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La stessa decorazione.
Programma. — Le corse saranno Domenica; arriveremo a Napoli sabato notte. Gli appartamenti all'Hôtel Royal sono lesti; avremo per andare alle corse due stages a quattro cavalli, alla postigliona; ho fatto richiesta qui al capo stazione di un vagone-salon; lo champagne lo porteremo con noi per essere sicuri della marca. Ho provvisto, ordinato, fatto i conti e vergato colla mia bianca mano altrettante circolari, quanti siamo della partita. Ora voi mi fate la grazia di firmarle in modo intelligibile, non senza prima avermi proclamato benemerito del genere umano.
A voi.
(Elena siede allo scrittoio e
si mette a firmare
le lettere).
TEODORO (a Filippo, traendolo in disparte, sottovoce)
Se non l'avvertite non si fa in tempo. A che ora viene la contessa?
Alle tre.
Fra un'ora. Con tutti gli altri?
Tutta la banda. E due domestici che porteranno la statuetta della Tuffolina.
Parlate pur forte, non mi disturbate.
Oh! si parlava d'inezie. (piano a Filippo) Bisogna avvertirla.
Non è facile, non ne vuol sapere. Ha già dichiarato alla contessa Gemma che la scommessa era assurda. Io contavo di lasciarli arrivare senza dir parola. A cose fatte.....[95]
Bravo! e se piglia fuoco e ci fa una sfuriata? È donna da rimandarli via tutti.
D'altronde.....!
Ma che state congiurando?
Nulla. (c. s. a Filippo) Se Elena incaparbisce in presenza di quegli altri a ricusare il pagamento della scommessa, se ne fa una coda che non finisce più. Si discorre già troppo del Dottore. Andiamo..... coraggio!
È un'ambasciata difficile..... vedrete.
Ecco fatto.
Proponete di aggregare il Sarni alla nostra partita e poi secondatemi. (Elena si alza).
Vediamo. (va allo scrittoio) Benissimo. (conta le lettere) Una... due... tre...
Giusto, quanti siamo?[96]
Oh!
Bisogna trovarne un altro subito.
Certo.
Vediamo un po': Elvira Francofonte.
No, siamo già tre donne..... bastano.
Della Carraia.
Oh Dio! Sa di muschio come un parrucchiere.
Quello non sa di nulla.
Ma dite un po'..... E il dottor Sarni, non per far quattordici..... ma.....
Giusto. Diavolo! Come mai non ci si è pensato?[97]
Mettiamo quello, eh?
Se volete.
Se n'avrebbe per male e con ragione.
E poi è un uomo!...
Oh! un uomo...!
Ma..... ci vorrà venire?
Credo di sì.
Lo credo anch'io.
Della spesa?!
Non se n'esce a meno di tre o quattrocento lire caduno.[98]
Ebbene?
Io non so gl'interessi del Sarni, ma abita una cameretta ad un quarto piano.
Quinto, quinto; proprio sotto i tetti.
Ci siete stato?
D'Almèna?!
Sono inseparabili. D'Almèna ci va ogni giorno.
È del Club alpino. Sono cento quarantotto scalini.
Cento.....
E quarantotto. Un campanile. Non ho mai tanto soffiato in vita mia.
C'è della gente che ama la vista.[99]
Sì bella. Dirimpetto la finestra c'è due soffitte, dove abita, credo un cenciaiuolo ambulante che sciorina all'aria dei panni fantastici.
Povertà non è vizio. Il Sarni ama figurare, va in società.....
Chi ve l'impedisce?
Ecco, trovo che se spendesse in pigione la metà di quello che getta in guanti.....
Ah sì, inguantato lo è.
E di che pelle se reggono a serrarlo come fanno! Scommetto che a levarseli ci dura mezz'ora, e quando li ha levati, la mano gli fa paff per distendersi; non gli deve parer vero.
Per questo non li leva mai.
Che ci dorma dentro? Diciamo che se anche spreca in guanti.....[100]
Sarà un ricordo di qualche parente morto.
Diffatti è nera. E come se l'annoda!
Ma ha dei buoni sentimenti.
Ah questo sì..... per Dio.
Sì..... Non ha pratica di mondo.
Ma l'acquisterà.
Nulla. Dico che acquisterà la pratica del mondo prendendo moglie. Gli istinti signorili ce li ha. Sta pur certa che non sposerà una borghesuccia[101] senza dote. E io l'approvo. È un uomo che ama di salire.
Difatti si tiene in esercizio. Cento quarantotto scalini.....
A far che?
Anzi. Senza uscire di casa.....
Che significa questa scena? L'avete combinata or ora. Capivo bene che stavate macchinando. Non mi piace. Finiamola.
È vero, l'abbiamo concertata or ora. Perchè devi sapere..... (scampanellata di fuori) Oh Dio! delle visite. (a Filippo) Che siano loro già?
No, no, è troppo presto.[102]
Non puoi far dire che non ricevi?
A quest'ora il portinaio ha già fatto passare. Quello era il campanello del portinaio che avverte quassù. Filippo, guardate dalla veranda chi è.
FILIPPO (corre al fondo, s'affaccia alla finestra)
A quest'ora?
Mandalo via, fammi il piacere, ho assolutamente bisogno di parlarti.
Come si fa?
Sì, e voi altri che siete qui e rimanete?
Noi andiamo di là..... non ci si fa vedere. Sul serio, abbiamo urgente bisogno di parlarvi.
Che seccatura.[103]
Venite, Marchese?
Non ti concedo più di dieci minuti.
Il dottor Sarni. (Teodoro e Filippo scappano per la veranda mentre entra Andrea).
Buon giorno, Marchesa. (le porge un mazzo di fiori di campagna).
Che vuol dire? (senza prenderli).
Sono fiori dei campi che ho raccolto stamane in una lunga passeggiata che ho fatto. Ne torno adesso. Per questo sono venuto ad un'ora insolita. Stassera sarebbero stati appassiti. Non li prendete? (Elena li prende e li posa sul tavolino). Che avete? Mi sembrate sopra pensieri.
No.[104]
Che buona camminata che ho fatto. Ci sono andato per riflettere a certi miei interessi, ma poi, l'aria, la campagna e mille pensieri giovanili che sorgevano dentro di me me ne hanno distratto. Ho passato una mezza giornata deliziosa, girellando nei prati come un ragazzo.
Con quell'abito?
Anzi è magnifico.
Non va, lo capisco. Ma ho infilato il primo che mi è capitato, avevo altro per la mente.
Si sa, gli uomini superiori.....
La mia toeletta ha il bene di occuparvi molto quest'oggi (getta con violenza i fiori sul tavolino).
Oh! mi dispiace. (prende i fiori e va a metterli in un vaso sul camino. Silenzio, Elena torna presso Andrea). Ho detto perchè avete l'aria di essere in visita diplomatica.[105]
Perdonatemi! Sono uno sciocco. Ho preso in mala parte delle osservazioni giustissime. Vi ringrazio d'esservi spiegata; quelle parole mi avevano fatto tanto male. Dovevo saperlo che siete buona. E poi non vi ho forse pregato io stesso di intraprendere la mia educazione mondana?
Sì, ho da fare.
Un momento.
Non mi lasciate accompagnarvi?
No..... no..... andate.
Se sapeste.....
Non insistete..... addio.[106]
Non arrivederci?
Ma sì, come volete, a rivederci.
Che vi ho fatto?
(Elena si mostra impaziente).
Sì.
Credevo con vostro zio e con Landucci. Li ho veduti che scappavano di là quando io entravo: ciò vuol dire che vi aspettano. (pausa — con impeto) Come mi trattate male! (via precipitato).
TEODORO (appena via Andrea
sbuca dalla
veranda e chiama:)
Eravate là?[107]
C'ero io solo. Ero venuto a sentire se se ne andava.
Non te ne faccio i miei complimenti. L'età e la parentela non bastano a giustificare un'indelicatezza.
Come la pigli!
È andato?
Sì, parlate..... che volete?
A voi l'ambasciata.
Dunque? Non mi avrete obbligata ad essere scortese per niente, spero. Che cos'è?
A momenti arriva la contessa Gemma coi soliti.
Qui? A far che?[108]
Vi portano, ma io non c'entro, vi portano in trionfo la statua della Tuffolina, un vero oggetto d'arte.
(Elena va al campanello per suonare).
Che fai?
Ordino la carrozza, esco, e non voglio essere in casa, e non voglio che in mia assenza si riceva nulla. Ho già detto a Gemma che la scommessa non reggeva, che ne rifiutavo assolutamente il pagamento. Ho accondisceso per farvi piacere a congedare il dottor Sarni, ma non posso permettere che gli si manchi di rispetto in casa mia. Filippo lo sapeva, e mi fa meraviglia che abbia accettato di portarmi una simile ambasciata.
Che vi dicevo io?
Mia cara, una scommessa obbliga tanto chi perde come chi vince.
Ti ripeto che la scommessa non regge. È una assurdità. Il dottore non ha rinunziato al viaggio per cagion mia. L'ho dichiarato a Gemma,[109] il giorno stesso ch'egli aveva fissato di partire. È rimasto.....
Come?
Che pazzia!
Non si discorre d'altro per tutta Roma.
Questo segue una volta al mese. Mi hanno già fidanzata con dieci altri.
Del vostro mondo. Se io vi fossi sempre tra i piedi non ne avreste altro danno che la seccatura. Tutti sanno ch'io sono l'ozio personificato, e il tempo che vi dedico ha così poco valore, che nessuno sospetta mi diate nulla in ricambio.
Sicchè son condannata a non circondarmi che di.....
D'imbecilli volete dire..... dite.[110]
Il mondo vuole che ognuno viva con gente del proprio stato. E ciò non per alterigia, ma perchè sieno allontanati quant'è possibile i sospetti di cupidigia intorno le combinazioni che possono nascere dalla convivenza. Il dottore ha troppo da guadagnare sposandoti, perchè non si veda in ogni suo atto una macchinazione per arrivarci. Se fosse già andato e tornato dal suo viaggio, la celebrità meritata e la fortezza mostrata, pareggierebbero forse le vostre condizioni. Ma si è mostrato debole, è naturale che lo si creda interessato. Tu non puoi avere di lui una stima troppo alta. Se lo accogli e lo fai tuo intimo e lo difendi e ti comprometti per lui, è segno che ne sei innamorata. Ora un matrimonio d'amore tollerabile, è qualche volta lodevole in un uomo, è quanto c'è di meno elegante per una signora.
Ma chi ha mai pensato...?
Tu no, ma il dottore certo.
Non è vero.
Lo si vede in ogni luogo dove tu sei.
Non ce lo porto io.[111]
Oh no! per questo c'è D'Almèna che lo serve.
D'Almèna!
Sono inseparabili, ti ho detto. Sai che mi rispose D'Almèna quando gli domandai perchè non si faceva più vedere in casa tua?
Qualche impertinenza.
Mi ha detto: pregherò vostra nipote di volermi ricevere quando sarà diventata la signora Sarni.
No!
L'ha detto anche a me.
D'Almèna può dire quello che gli piace.
Credi a me, accetta il pagamento della scommessa. Ciò tronca le dicerie, e risponde vittoriosamente a D'Almèna.[112]
Ad ogni modo decidete subito. Se persistete nel rifiuto corro ad avvertirne la contessa. A non volerla ricevere quando fosse venuta, lo scandalo sarebbe grave. Vado?
Mi dài la tua parola d'onore che D'Almèna ti ha risposto a quel modo?
Anche a voi?
Anche a me, e in presenza d'altri. Vado?
No, rimanete. D'Almèna rovina tutte le cause che prende a difendere.
Badate, saranno qui a momenti. Sono in sette od otto. Non volete servire un Lunch?
Sì, come vi piace, combinate voi.
Mi nominate vostro Maggiordomo? Do gli ordini?[113]
Sì.
(Filippo va a suonare il
campanello vicino al camino,
vede i fiori d'Andrea, li guarda, li fiuta e li
mette a posto. S'avvia verso la veranda. Quando
entra Anselmo gli parla sottovoce).
Tu dovevi prevederle queste cose. Tu dovevi impedire la scommessa, rifiutarmi quella lettera, darmi allora quei consigli che mi dài adesso.
Chi poteva immaginare che sarebbe rimasto? Ti prende il rimorso? Va là che non gli è parso vero di salvarsi da un eroismo precipitato. Non è piacevole morir di freddo e di scorbuto.
E se fosse stato uomo da partire?
Sarebbe partito. Tu l'hai pregato di rimanere?
No, anzi!
E allora? Scendi dalle nuvole. Quello adocchia le tue rendite.
Vorrei esserne sicura. (Anselmo via).[114]
Ecco fatto. Avrete un buffet di prim'ordine. Dove avete preso quei bei fiori dei campi?
Avete combinato?
Tutto, ve li ha portati il Dottore, eh?
Oh! Perchè? Ne prendo uno, permettete?
Ormai tanto vale eh? Fate. (scampanellata).
Eccoli qui.
Zio, fammi il piacere, valli a ricevere, io verrò subito, ma non ero preparata a fare del chiasso. Andate anche voi, Filippo.
Scusate, mi avete nominato Maggiordomo.
Bene, gli ordini li avete dati, ora.
FILIPPO (avvicinandosi a lei sottovoce)
Volete rimaner sola, per raccogliervi, eh?[115]
Eccomi. (via. Ambrogio va alla veranda e prepara la tavola con Anselmo).
FILIPPO (ad Elena che è rimasta seduta, in tono serio)
Lo amate?
ELENA (alza gli occhi, lo guarda, li vede i fiori all'occhiello)
Quegli altri?
No, quelli che avete voi.
Mi avete permesso....[116]
Ed ora ve li chiedo. (Filippo glieli dà, essa prende anche gli altri e va a gettarli tutti dalla finestra) Così. (dalla stanza vicina si sentono chiacchere e risa) Chiudete quell'uscio.
È chiuso.
Come parlano forte! — Sarni e D'Almèna sono proprio tanto amici?
Ma sì, mi fa meraviglia che me lo chiediate. Appena seppe che il Dottore non era partito, D'Almèna gli portò il suo biglietto di visita, e cominciò a rimorchiarlo dappertutto.
Gliele avete proprio intese a dir voi, quelle parole?
Quali?
Che non avrebbe più posto il piede in casa mia finchè non fossi diventata la Signora Sarni?
Certo, e non c'ero io solo.
No, no. (ridendo) Sono di buonissimo umore; vedrete. Andiamo.
Per far che?
Voglio dirvi una cosa. Se proprio non amate il Sarni...
Ma no, che sciocchezza!
E se siete disposta a diventar quella d'una volta...
Cioè?
Cioè gaia e senza pensieri.... avvertitemene, io mi ecclisso.... perchè avrei paura d'innamorarmi di voi. (Elena ride) Ho capito che stavo innamorandomi dal disgusto che ho provato vedendovi mutata. Ora seria e pensierosa, mi piacevate meno... ma se tornate quella di prima... ve l'ho poi detto.[118]
Sì, sì, andiamo, andiamo. (Lo prende a braccetto e s'avviano a sinistra. Appena i due hanno spalancato l'uscio che va nell'altra camera, si sente da quella un oh! generale. S'intravedono due o tre uomini venire incontro ad Elena. Grido: — La Corte — applausi dall'altra camera).
Rimangono in scena soli Ambrogio e Anselmo che stanno dietro la tavola del buffet apparecchiata. Sulla tavola un samovar acceso, bottiglie di Champagne ed altri vini. Bicchieri e tazze. Torte, confetti. Dall'altra parte giungono forti risate, poi ad un tratto un Oh! di sorpresa seguìto da un mormorio. Entra precipitoso Filippo, va alla tavola e dice:
Un bicchier d'acqua, presto. (Lo prende e correndo lo porta di là. Sull'uscio Paolo e Rulfi vengono precipitosi).
No, Marsala, meglio Marsala. Ambrogio, presto un bicchierino di Marsala. (Ambrogio serve).
Sì, la Marchesa.[119]
Teodoro, poi secondo le indicazioni tutti gli altri, cioè: Gemma, Del Sannio, Rubaconti, Sarni, Lerici, poi Elena e Filippo, poi di nuovo Teodoro.
Lasciate, non è nulla, s'è già riavuta. Ha presa una storta al piede e il dolore l'ha fatta impallidire a quel modo. Non è nulla, discorre, vedete.
Meno male.
GEMMA (entrando, a Teodoro che torna di là)
È bello e passato. Ora viene. (Rubaconti e Del Sannio entrano con Gemma).
Voi non state di là?
Non mi vuole vicino, mi ha lanciato uno sguardo tragico. La storta la vuol dare a noi. Quello era uno svenimento bello e buono.
Eh quel dottore? Invece d'andare al polo è arrivato a Cipro.
TUTTI
Ah! Ah! (ridono).
DEL SANNIO
Che il dottore invece d'andare al polo è arrivato a Cipro.
DEL SANNIO
Ah! (non capisce ma ride) Eh! Eh!
Ne capisci meno di prima.
DEL SANNIO
Oh! bella cosa. È arrivato... ma no, se non è partito.
Cipro è un'isola dove è nata Venere, la dea degli Amori.
DEL SANNIO
Vedo.[121]
Non ci siete. Sarni voleva andare al Polo, n'è vero?
DEL SANNIO
Sì.
E invece s'è innamorato della Marchesa e l'ha innamorata di sè. È arrivato a Cipro.
DEL SANNIO
Ah! Ah! bellissimo! Cipro è la patria... bellissimo, bellissimo. (s'allontana).
Ora lo va a ridire. E lo dà per suo. Ripete per suoi tutti i detti che gli riesce di capire.
Glielo regalo.
L'avete visto, contessa, in istrada?
Chi?
Il dottor Sarni; era fermo sull'angolo della casa qui sotto.
Possibile? Ci ha veduti entrare?[122]
Oh certo. L'ho mostrato a Rulfi che ci ha fatto una risata.
Sfido, era troppo comico. Aveva un'aria di cane bastonato.
ELENA (tornando con D'Aspri, Filippo e gli altri)
Ah bella, bella, bella, Gemma ti ringrazio. Quella statuetta è un capolavoro.
Certo. Ci sta così bene! Voglio che tutti la vedano.
D'ASPRI
I capitani veneziani tenevano nel loro salone il fanale delle galee vinte al nemico.
D'ASPRI
Ecco il prodigio della vittoria.
TEODORO (tornando dal salone).
Elena![123]
O zio, un bicchiere di Champagne, e t'incarico di fare il brindisi in mio nome.
Ai vostri begl'occhi, contessa!
No, no, lo voglio di circostanza. Non sono io l'eroina qui. Un brindisi a me non è possibile.
È passabile.
D'ASPRI
A buon conto è passato. (tutti ridono).
Lo farò io. Ai viaggiatori che rimangono.
No! ai viaggiatori che partono.
Ah che ingratitudine! (tutti bevono ridendo).
DEL SANNIO (a Pardi e Lerici
che stanno presso
la porta che mette al salone)
Ho avuto occasione di dire un motto che fu trovato spiritoso.
Fuori.[124]
DEL SANNIO
Sapete che il dottor Sarni è innamorato della Marchesa Elena?
E viceversa.....
DEL SANNIO
Ebbene, ho detto che il dottore volendo andare al Polo, è arrivato a Capri. (i due restano seri) Non capite?
No.
DEL SANNIO
Ho inteso, e poi?
DEL SANNIO
Pare impossibile!.... Capri è un'isola.
Vicino a Napoli.
DEL SANNIO
DEL SANNIO
Ci..... (vede Andrea) Diavolo! (s'allontana. Lerici e Pardi s'allontanano ridendo).
Li faccio scappare. (si guarda indosso per vedere se ha nulla di singolare) Sembrano ridere di me. (va verso il gruppo dov'è Elena) Marchesa, ho visto entrare questi signori coll'aria così allegra che non ho saputo resistere al desiderio di seguirli. (a Gemma) Contessa. (nota l'imbarazzo di tutti) Si direbbe che faccio l'effetto dell'ombra di Banco. (verso Elena cercando intavolar discorso per uscire d'imbarazzo) Ho visto di là un oggetto d'arte che non avevate ieri.... una statuetta bellissima.
(Rulfi scoppia in una risata,
cercando invano
di contenersi).
Pare che senza accorgermene dico delle cose molto lepide.[126]
FILIPPO (volendo accomodare)
No, sono io che gli rammentavo uno scherzo.
Ma sì, è Filippo che... (s'allontana ridendo con Filippo) È troppo comico.
Ridono di me!
ELENA (s'alza e segue Rulfi e Filippo)
Mi fate il piacere di contenervi.... non voglio guai!
ANDREA (cogliendo il momento
che Elena sta per
tornare vicino a Gemma)
Lo domando a voi. Devo aver detto un'ingenuità.
Oh! siete così ingenuo?!
Lo sapete?
Io non so nulla; lo saprà il vostro amico D'Almèna.[127]
D'Almèna!
Non è vostro amico?
Amicissimo.... ma....
Non vi domando spiegazioni... e non mi parlate piano, ve ne prego.
Con che tono me lo dite!.... per carità.....
Ah! (colpito, addoloratissimo).
Mi hai chiamato?
Sì, volevo pregarti di far servire il thè, ma lo faccio io, tu mi aiuti.
FILIPPO (è tornato nel cerchio
dove c'è Gemma.
A Gemma che si vuol levare)
No, no, ancora un momento.[128]
Dite delle cose impossibili.
Le dice perchè non le può fare.
Con voi non si può discorrere. (si alza).
Badate, contessa, che se vi allontanate, dico una parola sottovoce a questi signori.
Che parola?
Volete sentirla voi prima? Ma nell'orecchio.
No, no. (s'allontana).
TUTTI (a Filippo)
A noi... a noi...
(Filippo li raccoglie e parla
piano.
Tutti scoppiano dalle risa)
Voglio sentire anch'io.
Sì, venite, venite, Marchesa.[129]
GEMMA (s'avvicina ad Andrea che
è ritto
vicino al camino).
Che ha? Perchè sta in disparte? Ha l'aria di cattivo umore.
Dacchè ha la bontà d'accorgersene, mi risponda lei. Sono capitato qui a sproposito, eh? Mi spieghi. Qualunque cosa mi dica, se anche mi dovesse offendere mortalmente, gliela perdono e la ringrazio fin d'ora. Che fa qui tutta questa gente?
Siamo venuti a portare alla Marchesa il pegno d'una scommessa.
Quella statua?
Sì.
E la scommessa?
Oh! una cosa da nulla.
Ma perchè la mia venuta ha messo tanto imbarazzo? Si parlava di me? Lo so bene che quelli non mi sono amici. Che dicevano?[130]
Perchè non è partito pel suo viaggio lei?
Non me lo domandi. Perchè non ero degno di farlo.
C'è chi pretende che l'abbia trattenuto la Marchesa.
Questo si diceva al mio arrivo?
E dicono che la Marchesa si fosse vantata di volerlo trattenere per esperimentare il potere de' suoi vezzi.
È un' infamia!....
Certo, se fosse...
Dico la voce che è un' infamia. La Marchesa è incapace... oh!
Eppure io stessa.....
Non è vero, non è vero! (vuol passare nel mezzo).[131]
Per carità, non facciamo scandali.
Ha ragione. Questa gente non ne vale la pena.
GEMMA (agli altri)
(Tutti s'alzano)
Per la gita a Napoli è inteso?
Sì, riceverete la circolare.
E grazie. (piano a Filippo) Filippo, fate di portar via il dottor Sarni, non voglio spiegazioni.
Subito. (mentre gli altri fanno i saluti s'avvicina al dottor Sarni) Viene con noi, dottore?
No.
(Filippo s'inchina e torna ad
Elena
cui parla sottovoce).
Me l'avete detto un'altra volta, non era vero,[132] v'aspetterò. Voglio parlarvi, doveste farmi cacciare dai vostri domestici.
No, tanto vale, la faremo finita, addio. (Tutti partono. Elena li accompagna).
Andrea, i due domestici, poi Elena.
(I due domestici vanno e vengono sparecchiando).
Lasciate pure. (i domestici escono).
Ieri sono uscito di qui a mezzanotte, dopo di aver passato tre ore con voi in discorsi intimi[133] e confidenti, oggi vi trovo avversa e sprezzante. Questo mutamento dev'essere il frutto di qualche enorme inganno. Siamo circondati di gente invidiosa e cattiva. Qualunque cosa vi abbiano detto di me, ripetetela, perchè mi scolpi e li confonda. Avreste dovuto accertarvene prima di offendermi. Io quando v'intesi calunniata sentii tutto l'esser mio sollevarsi e gridarmi la vostra innocenza.
Calunniata? D'Almèna forse?
È la seconda volta che lo nominate..... Ciò mi prova che l'insidia colpisce anche lui. D'Almèna non mi ha mai parlato di voi.
Perchè quell'ironia? Voi mi parlate come ad un nemico..... Che pensate di me? Ho diritto di saperlo!
Diritto?.....
Diritto. Dacchè mi avete accolto in casa vostra e datami la vostra confidenza e carpitami la mia, pretendo sapere se tutto ciò non fu che[134] un inganno atroce, e se voi ne siete vittima con me, o colpevole.
Dio! le grandi frasi! Che vi ho fatto? Andiamo.
Avete tollerato che in casa vostra i vostri amici ridessero di me, e li avete secondati. Quando vi supplicai tremando di una parola onesta, avete troncato netto il discorso, chiamando ostensibilmente vostro zio, perchè apparisse chiaro che sdegnavate di parlarmi. Non si farebbe altrimenti con un uomo disonorato. Ho sofferto una tortura senza nome, e non potevo che o scoppiare brutalmente, e mi contenni per rispetto di voi, o raddoppiare il mio avvilimento tacendo. Non conosco l'arte di mordere sorridendo. Non sono elegante io come quelli che vi circondano. Me l'avete appreso voi stessa; ma in dieci giorni volendo, potrei essere quello ch'essi sono, essi in dieci anni non potrebbero diventare quello che sono io. Dovete vedere al mio viso ed alla violenza delle mie parole che soffro un dolore mortale. Di che mi accusano? È così velenoso quello che mi dovreste dire, che non osate profferire parola?
Chiedete al vostro amico D'Almèna che vi ripeta ciò che va dicendo di voi e di me.[135]
Lo chiedo a voi dacchè lo sapete. Egli è incapace di offendermi e di offendervi. La sua onestà è così intatta come la vostra, ma la sua amicizia è ben più salda.
E disinteressata....
La sua, sì. Non la mia per lui. Gli debbo una gran riconoscenza.
Lo confessate!
E voi lo sapete dunque! Quando ebbi rinunziato al mio viaggio, mi sentii caduto dal buon concetto dei miei amici, ho patito i motteggi dei vostri, ho veduto della gente guardarmi sogghignando; in voi stessa nei primi giorni appariva una sfiducia che credetti di aver poi dissipato. D'Almèna solo venne da me non cercato, mi sostenne contro me stesso, rimproverandomi sempre il mutato proposito, ma mostrandomi di non attribuirlo a viltà. Non basta. Due mesi fa occupavo una cattedra di scienze fisiche in un grande istituto privato; quando mi decisi per la spedizione rinunziai a quel posto che si dovette dar subito ad altri. I[136] miei pochi risparmi erano quasi tutti andati negli apparecchi del viaggio. Rimanendo dovevo pensare a vivere. Il futuro non m'inquietava, il mio nome è noto nel mondo della scienza ed ho già offerte per l'anno venturo; ma il bisogno era urgente...
E D'Almèna?
D'Almèna indovinò le mie strettezze e senza parlarmene mi offrì di collaborare a giornali quotidiani e settimanali, e mi pregò come di un favore, perchè accettassi di dare lezioni private.
Oh!
Volevo vivere nel vostro mondo, seguirvi ai teatri, ai balli, non apparirvi da meno degli altri. Quando la sera esco di casa vostra e mi riduco nella mia, la notte mi va intera a scribacchiare articoli di scienza volgare. E la mattina corro da un capo all'altro di Roma a dar lezioni di chimica elementare a pochi ragazzi o stupidi o svogliati che tremano dell'esame. Le ore del sonno le rubo qua e là nei ritagli di tempo, perchè voglio e devo anche lavorare[137] per me, per la mia scienza, che è il mio avvenire, la mia coscienza, il mio diritto alla vita. Tutto ciò non mi affligge nè mi affatica, verrà il mio giorno, ne sono sicuro, vi amo troppo per non sapermelo conquistare; ma voi mi avete tolto la gaiezza della mia povertà, e scemata la fede nel premio.
Mi avete costretto a svelarvi un triste segreto. Ero così orgoglioso di nascondervelo. Mi insuperbiva tanto la vostra felice ignoranza delle mie miserie. Ora, pensando a me, quelle piccole cure mi avviliranno agli occhi vostri: questo timore che mi è così amaro che vinca il risentimento dell'offesa patita. Elena, la collera è fiaccata, ve ne supplico, ditemi di che mi hanno accusato.
Non parliamone più. Scordate quel cattivo momento, non fatemi vergognare di me stessa.
No, le male erbe vanno sradicate. Pensate che la calunnia ha potuto farvi scordare il mio amore che conoscevate benchè non ve ne avessi mai parlato. È vero?
(Elena acconsente volontariamente). [138]
E ha potuto farvi scordare il vostro, Elena, perchè voi mi avete amato, perchè nel fondo del cuore mi amate ancora, non vi chiedo che lo diciate, lo sento. Ieri sera quando mi levai per salutarvi mi avete guardato con degli occhi così dolci e penetranti, il vostro sguardo ha cercato il mio, caldo come una vampa, mite come una carezza materna. Lunedì al teatro nel vostro palco quando sedetti accanto a voi, e stretto dalla folla dei visitatori, il mio braccio premette tutto il vostro, ho sentito il brivido che vi prese al mio contatto, e al ballo della Neddinngton avete portato nel corsetto quella rosa pallida che vi avevo dato io, e quando vi cadde a terra, la coglieste voi stessa, premurosa che non vi fosse ridata da altri. Elena, voi mi amate e la gente volgare è nemica dell'amore, non sa che trastullarsene od ucciderlo.
No, no, non basta od è troppo. Troppo, perchè non ho più rancori, ma non basta per la nostra pace. Ditemi, ditemi, Elena..... dimmi, di che mi hanno accusato?
Non posso, lo vedete, ho ceduto alle vostre[139] parole, avevo l'animo esacerbato, voi me lo avete rasserenato. Sono tanto contenta di voi! È così buono credere e confidare! Non attristiamoci con cattivi ricordi. Dimentichiamo.
Ebbene sì, dimentichiamo. Ma la grande parola è profferita, Elena, dimmi che mi ami, dimmelo, ripagami dalle torture che mi hai fatto soffrire, dimmi che sei mia!
Una parola. — Te ne chiedevo una amara. — Dammi la più dolce di tutte!
Per carità, per carità, restiamo così! Era pur bello il nostro dolce silenzio cosciente; quando si è sicuri di una cosa buona, perchè guastarla con impazienze? Sdegno simulare ed abborrisco dalla sfrontatezza. Rispettatemi, Andrea. Che volete da me? Che diventi la vostra amante? No, no!
Sei libera... sii mia... sii mia moglie.
ELENA (ritraendosi rapidissima)
Ah![140]
Elena! Elena! Che avete, Elena? M'inganno, è vero? M'inganno! — Tacete?! (lunga pausa) Questo vi avevano detto? E l'avete creduto...! Disgraziata! Voi stimate dunque il vostro amore meno che i vostri averi dacchè concedendomi l'amore mi sospettate cupido delle ricchezze. Ah! mi dài il tuo cuore, e per poco non il tuo corpo... e difendi lo scrigno...! Ma allora è vero? quello che mi diceva or ora la contessa? Ed io l'ho trattata di calunniatrice! È vero! Sono stato il vostro gingillo, l'istrumento per esperimentare i vostri vezzi. Ditelo, ditelo che è vero! Quella era la scommessa...! Quella statuetta ignuda e lasciva, era il pegno della vostra vittoria. E hanno riso di me. Lo credo. Non avrei riso io pure dello scimunito che si fosse impigliato in quei lacci?
Ah! ho paura!
Addio, Marchesa! La più sfrontata cocotte non avrebbe fatto meglio di voi. (fugge).
(Elena impietrita non ha nè voce nè moto).