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LE ALTRE QUATTRO PARTI
DEL MONDO
Agli occhi della maggior parte degli Europei la storia dell'Europa sembra quasi esser tutta la storia del Mondo; per un osservatore imparziale la storia dell'Europa non è per fermo tutta la storia, ma ne è la parte principale. Stimo nondimeno necessario interrompere la breve mia esposizione delle più grandi vicende occorse in Europa nel presente secolo, per gettar un rapido sguardo anche sulla storia delle altre quattro parti del Mondo, specialmente in relazione a questo medesimo secolo, dopo avere in altri capitoli dell'opera intera, compendiata la loro istoria relativa ai secoli precedenti. L'Asia, come fu sempre la più estesa, rimane tuttora la più popolata delle cinque parti del mondo: intendo parlare della sua popolazione assoluta, numerando essa oltre a seicento milioni di abitanti, mentre l'Europa, che per popolazione assoluta è la seconda, ne ha incirca trecento milioni. La maggior popolazione relativa, però, cioè la densità della popolazione, è sempre quella dell'Europa. Il paese che ha la maggior popolazione, tanto assoluta che relativa, in Asia, e la maggior popolazione assoluta del mondo, è la China. Com'ebbi già altra occasione di notare, l'impero Chinese ha un'area di quasi dodici milioni di chilometri quadrati, con una popolazione di circa 434 milioni d'abitanti; ma la maggior parte di questa popolazione, cioè circa 400 milioni, vive nella China propriamente detta, la quale ha un'area di quattro milioni di chilometri quadrati, quindi una popolazione relativa di cento abitanti per chilometro quadro; ciò che supera alquanto la popolazione relativa dell'Italia nel 1880, mentre la popolazione totale dell'impero Chinese è quindici volte maggiore di quella dell'Italia.
La razza Mongolica, alla quale appartengono i Chinesi, è inferiore alla nostra razza Bianca nel genio inventivo, ma superiore per la tenacità della memoria, e per l'abilità esecutiva. La China possiede un antichissimo e mirabil patrimonio di civiltà, lentamente accumulata negli antichi secoli della sua libertà. Sottentrato il dispotismo, questo ha generato, come inevitabilmente fa dappertutto, la decadenza: ma, grazie alla tenacità della memoria e del carattere, le antiche arti e le antiche usanze sono rimaste in piedi, ed il decadimento è stato assai minore di quello che sarebbe avvenuto in Europa durante un periodo egualmente lungo di dispotismo. In China la religione del popolo minuto è il Buddismo; quella dei mandarini, o governatori, e dei letterati, è la religione filosofica di Confucio.
Le isole del Giappone sono pure abitate dalla razza Mongolica; e Buddistica parimente vi è la religione. Ivi si è verificato in questi ultimi anni un grande fenomeno sociale, che sembra strano e quasi incomprensibile, e che pur ha avuto un esempio in questa nostra Europa. L'esempio è quello della Russia. Nessun paese può a lungo prosperare senza queste due condizioni: la libertà civile, e la concordia della religione con lo stato. Molti secoli di infelicità si sono succeduti in Europa, perchè, poca discordia essendovi fra lo Stato e la religione, pur le mancava la libertà; ed ora ella continua ad essere infelice, perchè, pur godendo presso a poco la libertà, una fiera inimistà è sorta fra Chiesa e Stato. Ad incivilire un paese barbaro, o semibarbaro, può riuscire con maggior facilità ed in minor tempo un despota, purchè sia sussidiato dalla religione, di quello che un libero ordinamento. Se però l'introduzione della civiltà non è seguita da quella di un libero governo, l'incivilimento rimarrà superficiale, diverrà corruzione, e saravvi un lento ma inevitabile ritorno alla barbarie. Pietro il grande di Russia, come nel precedente volume dicemmo, abolì il Santo sinodo, si fè capo della religione ivi chiamata ortodossa, cioè la sola reputata retta; e colla doppia forza del dispotismo e della religione, costrinse i Russi ad adottare le esterne forme della civiltà Europea.
Nel Giappone per molti secoli il capo dello Stato fu quello pure della religione, e si chiamava il Mikado: ma nel decimosesto secolo dell'êra nostra i nobili e potenti feudatarii separarono i due poteri, dando quello della politica al Kubo, o Taicun, e lasciando il solo potere religioso al Mikado. Ma è salito al sommo pontificato Giapponese un uomo straordinario, il quale ha saputo fare, in quell'estremo lembo dell'Oriente, ciò che Pio IX avrebbe fatto in Italia, e forse in Europa, se fosse stato un uomo di genio, e non mediocre per intelletto e per virtù qual egli si era. Il Mikado si è gettato seriamente, energicamente, dalla parte del Popolo e del Progresso umano; ha sottomesso i feudatarii; ha detronizzato il Taicun, e riconcentrato nelle sue mani i due poteri. Armato di questa doppia forza, e secondato non solo dallo spirito imitativo ed intelligente della razza Mongolica in generale, ma dalla speciale svegliatezza ed energia degli abitanti del Giappone, che sono stati chiamati gl'Inglesi dell'Asia, il Mikado ha potuto far adottare ai suoi sudditi, non solo i bastimenti a vapore, le strade ferrate, ed il telegrafo, ma persino gli abiti all'Europea, ed il calendario gregoriano: qui da ultimo anche uno statuto politico costituzionale ad imitazione dell'Inglese.
L'India propriamente detta è una grande penisola avente per base a settentrione la catena dei monti Hymalaja, che sono i più alti del globo, il fiume Gange a levante, il fiume Indo a ponente, e si protende verso mezzogiorno, in forma di una lingua, sino al capo Comorin. Ha duecento milioni di abitanti, tutti più o meno soggetti alla Inghilterra, tranne un piccolissimo avanzo di possessioni portoghesi a Goa, e di possessioni francesi a Pondicherì. Trovasi l'India in un tale stato di decadenza, da secoli immemorabili, che neppur esiste una sua storia; non ha che degl'inni e delle poesie: bellissime però. Della misera condizione di un così gran numero di creature umane ha principal colpa il Braminismo, che è la più diabolica di tutte le religioni, e che fa sacre ed inviolabili le caste, all'opposto del Buddismo il quale le ha abolite.
L'Arabia, invece, la Persia, e la Turchia Asiatica, seguono l'Islamismo, o la religione fondata da Maometto, che è la migliore di tutte le religioni esistenti, dopo la Cristiana. È un comune ma grosso errore, benchè sia partecipato anche dal dotto Renan, l'attribuire la decadenza della Turchia, e degli altri paesi maomettani, alla lor religione. L'Islamismo fa per lo contrario la loro forza morale. La radice della lor debolezza morale ed intellettuale è il dispotismo.
La parte settentrionale dell'Asia, cioè la vastissima, ma frigidissima e pochissimo popolata Siberia, è in possesso della Russia. Per mezzo principalmente della Siberia è la Russia uno dei due più vasti imperi del mondo. L'altro è l'impero Britannico. Attesa una qualche incertezza nelle misure geodetiche delle regioni quasi inabitate sul mar glaciale, dell'Asia Russa e dell'America Inglese, non è cosa sicura l'affermare quale dei due imperi sia precisamente il più esteso. Sembra però probabile, che anche sotto il riguardo dell'estensione, come per altri riguardi più importanti, la palma spetta all'Impero Britannico. Certa cosa è che sono i due imperi più vasti che esistano o che abbiano giammai esistito, e che ciascuno di essi ha un'estensione approssimata, in cifre tonde e facili a ricordarsi, di otto milioni di miglia quadrate inglesi, o circa ventun milioni di chilometri quadrati.
Una parte ben piccola, ma la più importante, della enorme estensione dell'impero Inglese, consiste nel Regno Unito di Inghilterra, Scozia ed Irlanda, occupante poco più di trecento mila chilometri quadrati, con una popolazione di trentasei milioni, mentre il resto dell'impero, fuori dell'Europa, ha una popolazione di almeno dugentotrenta milioni. Molto minore è la popolazione assoluta e relativa dell'impero Russo, essendo, in tutto, di circa cento milioni, per la maggior parte in Europa, quantunque la maggiore estensione sia in Asia.
L'Africa, benchè sia molto più vicina all'Europa che l'America o l'Oceania, è la meno ben conosciuta delle cinque parti del mondo, principalmente a cagione della barbarie che regna nell'interno del suo continente. Meritano lode i viaggiatori coraggiosi ed intraprendenti, come un Mungo Park, un Bruce, un Belzoni, un Livingstone, uno Stanley, un Miani, un Matteucci, che hanno recentemente traversato quelle ardenti ed inospite regioni per recarcene qualche contezza.
Naturalmente la zona Africana meglio conosciuta dagli Europei in generale, è l'Africa settentrionale, cioè l'Egitto, Tripoli, Tunisi, Algeria e Marocco, ed al di là dell'Istmo di Suez, il litorale Eritreo, del quale una parte spetta ora all'Italia. Gli abitanti di questa parte dell'Africa seguono per la massima parte la religione Maomettana. Sino a pochi anni in qua i paesi di cui erano rispettive capitali Tripoli, Tunisi, Algeri, Fez e Marocco, si chiamavano complessivamente la Barberia, ed erano nidi di pirati. Tutta la costa settentrionale Africana, eccettuato il Marocco, era vassalla del sultano dei Turchi. Nel 1830, come già vedemmo, la Francia si rese padrona della reggenza di Algeri; e nel giugno 1881, si è impadronita anche di Tunisi; più di recente gl'Inglesi si sono impadroniti dell'Egitto. Tripoli, pel momento, conserva il suo bey, nominalmente vassallo della Porta Ottomana. Una lunga e stretta lingua di terra, con Massaua ed Assab per luoghi principali, sulla costa meridionale del Mar Rosso, è ora posseduta dall'Italia.
L'interno dell'Africa è abitato da popolazioni nere, e barbare o semibarbare. Le mezzo barbare seguono per lo più la religione Maomettana, mentre le tribù decisamente barbare seguono il feticismo, cioè adorano oggetti materiali.
Nell'Africa occidentale vi sono dei possedimenti francesi ed inglesi: vi è ancora la piccola Repubblica di Liberia, fondata nel 1822 da dei filantropi Americani come un libero asilo per gli schiavi emancipati degli Stati Uniti. Vi sono circa diecimila neri provenienti dall'America, e 150,000 di popolazione nativa. All'estremità dell'Africa meridionale havvi la florida colonia del Capo di Buona Speranza, già Olandese, ed ora Inglese. A levante del continente Africano, e presso le sue coste, vi è l'isola indipendente di Madagascar, grande come due terzi incirca dell'Italia, e con una popolazione di quattro o cinque milioni.
Il nome della quinta parte del Mondo, l'Oceania, è moderno, e fu molto acconciamente introdotto nella Geografia, al principio di questo secolo, da Maltebrun, buon poeta e grande geografo Danese. Però una parte dell'Oceania, cioè le grandi isole della Sonda, Borneo, Giava e Celebes, ed ancora le Molucche, o isole degli aromi, eran note agli Europei anche prima della scoperta dell'America, mercè i viaggi di Marco Polo.
Magellano, navigatore portoghese che si mise al servizio della Spagna, intraprese ed in gran parte eseguì il primo viaggio di circumnavigazione attorno al globo, in conformità del concetto di Cristoforo Colombo. Magellano voleva andare alle Molucche, o isole delle spezie, non per la via dell'interno dell'Asia, come Marco Polo, nè per la via del Capo di Buona Speranza, come i Portoghesi, ma per la via d'occidente. Partitosi dalla Spagna ai 20 di settembre del 1519, scoperse lo stretto che porta giustamente il suo nome, fra la punta meridionale della America e la Terra del fuoco, il 21 di ottobre 1520. Traversò in tutta la sua più lunga diagonale il grande Oceano, dove sono sparse le numerosissime isole della parte di mondo ora chiamata Oceania. Molte senza dubbio egli ne vide nel costeggiarle, anche senza fermarvisi; e nel 1521 approdò alle Filippine, le quali pure forman parte dell'Oceania. Così in qualche modo potrebbe spettare a Magellano il titolo di scopritore dell'Oceania. Egli perì poco dopo in una spedizione contro gl'indigeni di una delle isole Filippine. La squadra di Magellano tornò nondimeno in Europa, per la via del Capo di Buona Speranza. Era fortunatamente a bordo di essa Antonio Pigafetta, il quale ha potuto scrivere e tramandarci il giornale del primo viaggio di circumnavigazione attorno al globo.
L'Australia, grande come tre quarti di tutta l'Europa, è la maggior isola non pure dell'Oceania ma del Mondo; anzi alcuni, per ragione della sua grandezza, la considerano come un continente, chiamando vecchio continente le tre parti del mondo anticamente conosciute, Africa, Asia ed Europa, continente Americano l'America meridionale e settentrionale; e continente australe l'Australia, o Nuova Olanda. Quest'ultimo nome si ebbe quella massima isola, o piccolo continente, dagli Olandesi, i quali scopersero successivamente diversi punti delle sue coste nel secolo XVII. Il celebre viaggiatore inglese Cook, nel suo primo viaggio, incominciato nel 1768, osservò la costa orientale, ed assegnò dei nomi proprii a vari punti di essa, e segnatamente a quella che egli chiamò la Baja della Botanica, Bòtany Bay. Il primo stabilimento Inglese nella Nuova Olanda, ora Australia, fu appunto sulle coste di quella baja, nel 1788, per relegarvi i condannati. Lo stabilimento penale di Botany Bay fu il primo nucleo, disonorevole nell'origine, ma divenuto onorevole e fortunato per le sue conseguenze, delle colonie Inglesi in quella parte di mondo, ove ora sono le grandi e prospere città di Melbourne, di Sidney, di Parramatta, di Adelaide!
Mi conviene di parlare più a lungo dell'America, benchè molto brevemente ancora a cagione degli angusti limiti materiali della nostra sintesi. La popolazione indigena, color di rame, dell'America, può essere stata creata dall'Onnipossente, ossia dalla Natura, in quella stessa parte di mondo, od esservi andata dal vecchio continente. Espressi già la mia opinione che vi andò per mare dalle coste orientali dell'Asia; non già per la fredda ed interrotta via delle isolette Kurili, ma per l'aperta via del grande Oceano Pacifico, sopra navi a remi ed a vela. Al certo non saranno stati bastimenti grandissimi, ma probabilmente più grandi della barchetta Il Leone di Caprera, sulla qualche due arditi marinai italiani traversarono, qualche anno fa, il tempestoso Oceano Atlantico, dall'America all'Europa.
Io credo eziandio che quei primi coloni portarono con sè un germe di civiltà; e che i loro discendenti imbarbarirono nel Messico e nel Perù per colpa del dispotismo; e divennero selvaggi nel resto del continente per le reciproche guerre delle piccole tribù. Nondimeno si rinvengono numerosi e notabilissimi esempii di un'antica civiltà nel Messico, nel Perù, e nell'America centrale. È un errore oggi accarezzato, ma grave, come più altre volte ho detto, il credere che lo stato di selvatichezza abbia formato i primordii dell'Umanità. Ripeto che il selvaggio non è un uomo primitivo; è un uomo decaduto.
I marinai Norvegi-Islandesi, sin da cinque secoli prima dei grandi viaggi di Colombo, e dei Cabotto, navigando pei loro freddi mari avevan già trovato l'isola di Terra Nuova, e ben anco posto il piede sopra alcuni punti alla estremità settentrionale dell'America; ma la fama di questi viaggi non si sparse per l'Europa. Il vero scopritore dell'America fu Cristoforo Colombo. Il grido che ebbero le scoperte fatte nei suoi due primi viaggi, del 1492, e del 1493, condussero il veneto Giovanni Cabotto, e suo figlio Sebastiano, alla testa di una spedizione inglese, alla scoperta dell'America settentrionale.
Dopo quei giorni, la bianca popolazione di origine Europea, moltiplicandosi naturalmente per successive generazioni, e per sempre nuove immigrazioni dal vecchio continente, e diradando colla persecuzione la rossa popolazione indigena dell'America, è divenuta di gran lunga superiore a quest'ultima, non solo pei mezzi forniti dalla civiltà, ma ancora pel numero degl'individui. Io però credo che la popolazione indigena sarebbe diminuita, benchè meno rapidamente, anche senza l'invasione Europea, perocchè la barbarie e la salvatichezza sono per lor natura spopolatrici.
L'America settentrionale ebbe precipuamente colonie inglesi, la maggior parte delle quali si emanciparono, come ricordai nel primo capitolo, nel 1776, e formarono gli Stati Uniti di America. Il Canadà, dapprima colonia francese, divenne e tuttor rimane una colonia inglese. Il dominio e la lingua della Spagna si estesero al Messico, alle isole Antille; ed a tutta l'America meridionale, tranne il Brasile, dove si stabilì il dominio e la lingua del Portogallo. Ma, dietro l'esempio degli Stati Uniti, nel tempo delle guerre Napoleoniche le colonie spagnuole dell'America scossero il giogo della madre patria, e formarono le grandi repubbliche del Messico e del Perù. Quest'ultima poi si divise e suddivise in modo da formare le attuali repubblichette di Guatimala, San Salvador, Honduras, Nicaragua, e Costa Rica nell'America centrale, ossia nel grande Istmo che congiunge le due Americhe; le estese ma poco popolate repubbliche della Nuova Granata, o Columbia, della Venezuela, e dell'Equatore, tutte e tre vicine al gran circolo equinoziale; le ancor più grandi, ma pure mal popolate repubbliche del Perù propriamente detto, della Bolivia e del Chili, sull'Oceano Pacifico; e tre repubbliche situate sull'Oceano Atlantico e sul gran fiume della Plata, o sopra suoi influenti, cioè la repubblica Argentina, o repubblica di Buenos Ayres; l'Uruguay, o repubblica di Montevideo, ove Garibaldi acquistò la sua prima rinomanza; ed il Paraguay.
Le colonie Portoghesi si distaccarono similmente dal Portogallo, e formarono il vasto e fertile Stato del Brasile, con un governo monarchico costituzionale, e titolo di impero. Per ordine di estensione il Brasile è il quinto impero del Mondo, primieri essendo l'Inghilterra e la Russia, terzo la China, quarto gli Stati Uniti, e quinto il Brasile. Questo è ben lungi però dall'esser così vicino a primeggiare pel numero degli abitanti, i quali non sono che dodici milioni incirca. Nell'anno 1888 quel grande Stato ha fatto una pacifica rivoluzione costituendosi in Repubblica.
In ordine di popolazione assoluta i quindici Stati più popolosi del Mondo sono in circa come segue:
6. Giappone.
8. Repubblica Francese.
12. Spagna.
13. Brasile.
14. Messico.
15. Marocco.
Siccome la popolazione di uno Stato è mutabile, non solo pei naturali rapporti delle nascite e delle morti, ma per le immigrazioni ed emigrazioni, e per l'esterna violenza delle conquiste, non si può ora prevedere qual sarà nel futuro l'ordine dei principali paesi del mondo, rispetto alla popolazione: e nemmanco può dirsi qual fu per lo passato, a cagione della incertezza o della totale mancanza delle anagrafi. Può tuttavia dirsi con moltissima probabilità che da tre o quattro mila anni in qua la China non ha mai cessato di avere, fra tutti gli Stati del Mondo, la più numerosa popolazione, senza che per questo possa dirsi aver ella esercitato un primato politico nel mondo, come per fermo non lo ha al presente.
Il primo posto per popolazione, subito dopo la China, ed il primo assolutamente per potenza conquistatrice, appartenne successivamente ai seguenti paesi: all'Egitto sotto Osimandia e sotto Sesostri; all'Assiria sotto Nino e sotto Semiramide; più tardi alla Persia sotto Ciro, ed alla Macedonia sotto Alessandro Magno; più tardi e per più lungo tempo all'Italia sotto la Repubblica Romana e sotto gl'imperatori, dall'anno 200, incirca, avanti Cristo, sino al 400 dopo Cristo. Il primato militare e politico appartenne poscia all'Arabia sotto Maometto e suoi successori; indi alla Francia sotto Carlomagno; poi di nuovo a delle popolazioni Asiatiche, cioè ai Mongolli sotto Gengiskan, ai Tartari sotto Tamerlano, ai Turchi sotto Maometto II; dopo di che il primato mondiale, o per lo meno sul vecchio continente, non ha cessato di appartenere ad uno o ad altro paese di Europa, cioè agli Spagnuoli sotto Carlo V; ai Francesi sotto Luigi XIV, sotto la Repubblica del 1792, e sotto i due Napoleoni; ed ora se lo contrastano Inghilterra, Germania e Francia.
La popolazione dell'Africa e dell'Asia è rimasta presso a poco stazionaria da alcuni secoli in qua, quella dell'Europa si è incirca raddoppiata in cento anni; molto più rapidamente ancora sono cresciute le popolazioni dell'America e dell'Australia.
Quella degli Stati Uniti d'America era due milioni e settecento mila alla loro origine nel 1776; al presente è venti volte più grande, oltrepassando i cinquanta milioni. Ricorderò ora brevemente la terribile guerra civile, o di separazione, che desolò gli Stati Uniti per quattro anni, e prima indicherò l'origine di quella guerra.
Si dice che il buon vescovo Las Casas, impietosito dei duri lavori ai quali l'avidità Europea condannava gli indigeni Americani nelle miniere dell'argento, e nelle piantagioni di zucchero e di caffè, suggerì il trasposto di liberi lavoratori Africani, supponendoli egualmente avvezzi ad un clima ardente, ma più robusti. Non è provato che il Las Casas facesse veramente tal proposta; se la fece, il suo umano intento andò stranamente deluso. Imperocchè la malvagità e cupidigia de' suoi compatrioti prescelse di avere a lavoratori dei poveri negri Africani, non liberi ma venduti dagli scellerati lor capi, o rapiti in guerra alle tribù vicine. Ne nacque la piaga della schiavitù, dalla quale l'America è stata infestata per più di tre secoli. E non ne è ancora affatto immune, durando tuttora nella perla delle Antille, cioè nella grande isola di Cuba, soggetta alla Spagna, ed essendo cessata pel grande impero, ora Repubblica del Brasile, soltanto nell'anno 1888.
Negli Stati Uniti la schiavitù ha cessato soltanto per effetto della fiera guerra che sto per raccontare.
Eravi la schiavitù dei neri anche nelle Antille francesi ed inglesi. L'abolizione di essa nelle colonie Francesi fu decretata nella prima rivoluzione, e precisamente dalla Convenzione nel 1793, ma non fu tradotta in effetto che dalla rivoluzione del 1848. L'abolizione della schiavitù nelle colonie Inglesi, propugnata da Guglielmo Wilberforce, venne decretata dal Parlamento Inglese nel 1833, ed effettuata nel 1834.
La parte settentrionale degli Stati Uniti, a borea del fiume Potomac, soppresse gradualmente la schiavitù nei rispettivi Stati per decreto delle locali legislature. Gli Stati del Nord intrattenevano una grande e generosa agitazione per annullare la schiavitù negli Stati Uniti del mezzogiorno. Sarebbero anche stati disposti ad accordare un compenso ai proprietarii, quantunque il total numero degli schiavi si elevasse a quattro milioni, ed il prezzo medio di uno schiavo adulto si valutasse mille dollari, o cinque mila franchi. L'emancipazione forzata ha costato anche di più: ma i partigiani dell'iniqua istituzione hanno raccolto ciò che si meritavano, e peggio ancora; la schiavitù abolita, nessuna indennità pecuniaria, enormi spese di guerra, e la distruzione di molte e molte migliaja di vite umane.
Vi erano e vi sono negli Stati Uniti due grandi partiti politici. I nomi di democratici e di repubblicani, coi quali fra loro si distinguono, poco servono ad uno straniero per comprendere la loro vera differenza: imperocchè gli uni e gli altri vogliono la repubblica non aristocratica ma democratica. Sono due denominazioni convenzionali come sarebbero due diverse lettere dell'alfabeto impiegate a designare due distinte quantità algebriche. Divergevano specialmente in una quistione economica, in una quistione governativa, ed in una quistione sociale.
Il fiume Potomac forma la principal linea di confine fra gli Stati del Sud che tuttora mantenevano la schiavitù, e che sussistono quasi esclusivamente mercè l'Agricoltura, ed in ispecie per la coltivazione delle derrate coloniali, cotone, zucchero e tabacco, e gli Stati del Nord i quali avevano già abolita la schiavitù, e che sussistono principalmente per la coltivazione dei cereali e dei bestiami, ma altresì per l'industria manifatturiera.
Principali Stati del Sud sono il Maryland, la Virginia, la Carolina del Nord, la Carolina del Sud, la Georgia, il Mississipì, la Luisiana; principali Stati del Nord la Nuova Jersey, la Pensilvania, la Nuova York, il Connecticut, il Massaciusset e l'Ohio. La popolazione, l'industria, la ricchezza e l'istruzione sono in assai maggior grado sviluppate al Nord che al Sud. Ora i repubblicani volevano e vogliono delle tariffe protettrici dell'industria nazionale; volevano e vogliono rafforzato il poter centrale della confederazione; sopra tutto volevano abolire l'iniqua istituzione della schiavitù. I democratici per lo contrario volevano e vogliono soppresse o raddolcite le tasse d'introduzione delle merci estere; volevano e vogliono mantenuta od aumentata l'autonomia dei singoli Stati federali; volevano sopratutto, mantenere e proteggere l'istituzione della schiavitù. È agevole il comprendere che il partito repubblicano aveva ed ha la sua maggior forza a settentrione del Potomac; il partito democratico a mezzogiorno.
I due partiti avversi sogliono spiegare più che mai il loro ardore e le lor forze nelle elezioni presidenziali, che si fanno ogni quattro anni. In quella del 1856 ottennero il sopravvento i democratici, ed il lor candidato Buchanan divenne presidente degli Stati Uniti al principio del 1857. Ma nella elezione del 1860 prevalsero i repubblicani. Buchanan, proposto dai democratici per la rielezione, fu escluso, e la maggioranza dei voti elettorali, di primo e di secondo grado, cadde sopra Lincoln, candidato di parte repubblicana.
Allora i partigiani della schiavitù deliberarono di eseguire il disegno da lungo tempo concepito di scindere l'unione federale, di formare una confederazione separata al sud del Potomac, e di porre a profitto i quattro mesi che erano per trascorrere sotto il governo del loro amico Buchanan, prima del 4 marzo 1861, giorno in cui il nuovo eletto doveva assumere il supremo ufficio. Le truppe federali, colla connivenza, da potersi ancora chiamare tradimento, del presidente Buchanan, furono espulse dal forte Sumter, e da tutte le altre posizioni militari al sud del Potomac.
La separazione fu audacemente ed apertamente proclamata, e si inaugurò una nuova confederazione, sotto un nome duro di suono, come brutto di significato, cioè Secessia, pronunciata in inglese Sissescia, dalla parola latina secessio, dividersi. Presidente dei separatisti fu Jefferson Davis; i loro più abili generali Lee, Johnston e Beauregard. Il legittimo presidente degli Stati Uniti, e quindi il capo degli Unionisti, o federali, era Abramo Lincoln; i loro più abili generali subalterni furono Sheridan, Sherman, Meade, Butler; ed i successivi generali in capo Mac-Clellan, Halleck, infine Ulisse Grant, più abile e più fortunato di tutti. Quasi tutti questi generali, e molti degli altri uffiziali, che combattevano gli uni contro gli altri in quella gigantesca guerra civile, erano stati amici ed ancora condiscepoli nelle scuole militari.
I separatisti si erano preparati di lunga mano alla ribellione, anche prima del 1860. Mi rammento io di aver sentito, sin dal 1852, a Nuova York, in una discussione fra un meridionale e varii settentrionali intorno alla schiavitù, che questi volevano abolita e quegli conservata, il meridionale pronunciare le minacciose parole: we are ready: noi siamo pronti. I separatisti vinsero la prima grande battaglia a Bull's run (corsa del toro) nel giorno 21 di luglio 1861. Altre vittorie essi ottennero ancora in seguito; e persino si avvicinarono minacciosi alla capitale dell'Unione, Washington. Ma, a poco a poco, i federali andavan crescendo di numero, d'ardire, e di abilità militare. Erano più di un milione sotto le armi; coll'indomita tenacità anglo-sassone sostenevano delle battaglie che duravano due, tre o quattro giorni; una sino a cinque giorni: e fu la battaglia di Wilderness, a stento vinta dai federali. Ma infine Grant, fatte convergere la maggior parte delle forze federali, strinse i separatisti in una cerchia di ferro, vinse la decisiva battaglia di Spottsylvania, e prese Richmond, capitale della Virginia e degli Stati ribelli, in aprile del 1865.
Benchè Grant fosse il supremo comandante dell'esercito sui campi di battaglia, Abramo Lincoln, per la sua carica di capo del potere esecutivo, era ancora ufficialmente il capo supremo di tutte le forze federali. Perciò, come misura di guerra, egli emanò il suo immortale decreto del 22 settembre 1864, in forza del quale tutti gli schiavi, negli Stati che non fossero rientrati nell'Unione avanti il primo di gennaio 1865 dovevano esser liberi. I Separatisti risposero col mettere a morte tutti i lor prigionieri neri. Conseguentemente, sin dal primo di gennajo 1865, tutti gli schiavi, in numero di più di quattro milioni, furono legalmente liberi, e lo divennero ben tosto di fatto col terminare della guerra; ed oggi essi esercitano pacificamente tutti i diritti di liberi cittadini degli Stati Uniti di America.
Ma Lincoln morì martire di quel grande e nobile atto dell'abolizione della schiavitù. Imperocchè uno scellerato e fanatico partigiano della schiavitù, per nome Booth, di professione attore drammatico, assassinò, col pugnale, Abramo Lincoln, mentre questi in un palco di proscenio assisteva, in compagnia di sua moglie, ad una rappresentazione teatrale. Dopo di aver colpito mortalmente alle spalle il presidente, l'assassino, dal palco di Lincoln, balzò nel proscenio, e, mostrando al pubblico il pugnale insanguinato, pronunciò teatralmente e profanò il motto di uno degli Stati già Uniti: Sic semper tyrannis; così avvenga sempre ai tiranni. Era il giorno 14 di aprile 1865, che in quell'anno incontravasi ad essere venerdì santo, ossia il giorno della commemorazione della morte di Gesù Cristo, liberatore del genere umano, il quale fu pure, non solo ingiustamente ucciso, ma calunniato come pretendente alla tirannide.
Il sentimento religioso unicamente fondato sopra la difettosa base della Bibbia, e con esso la pubblica moralità, sono in una deplorabile decadenza da vari anni, negli Stati Uniti d'America. In addietro, per un rispetto sincero, ma esagerato, ai principii religiosi, erano vietati gli spettacoli nei giorni domenicali, ed i cittadini si astenevano spontaneamente non solo dagli spettacoli profani, ma ancora dai lavori ordinari nel giorno commemorativo della tragedia del Golgota. Oggi, sostituito in gran parte all'antico rispettabile ed utile sentimento cristiano, la bigotteria o l'ipocrisia da una parte, l'indifferentismo dall'altra, rimangono ancora praticamente proibiti gli spettacoli e chiusi i musei nei giorni di domenica, quando il popolo avrebbe maggior comodità di intervenirvi, per riceverne onesto diletto ed istruzione; ma, continuando ad esser giorno di sciopero il venerdì santo, si aprono i teatri, e sono più frequentati che in alcun altro giorno dell'anno. Gl'Inglesi ed Americani, i quali censurano il non lodevole carnevale italiano, hanno per loro unico giorno di carnevale, ed anche di indecente baldoria, l'anniversario della crocifissione di Cristo.
Per la morte di Lincoln, il vice presidente Johnson, a tenore della costituzione federale, diventò il presidente, e tenne il potere sino al termine del quadriennio che sarebbe spettato a Lincoln. Il fortunato ed abile vincitore della guerra civile, Ulisse Grant, fu eletto a grande maggioranza per la presidenza, dal 4 marzo 1869 al 4 marzo 1873, e rieletto pel susseguente quadriennio. Gli succedette Hayes pel quadriennio 1877,1881; e ad Hayes succedette, il 4 marzo 1881, Giacomo Abramo Garfield. Ma Garfield perì in un modo analogo a quello di Abramo Lincoln, martire di un'altra causa santa, cioè pe' suoi sforzi di ricondurre ad una rigida onestà tutti i rami della pubblica amministrazione. Nel giorno 13 di luglio 1881 egli fu colpito mortalmente da un altro uomo fanatico e facinoroso, di nome Guiteau. Il virtuoso presidente spirò dopo molti giorni di atroce soffrire.
Nell'anno 1880, ed al principio del 1881, vi è stata un'altra guerra quasi civile nell'America meridionale, fra la repubblica del Chili e le due a lei vicine e sorelle repubbliche della Bolivia e del Perù. È terminata a vantaggio dei Chileni colla battaglia di Miraflores e coll'occupazione di Lima, capitale del Perù.