicii apparentemente sinistri, ed il trionfo sicuro non si ottiene che a prezzo di una indomita perseveranza.

Il Congresso di Filadelfia decretò la perpetua separazione, di diritto e di fatto, delle colonie Americane dall'Inghilterra, e la creazione di una nuova e grande nazione, sotto la forma politica di una Repubblica federale, colla memoranda dichiarazione dell'Indipendenza nel giorno 4 luglio 1776.

Dopo sei anni di sforzi incessanti, avendo da ultimo ottenuto un soccorso anche dalla Francia, gli Americani ebbero definitiva vittoria nel 1781. Washington lasciò il comando dell'esercito, e tornò alla vita privata. Ma l'anno 1789, memorabile principalmente per cagione della grande rivoluzione francese, sarebbe stato memorabile ancora, benchè in minor grado, perchè durante quell'anno fu condotta a compimento e stabilità la costituzione degli Stati Uniti di America, colla distinzione ed autonomia delle varie provincie chiamate Stati, con due camere legislative locali per ciascheduno Stato, due assemblee, ed un presidente eletto di quattro in quattro anni, per tutta la Confederazione.

Il primo fu il grande Giorgio Washington che assunse la presidenza nel giorno 30 aprile 1789. Rieletto nel 1793, non volle esser eletto una terza volta nel 1797, parendogli esempio pericoloso per una repubblica una presidenza più lunga di otto anni. Tornossene adunque alla modesta vita di privato cittadino nel 1797, e morì dopo due anni, cioè nel 1799. Gli Americani gli danno il ben meritato titolo di Padre della patria.


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