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Garbini, Carletto poi Baldassarre.
È possibile trovare una buona guida?
All'Hôtel du Mont-Rose a Gressoney sempre: ce ne abbiamo oggi appunto una famosa.
Uno svizzero patentato... Lo faccio salire?
Fallo salire. (Carletto esce, entra Baldassarre).[4]
Baldassarre! (A parte) Oh mio Dio!
Tu sei qui?
Chi ne capisce nulla? Ci troviamo a Pegli, prometti a mia moglie di rimanerci un mese...
E poi mi seccavo.
L'Emilia era in collera con te!...
Me lo dice lui! (Forte) Sono andato a Baden.
Qualche donnetta...?
Per carità! Le fuggo anzi le donne!
Fai male.
Oh! pigliano fuoco troppo presto. Non si può dir loro una mezza parola che non attecchisca.[5]
È vero.
Figurati che a Pegli... io facevo per ridere...
Volevo dire... e hai trovato...?
Un vulcano.
Chi era?
Che diamine gli dicevo adesso! (Forte) E l'Emilia è con te?
Pur troppo! Vado ad avvertirla.
No, lascia.
Per dove?
Non ci siamo?
All'albergo. Io vado sul vero.
Già.
Sì.
La botte è piena di vino buono.
Lo spanderai per istrada. Mia moglie non ti lascierà partire.
Ragione di più... cioè... Sono irremovibile: aspetto la guida.
Ma ci sono i ghiacciai.
Che idea.
Ecco la guida.
Voi siete la guida?
(Steiger gli porge un libretto).
Che cos'è?
Il mio libretto. Hermann Steiger guida di Zermatt.
GARBINI (a Baldassarre)
Fai, fai.
Vorrei fare un'ascensione.
Si può fare.
Si può fare.
Ma siccome non ci siamo a Zermatt... quante ore di cammino?
Eh! secondo le gambe. Da Gressoney al Lyskamm dodici ore, otto dal Lyskamm al Riffel, e dodici dal Riffel alla punta.
Trentadue ore. In montagna si fanno in un giorno.
Ah! (a Baldassarre) Trentadue ore di cammino!... E pericolo?... (a Steiger).
Ah dipende...?
Se la montagna è buona, con molta prudenza,[9] una buona corda, un bel tempo, non patir vertigini, uno stomaco di ferro, dei polmoni d'acciaio, ci si va benissimo.
Bisogna vederla.
Voi l'avete già fatta l'ascensione al Monte Rosa?
(Steiger gli porge il libretto).
Che cosa è?
Il mio libretto. Hermann Steiger, guida di Zermatt. Era io che accompagnavo sir Braddon quando è caduto.
In un crepaccio.
Male no. Abbiamo parlato, lui dal fondo ed io di su.[10]
Ah! ah!
Ma non c'è stato più verso di cavarlo.
Eh?
(Baldassarre ride).
Ride! E fu nel salire al Monte Rosa che...?
Sì signore. Le farò vedere il luogo preciso.
Ci passeremo?
Sicuro; traverseremo lo stesso crepaccio.
Traverseremo lo stesso crepaccio? — (a Baldassarre) Traverseremo lo stesso crepaccio. — E in che modo lo traverseremo?
Secondo. Se è coperto, a piedi.
Così?
E sotto la neve?...
E se non è coperto?
Se si potrà saltarlo lo salteremo.
Io per il primo, e poi aiuterò lei colla corda.
E se non si potrà saltarlo?
Lo si gira. O in un modo o in un altro bisogna passarlo.
Meno male. Mi rincrescerebbe rinunziarci. Quanto sono profondi i crepacci?
Cinquanta, cento, duecento metri.
(Baldassarre ride).
Ride! Che ci trovi da ridere?[12]
Nulla, nulla, tira innanzi.
Se credi che mi spaventi quello che racconta!
Il signore non ha paura della montagna.
Non ho paura, lo si vede. Dunque siamo intesi, domattina.
Alle due dopo mezzanotte.
Così presto?
Per arrivare al ghiacciaio prima che il sole ammollisca la neve.
E quanto al prezzo?
Sì, lo so. Hermann Steiger, guida di Zermatt, e poi...?
Caro![13]
Sissignore. (S'avvia).
Steiger?... Sir Braddon, è vero, quell'inglese?...
E... è morto?
Potete andare.
A domani.
Ecco come sono fatto io; mi piglio di questa sorta di spassi.[14]
Gaspare, se hai sofferto qualche gran dispiacere puoi confidarmelo, siamo amici vecchi e la parentela che ti unisce a mia moglie raddoppia i diritti dell'amicizia. Forse è la provvidenza che mi ha messo sul tuo cammino.
Non farmi il cinico. Uno non si abbandona ad una estremità simile a quella che stai meditando senza una seria ragione.
Quanto all'estremità non ci ho nulla a ridire, ma la ragione c'è.
M'annoio.
No, anzi. — Di tutte le cose che ci compensano della morte, trovo che la vita è la migliore. Sono stanco di prevedere sempre quello che farò.
Non è una ragione per rompersi il collo, la cosa più prevedibile di tutte.[15]
Mi faresti la grazia di trovare delle immagini più sorridenti?
Fai a modo mio. Ci sono passato ancor io per quello stadio, ed ho trovato lo specifico. Segui il mio esempio.
Per carità!
Oh Dio, ci sono delle mogli che non vogliono bene al marito... Sono casi rari.
E ce ne sono di quelle che gliene vogliono troppo!
Più rari ancora.
Te lo confido perchè mi sei amico, perchè vai via, e per indicare un rimedio al tuo male. Io tradisco mia moglie.
Anche tu?
La tradisco indegnamente. Faccio male, lo so; ma non ne potevo più. Ero come te, mi seccavo... Quella poveretta non sa farsi valere. È bella, è buona, non m'infastidisce col troppo zelo, non mi tiene legato, ne soffre, capisco che ne soffre, ne soffre in secreto...
E gli è che lo crede!
Tutte buone ragioni, ma mi seccavo. Ho cominciato ad ingannarla, e sono l'uomo più felice del mondo. Imita il mio esempio!
Non posso tradire una moglie che non ho.
Ti dico una cosa nera per un marito: tradisci la donna degli altri!
E non temi che alle volte tua moglie...[17]
Che!
Per darti una distrazione...
Che!...
GARBINI (ride fra sè, poi forte)
O se venisse a scoprire?...
Sono due sole le vie che conducono allo scoprimento di questi secreti: le confidenze e le lettere. Ora, io di confidenze non ne faccio a nessuno.
E di lettere... (ne trae una di tasca) Guarda, scritta in rotondo e senza firma.
E come farà a capire...?
È qui?
Già.
Maritata?[18]
Vedova, ma c'è quasi un marito.
Qui anche lui?
Sst!
Ti restituisco il consiglio. Vieni con me al Monte Rosa; sei matto, è innamorata di Orazio, ti riderà alle spalle, e alla tua età...
Eh! eh! eh!
Ma insomma, a che punto sei?
Tanto inoltrato? E Orazio non dice nulla, geloso com'è?[19]
Non vede nulla.
Non ha mai sospettato dei vostri convegni?
Convegni... convegni proprio non ce n'è stati.
Ah!
Non ce n'è ancora stati.
Corrispondenza...?
Questa è la prima. Non farmi dire.
Dichiarazioni reciproche di...
Occhiate?... Occhiate?! E hai dei rimorsi? Ma, Baldassarre, ma vieni qui... delle occhiate? Ma ti pare? A' tuoi tempi non so, ma adesso le occhiate le danno per nulla le donne... per nulla.
Domani?[20]
Domani parte. Quel dottore gliene deve aver dette tante!... Oggi le consegnerò la mia lettera... No, no... non ti darei retta; tu non sai come stanno le cose. Le consegno la lettera...
Nella quale...?
Le chieggo un appuntamento.
Guarda, quasi m'indurresti a rimanere.
Fallo. Occupati di mia moglie che non s'avveda di nulla.
No; lasciami partire, credilo. Non sai che servizio ti rendo coll'andarmene.
Che servizio?
Ti risparmio forse... una scioccheria.
Le signore...!
Qui, dietro di me, che non ti vedano. Voglio far loro una sorpresa.
Giovinotto! (Rimane nascosto dietro Baldassarre).
[21]
Ben tornata.
LIVIA (a Baldassarre)
Sì, sì, l'aggiusteremo.
Ah! sono stanca.
GARBINI (piano a Baldassarre)
Ahi!
E lei ci lascia andar sole a passeggio?! Non è galante!... Perchè non è venuto con noi?
BALDASSARRE (piano a Garbini)
C'è sempre mia moglie, mi secca.
Dunque?...[22]
Ecco... le dirò...
Ma che fa laggiù? Perchè non... (Si volta) Oh! Garbini!
Chè!
Ah! ah!
Quando è arrivato?
Or ora. (Ad Emilia) E la mia bella cugina?
BALDASSARRE (ad Emilia)
Glie l'ho detto, sai, che eri in collera con lui.
Allora è inutile ch'io lo ripeta.
Sono perdonato?
Vi faccio la grazia.
Com'è indulgente![23]
E si può conoscere il delitto di Garbini?
Oh! in due parole: mia moglie è infatuata di suo cugino.
Ero sicura che sareste venuto.
Ahi!
Da Baden.
Ah!... c'è rimasto un po' di tempo?
Le dicevo appunto che mia moglie...
Ha giuocato?
Sì.
Ha guadagnato?[24]
Sì, il primo treno celere che ne ripartiva.
Che furia!
È quello che dicevo io... e mia moglie era in collera...
BALDASSARRE (con gran premura)
Oh!
GARBINI (piano a Baldassarre)
BALDASSARRE (piano a Garbini)
Perchè le parlo di mia moglie.
E come mai siete capitato a Gressoney?
Dirò...
Non vi pensavate di trovarci? (Piano) Dite di no.
No, davvero.
È vero. Io qui divento un altro.
Sì, molto pastorale. C'è tutto quello che non occorre.
È poeta!
Già. A mio gusto, bisogna averci delle serie ragioni per rimanere qui un pezzo.
Un luogo è bello secondo le persone che ci si trovano.
Andate fuori, bisogna impellicciarvi fin qui. C'è sole, brucia... e via lo scialle... Svoltate, una brezza che vi gela il sangue. È un sereno incantevole... non passano dieci minuti che diluvia. Uscite coll'ombrello, si leva un vento...
Che porta via le nuvole...[26]
E l'ombrello. L'erba dei prati è un formicaio: sui tronchi rovesciati non ci potete sedere per la colla che gemono; i sassi sono coperti di muschi pungenti; in tutta Italia, di tutte le serpi ce n'è una sola velenosa, la vipera; ebbene, qui non c'è che quella, e ce n'è un subisso. L'acqua che bevete vi rompe i denti dal freddo. Gli uomini all'albergo stanchi, laceri, orribili tutti.
Non dico per te.
Dice per me?
No, ma è un fatto. Domandatene la signora Livia. Questi alpinisti! Arrivano qui calzati in un modo! e vestiti! Fanno tremare la casa! e pon si piantano sul bastone... guardate in terra, c'è tutto bucherato; sono le punte delle loro mazze. Arrivano inzaccherati, luridi, colano acqua e sudore, sanno di pipa, hanno un grosso cappello a piume e fiori secchi, e la faccia poi, la faccia fa ribrezzo! Le labbra grosse, violacee, rotte; gli occhi che non sanno più guardare; il naso gonfio; la pelle, dove rimane, arsa, nera[27] rossa, gialla, screpolata; le mani inerti. Si buttano sul sofà, parlano forte, ridono più forte, fumano più forte, bevono più forte e poi a letto; e il mattino alle due, ton, ton; la casa è di legno... un baccano! Vi svegliate di sussulto... che cos'è? Rovina il tetto?... Sono quei signori che partono. — C'è da ammalarsi, c'è da ammalarsi!
BALDASSARRE (piano a Garbini)
Come si sente la donna che soffre!
Arrivano sfigurati a quel modo?
Già, il ghiacciaio...
Ah il ghiacciaio riduce...?
Tu che volevi...
E malgrado ciò mi rincresce partire.
Brava! ecco... il mare! Non ho mai capito che ci sia nel mare.
Dell'acqua![28]
Signora Livia, con permesso, vado a rifare un po' di toletta.
Avete fatto bene a partire da Pegli.
Ah!
Ci osservavano. Come avete saputo che ero qui?
L'avete letto sul giornale dei viaggiatori?
Persecutore! Con permesso... (Via).
Fortuna che domani me ne vado.
[29]
Livia, Baldassarre e Garbini.
Mi ha detto Baldassarre che è qui anche il dottore Orazio.
Sì, signore.
Non lo si vede.
Oh il dottore! Lei lo conosce... un misantropo... erborizza!
BALDASSARRE (piano a Garbini)
E lei rimane?
Domattina parto pel Monte Rosa.
Ah! non lo spaventa la descrizione di sua cugina?
Non ci tengo alla mia bellezza.[30]
Che fa là, signor Baldassarre? Qui, segga un momento: vorrebbe già correr dietro a sua moglie?
Oh anzi, le giuro che... (piano a Garbini) Vattene.
Oh! signora Livia, che ironia! (da sè) Non se ne va... Se perdo quest'occasione... (forte) Che numero hai?
Che numero ho!?...
Ah!... numero sette. Di qui?...
Allora...
BALDASSARRE (da sè)
Finalmente![31]
Ma ritorna qui dal Monte Rosa?
Nossignora, scenderò in Isvizzera.
Una grande ascensione.
Per cominciare...
Auff!!
E a lei non è venuta l'idea di accompagnarlo?
Io... io... sto tanto bene qui.
Lei... fanatico della montagna.
Dirò... sicuramente... la...
(Garbini si è allontanato).
Io?...
No, Garbini.[32]
Sissignora. (esce).
Non esser uomo!
Le pare?
Io non esito a dirglielo; gran parte della passione che m'ispira questo paese non è che... glielo assicuro; questi pochi giorni passati qui lascieranno nel mio cuore un ricordo dolcissimo e... Dio nol voglia, delle conseguenze funeste!
Pur troppo!
BALDASSARRE (si volta arrabbiato)
Eh?... va...
Che dice?
C'è chiuso a chiave in camera mia: mi sa dire dove le tengono?[33]
Che è dabbasso. (da sè) Seccatore.
Lo chiami di qui e verrà subito.
Non è vero.
Oh altro!
Eccolo qui.
Ah meno male!
Come non si può? Un forestiere non può entrare in camera quando gli piace?
C'è tutto sossopra; andavo giusto...
Aspetterò, ma presto...
Che servizio! che razza di servizio! Ne scriverò al Bollettino del Club alpino.
Ma scusi...
Meno chiacchere... che insolenza! (a Garbini) Se vuoi intanto nella mia camera...
Oh! faccio in un minuto. (esce).
BALDASSARRE (da sè)
Lo fa apposta.
Mi comandi.
Subito.
GARBINI (guardandolo affrettarsi)
Che?
A dirmi le belle cose di poco fa. Stia a sentire, Garbini.
BALDASSARRE (da sè)
E va bene: a momenti arriva il dottore... (per subita idea) Ah! (chiamando) Carletto! — Scusi, signora Livia... Carletto!... (a Garbini) Mi fai la grazia, due minuti qui fuori? (c. s.) Carletto!... ma guarda se viene... e non è sordo?
Se n'è già avveduto?
Me lo ha confidato lui.
Lo guarirò, stia tranquillo. (entra Carletto).
[36]
Finalmente!
Mi comanda?
BALDASSARRE (a Livia)
Perdoni... (a Carletto piano) Sei buono di fare una cosa per bene?
Mi proverò.
Il signor Garbini ed io usciremo; appena siamo fuori tu consegni questa lettera alla signora Livia.
È uno scherzo... e le dici bene che sono io che te l'ho data... Il signor Baldassarre... hai capito?
Sì, signore.[37]
Tieni, appena siamo fuori. (a Garbini) Un momento, ho dimenticato di dirti... (a Livia) Torniamo subito. (via a braccetto con Garbini).
(Carletto le porge la lettera).
Che cos'è?
Me l'ha data il signor Baldassarre che gliela consegni.
Ah! bene. (Carletto via). La sua brava dichiarazione. La leggo, o no? Oh la leggo. (l'apre). Senza intestazione! Mi aspettavo di più. Un «Adorata donna!» o un «Signora!» o almeno un «Livia!» col punto ammirativo, ci stava tanto bene. (legge).
«A pochi passi dall'albergo, di là del ponte, dove il torrentello che scende di Valdobbia[38] precipita in cascata, c'è' un luogo recondito, misterioso, che al raggio della luna diventa quanto di più incantevole sia uscito dalle mani del Creatore...» Ah! un appuntamento!... «Stassera la luna si leva alle 8, ed alle 8 ½ inargenterà i nebbiosi sprazzi della cascata. Un uomo capace di comprendere la selvaggia poesia della natura non può ispirarvi nessun serio timore.» Oh, no, no! «Se quando saremo tutti radunati in sala, voi direte di volervi ritirare presto, intenderò che avete in animo di farmi il più felice degli uomini!»
Ah! via! signor Baldassarre, per un uomo capace di comprendere la selvaggia poesia della natura è un po' troppo!... Come corre! Bisogna guarirlo. Poh! domani vado via... Però una lezioncina... (osserva la lettera) Non c'è la firma... (pensa) Ah! sarebbe troppo bella! Quell'altra che faceva le allusioni ad Orazio... che s'è levata così di scatto quando vide Garbini e... no, no, non può riuscire... conoscerà la calligrafia del marito... (guarda la lettera) È scritta in rotondo... Oh! sarebbe peccato non provare. (Chiama) Carletto!... Se tiene, vale la pena di rimanere un giorno di più per vedere... Ah! mi dài un appuntamento? Ci manderò tua moglie.
[39]
Ah! Carletto, hai sbagliato; questa lettera non viene a me.
Sissignora, le assicuro.
Va, non fa nulla; la porterai alla signora Emilia.
Alla moglie del signor Baldassarre?
Sì.
Ma...
Fa quanto ti dico. E non le dirai chi te l'ha data.
E se domanda?[40]
Risponderai: una persona che non vuole essere nominata. È uno scherzo, capisci?
Ah! me lo diceva anche il signor Baldassarre che era uno scherzo.
Vedi? Ah! e se il signor Baldassarre ti domanda...
Ah sì! se domanda...?
Risponderai che l'hai consegnata.
Che è la verità.
Ci sarà poi da ridere?
Speriamo. Presto... (Carletto via). Partirò posdomani.
[41]
Ah! vi credevo partito, in parola d'onore!
No, domani.
In giro per la montagna. Ho raccolto delle felci rare e bellissime.
Me ne rallegro tanto. E vi siete divertito?
Lo sapete bene che detesto la compagnia del signor Baldassarre e consorte.
Speravo che la mia bastasse a compensarvene. (a Carletto che rientra) Consegnata?
Sissignora.[42]
Ho risposto come mi aveva detto lei.
E, è bastato?
Sissignora. Ha sorriso ed ha detto: capisco.
Va bene. (Carletto via dal fondo).
(è stato attentissimo, ma non vuol parere)
No, posdomani o poi.
Ed è permesso domandarvene il perchè?
Dunque?
Per lasciarvi raccogliere delle altre felci.[43]
È uno scherzo?
No.
Era tutto deciso... ho preparate le valigie...
Eh, padrone.
Livia, andiamo, non tormentatemi. Siete un po' in collera con me, perchè non mi son fatto vedere in tutto il giorno e volete vendicarvene, lo capisco; ma, se ve ne chieggo perdono sul serio?
Non c'entra nessuna vendetta. Il tempo è bello...
Sì, un acquazzone al giorno!
Sì, un giorno di più, due giorni al maximum; è uno scherzo che vi dirò poi, e riderete. — Già in pensiero?...[44]
No, ma non capisco.
Che cos'è quella storia di Carletto?
Che storia?
Sì, or ora...
Una lettera che gli ho data a portare.
Una lettera? A chi?
Ah!
Mah!
Con quel tono?
Ma che cos'è seguìto di nuovo? Che cos'è? Perchè mi dite così? — Dovevate partire, lo[45] sapete che questa vita mi uggisce con quegli sciocchi; mi avete dato il diritto di pretendere...
Sì, di pretendere, lo ripeto. Sapete che vi voglio bene... mi avete promesso.
Vi ho promesso che avrei acconsentito a sposarvi se e quando fossi stata bene sicura del perfetto accordo dei nostri caratteri; ho spinto la cortesia fino al segno di permettervi d'accompagnarmi, mai fino a quello di autorizzare un sindacato che mi offende e che non sopporterò mai.
Il mio congedo?
No; andate là, non sragionate, e sovratutto non insistete. Ora io non cederei di un palmo, e voi, focoso come siete, potreste fare e, quel che è peggio, dirmi delle scioccherie. Vi assicuro che non avete ragione di adombrarvi.
Ditemi soltanto perchè volete rimanere.
No.[46]
A chi era diretta quella lettera?
Orazio...
Lo voglio sapere.
Ah! lo saprò! Qualche cosa o qualcheduno si è messo ad un tratto attraverso la mia strada, lo scoprirò!
Orazio, farete qualche scempiaggine!
Ah! scrivete delle lettere... qui all'albergo e non mi volete dire...? Oh! saprò io.
Bel merito! interrogando di soppiatto il cameriere.
Oh non interrogherò nessun cameriere, non commetto bassezze, io.
[47]
Baldassarre, Garbini e detti, poi Emilia.
Garbini qui?
Non lo sapevate?
Ah lo sapevate voi?
Orazio, ho chiesto di te alla signora Livia.
Oggi.
Oh, ma saprò bene vederci chiaro.
Ecco mia moglie. (Emilia entra).
A momenti.[48]
Va bene, perchè stassera mi occorre andare a letto di buon'ora.
Ah sì, la tua ascensione al Monte Rosa.
Già, e siccome mi toccherà partire alle due dopo mezzanotte...
Ben trovata.
Cosicchè non avremo il piacere di vederti partecipare ai nostri dilettevoli passatempi serali. Si giuoca alla fiera.
E non dice nulla.
Veramente stassera ancor io... ho un po' di emicrania... e credo che non potrò...
Ci è cascata.
Io pure... oggi ho trovato il parroco qui del paese... il quale mi vuol mostrare un messale[49] antico... e si è combinato che stassera... (E non parla).
Cosicchè, dottore, si rimane noi due.
BALDASSARRE (da sè)
Non viene.
E in verità, per un giuoco che si chiama la fiera, saremo pochini. Sapete che cosa farò? Dacchè tutti disertano, andrò a letto alle otto.
BALDASSARRE (da sè)
Ah! (piano a Garbini) Trionfo.
Qui c'è sotto qualche cosa.
Bravo! Ho una fame... Come sto bene!
Però siete un imprudente.
LIVIA (da sè osservandoli)
Non bisogna che si spieghino.[50]
Affidarlo ad un cameriere. (Garbini non capisce).
Garbini, offritemi il vostro braccio.
Subito — grazie. (fra sè) Che diamine?
Ha chiamato lui!
Dottore, date il braccio a mia moglie.
BALDASSARRE (a Carletto)
Sei un bravo ragazzo: tieni! (gli dà una mancia).
[51]