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In casa della Contessa Del Pallio. Serra piccola e poco rischiarata. Invetriata a destra che mette in giardino. Al fondo, due porte che dànno nell'appartamento, dove c'è un ballo.
Qui non verrà nessuno. Di là ballano.
D'ALMÈNA
Che mistero!
Ti prego di parlarmi come ad un fratello.
D'ALMÈNA
Ah no! Che servirebbe aver dei fratelli se la fraternità s'improvvisasse alla prima richiesta?
Come ad un amico.[142]
D'ALMÈNA
Sì.
Credi che la Marchesa ami il dottore?
D'ALMÈNA
Lo sai.
D'ALMÈNA
Ci sono di là almeno quindici marchese e mezza dozzina di dottori.
Va bene. La Marchesa Elena e il dottor Sarni.
D'ALMÈNA
Non vado più dalla Marchesa, credo che nemmeno il Sarni ci vada; tu che sei di casa lo devi sapere meglio di me.
Non mi vuoi rispondere?
D'ALMÈNA
No; rispondo che ti sei indirizzato male. Conosco una sola persona che sia in grado di darti le informazioni che desideri, e questa è la Marchesa. Domandane alla Marchesa.[143]
D'ALMÈNA
E mi ha detto che non era vero.
D'ALMÈNA
Ed eccoti contento.
D'Almèna, D'Almèna, ti parlo sul serio. Tu vedi un uomo martoriato. Sei così avvezzo a sapermi di buon umore, che non ti deve parer vero. Ma è così. Mi sono rivolto a te perchè sei un uomo di cuore e discreto. Un altro terrebbe la mia domanda come ad uno sfogo di vanità. Tutti credono che la Marchesa abbia saltato il fosso con me e non è vero!
D'ALMÈNA
Ah!... non è vero?
Ecco... ti dirò...
D'ALMÈNA
Ah! Non voglio confidenze.
Lasciami sfogare. T'ho chiamato per questo. Non ne posso più. Sai che un mese fa ci dev'essere[144] stata una scena violenta fra la Marchesa e il Sarni. Lui deve aver indovinato la storia della scomessa; lo sai?
D'ALMÈNA
L'ho argomentato. Sarni non me ne ha mai fatto parola.
Nemmeno essa. Ma l'indomani la trovai così abbattuta che venni in sospetto della cosa. Poi a vedere che il Dottore non si faceva più vivo, ne fui sicuro. I primi giorni si mostrava agitata, cogli occhi rossi, cattiva con me, avversa a suo zio, tanto che il marchese Teodoro finì per aversene a male sul serio. Una mattina la incontrai nei quartieri dove abita il Sarni. Vedendomi, arrossì e cercò delle scuse, l'indomani mi appostai e la rividi passare; ma se essa avesse indovinato il mio spionaggio non me l'avrebbe mai perdonato, per cui non m'avventurai a tenerle dietro. Aspettai che tornasse. Se veramente fu in casa del Dottore, non ce lo trovò, perchè ne tornò quasi subito. So che gli scrisse. Un giorno che ero solo nel suo salotto, la posta portò una lettera dove c'era l'indirizzo del Sarni scritto di pugno dalla Marchesa, e sotto questo, che era stato cancellato con un tratto di penna, l'indirizzo della Marchesa scritto da una mano virile. Ignoro se fu la sola. Quel Sarni è un villano. Questo[145] fu il primo capitolo della mia storia, e durò una diecina di giorni. Veniamo al secondo. — Una sera ricevo un biglietto: Caro Filippo, Accompagnatemi al teatro. Elena. Corro. Le moine che mi fece non te le posso dire. E più veniva gente e più mi vezzeggiava, tanto che il palco finì per vuotarsi e si rimase soli. Io capii il latino. Questa, al solito, mi sventola come una bandiera per farsi scorgere. E vada. L'impiego non è cattivo.
D'ALMÈNA
Quali?
D'ALMÈNA
In materia d'amore, colle donne eleganti, non preferisci il parere all'essere?
Sì, quando dura poco, e il parere non ha fondamento. Ma qui! Qualche volta sembrava volerci credere anch'essa.
D'ALMÈNA
Bravo, le tue famose bricciole.
Ma no. Che non c'erano più. Quando non parevo, le baciavo la mano, qualche volta mi[146] arrischiavo fin sopra il braccialetto, è sempre tanto di preso, ma ora..... dieta assoluta. Già meglio così, perchè colla fame che mi strugge... Se non si trattasse che di far le visite come gli altri, passi, ma chi è buono a reggere per delle settimane con una donna come quella, a vederla ogni giorno e ogni sera, spesso sola, a sentirla stuzzicarvi di proposito, ora con slanci di gaiezza disordinata, ora con frasi temerarie, ora con amarezze, ora con certe faccie peccaminose che farebbero squagliare un patriarca; chi è buono a durare tanto tempo al gioco pericoloso dell'amore, a parlar d'amore, a ridere d'amore, a far progetti d'amore, a metter l'amore in tutte le salse....., fuorchè nella buona, senza sentirsi scosso, aggirato, trascinato, flagellato, morso e strozzato da quest'amore maledetto e perderci la pace, la salute, l'appetito, il cuore e quella poca testa che vi regge sul collo? Sono innamorato come uno studente.
D'ALMÈNA
Di che ti lagni se essa lo vuole?
Sicuro che mi lagno! Chi lo sa quello che vuole? È impazzita. Un giorno mi dice: Filippo, andiamo in Isvizzera? Quando? Domani. E via progetti sui laghi, le locande, le zampogne..... poi passa una nuvoletta, e servitore! sarà per un'altra[147] volta. Si fa per chiasso, s'intende, ma bisogna esserci al giuoco ed inghiottire tutta l'acquolina che inghiottisco io! E poi, chi lo dice che si fa per chiasso? O non è donna da partire davvero sul momento? E quel satanasso d'un Dottore che trova modo d'andar per le gazzette ogni giorno! Lo capisci? Un uomo che mi contrasta, e non lo vedo che stampato. L'altra settimana, già lo sai, quando il Tevere arrivò fino al Corso, il Sarni vede un vecchio in pericolo di vita, si butta in acqua nella corrente e lo salva. Ciò prova che sa nuotare, ecco tutto; ma anche le inondazioni gli fanno per gonfiarmelo. Era il giorno appunto che si parlava della Svizzera: ogni due sere ci si ricasca; ho già traversato il Gottardo una diecina di volte....... idealmente. Capita il giornale: l'eroismo del dottor Sarni. Crac; il treno si ferma, il Gottardo non è più forato, la Svizzera è sfumata. E le assenze? Sul più bello d'una mia volata lirica, mentre mi sto maravigliando meco stesso della mia eloquenza, la guardo, è trasfigurata. Gli occhi le vanno lontano..... nel paese dei dottori; capisco che sorride ad immagini che io non so destare, che piange per dolori che non mi riguardano, il suo sguardo ha delle dediche intenzionali che mi fanno le corna. Un asino del tutto non sono. Le cose chiare le intendo. Se quella donna un giorno o l'altro farà la corbelleria, sarà per amore d'un terzo. Mi capisci?[148]
D'ALMÈNA
Senti: è onestissima, piena d'ingegno, di grazia, di coltura, buona se occorre.....
D'ALMÈNA
Ma...
Ho detto: ma?
D'ALMÈNA
No, l'ho detto io.
Ah! perchè io..... Dicevo dunque che è un'onestissima donna, piena d'ingegno, di cuore.....
D'ALMÈNA
Avanti... di cuore...
Ma...
D'ALMÈNA
L'hai detto tu.
Ma considera la pace d'un galantuomo come una cosa secondaria.
D'ALMÈNA
Eh già! Non sono io che l'ho fatta così.[149]
Nemmeno io.
D'ALMÈNA
Tu sì, mio caro. Ricordati la scommessa del dottor Sarni. Tu ce l'hai incoraggiata.
Che m'importa di quel sapiente?
D'ALMÈNA
Bravo, e a lei che importa di te?
D'ALMÈNA
E nota che il Sarni ci rimetteva molto di più.
Ebbene, che si decida una buona volta.
D'ALMÈNA
Sì. E tu pure, perchè se mi hai fatto questo discorso ci sarà una ragione.
Non ne potevo più. Quando seppi qui del ballo della Contessa Gemma e seppi che ci doveva venire il Sarni, pensai: facciamola finita: mettiamoli di fronte, che si spieghino. Lo dissi con lei. Dovreste andare, ci sarà il Dottore... gli parlerete.....[150]
D'ALMÈNA
Ed essa?...
Essa mi rispose: andiamoci, gli parlerò.
D'ALMÈNA
Ah! è sincera!
Oh sincerissima! Or ora venendo in carrozza aveva gli occhi così lucenti che rischiaravano intorno; salendo le scale mi prese la mano e mi disse: Filippo, fra poco sarà deciso. Le parole le saltavano in gola da soffocarla.
D'ALMÈNA
Ti ha detto questo?
E già! E me lo sono lasciato dire tranquillamente. A che ne siamo eh? Ora tu devi aiutare quest'incontro. Che si vedano: io farò la guardia perchè non siano interrotti... da lontano, perchè non voglio sentirli... almeno questo!
D'ALMÈNA
Farò io.
Bravo, e allora io starò fumando in giardino.[151]
D'ALMÈNA
E se fanno la pace?
D'ALMÈNA
No. Non ci ho merito. Se fosse stato un capriccio, ti giuro che avrei saputo approfittarne. Ma le voglio bene a buono e l'avvenire mi spaventa. Se non si accordano vorrà dire che non sono destinati, e finirà bene per riconoscere che qualche cosa valgo anch'io.
D'ALMÈNA
Che ci voglia sempre una vittima?
Felice te che parli in genere. Io dico: che debba proprio toccare a me?
D'ALMÈNA
Ora comincia un altro divertimento. Stai a sentire: Gli amici che mi credono arrivato si rallegrano, e vorrebbero farmi dire. E io imbecillisco del tutto. Se ho l'aria di offendermi:[152]... naturale, tu devi fare il paladino. Se la volto in ridere: Ah tu ridi, un uomo invidiabile! Se cambio il discorso: già non sai che rispondere. Se faccio il modesto è segno che annuisco, se dico di no, credono di sì, se dico di sì, credono anche di sì. È una morte... Eccoli!
D'ALMÈNA
No, aspetto la Marchesa. Quando sia venuta tu andrai a cercare il Sarni e lo porterai qui. È il luogo migliore. È inteso?
D'ALMÈNA
D'Aspri, Rulfi, Rubaconti, Gemma, Masina e detti. Altri signori e signore che vanno e vengono.
Ah qui si respira!
D'ASPRI
Finchè ci siete voi io seguito a sospirare..... (mette Gemma a sedere e le siede accanto).
..... Invano.
Come! Filippo è qui!
Ci siamo!
RUBACONTI (che ha accompagnato Masina)
E la solitudine.
D'ALMÈNA
Scusate, Baronessa, eravamo in due. La padrona di casa e D'Aspri che ci hanno sorpresi lo possono dire.[154]
Voi D'Almèna vi farete una nemica.
D'ALMÈNA
Chi?
D'ALMÈNA
Oh Contessa, sapete bene che non commetto di questi furti!
Io?
D'ALMÈNA
Sì, non ho detto una parola con D'Aspri in tutta la sera.
D'Aspri, difendetevi, D'Almèna vi accusa di farmi la corte.
D'ASPRI
D'ASPRI
D'ASPRI
A far che?
E picchia!
D'ALMÈNA
E da chi?
D'ALMÈNA
Dalle signore.
D'ALMÈNA
Mi spiego. Ci sono delle donne colle quali non si perde mai il tempo, anche essendone respinti, e ce n'è di quelle colle quali si perde sempre, anche essendone attirati.
Bravo. Pensare che una volta avevo dello spirito anch'io.[156]
FILIPPO (va incontro ad Elena)
L'avete veduto?
Sì, ha mostrato di non riconoscermi. Discorreva ridendo con un signore. Io gli passai proprio daccanto: mi guardò coll'aria curiosa con cui si guarda un'ignota e seguitò a ridere.
Dov'è?
Nella seconda sala dopo questa. (si mette a sedere. Del Sannio le sta vicino).
È nella seconda sala dopo questa.
D'ALMÈNA
Eccomi.[157]
ELENA (s'alza, prende il
braccio di Filippo e lascia
Del Sannio ritto dov'è)
Che gli avete detto.....?
Tutto. Gli ho confidato ogni cosa. Ho fatto male?
No.
Badate che a vedervi discorrere con me a bassa voce quelle anime pietose penseranno male.
Vi comprometto?
Viceversa.[158]
Ebbene dovreste esserne lusingato. A me non importa. Tanto più.....
Tanto più?.....
Che sarà ben altro domani. Preparate pure le valigie, le mie sono leste.
Sì, la solita Svizzera! Chi ci crede più?
Oh! vedrete. Il colloquio col Sarni non approderà a nulla e partiremo.
Siete d'una sincerità spaventosa!
ELENA (seria, porgendogli la mano)
Non sperate proprio nulla da quel colloquio? Rinunciatevi addirittura.
No. Voglio essere in pace colla mia coscienza.
Ecco il Sarni. Devo andarmene?
Fra poco. Sediamo.[159]
D'ALMÈNA (mostrando ad Andrea la serra)
Ah siete voi, contessa? Qui c'è una penombra deliziosa, ma ingrata, dacchè quasi nasconde la Dea del luogo. Non conoscevo la vostra serra. D'Almèna ha voluto farmela ammirare.
La inauguro stassera. Vi piace?
Bellissima. Tanto bella che mi pare pericolosa.
Infatti...[160]
Ah! c'è un infatti?
Or ora abbiamo assistito alle confidenze di due tortorelle.
(Filippo s'alza e s'avvia per
uscire.
D'Almèna lo raggiunge ed esce con lui).
Una delle quali prende il volo in questo momento.
Quello non è un tortore, è un rondone.
Dite... Dite... e l'altra chi è?
Non siamo nè io, nè la Baronessa.
ANDREA (guardandosi intorno e
vedendo che
le signore in scena sono tre sole)
È un'equazione di primo grado.
D'ASPRI
L'avete riconosciuta?[161]
Ci si vede così poco!
Le vada più vicino.
A meno che...
A meno che?
Le rincresca di accertare la persona.
Oh! (ridendo) Vado... (s'avvicina sbadatamente ad Elena).
DEL SANNIO
Suonano, se vuol fare un giro?.... (levandosi, ad Elena).
ELENA (Alzando alquanto la voce
perchè Andrea
la possa sentire).
Grazie. Ho impegnato col dottor Sarni.
Con me, Marchesa? Ci dev'essere errore. Io aspetto che la contessa Gemma mi dia il braccio per un giro nelle sale.
Dunque?[162]
Grazie. Sono stanca. (Del Sannio s'allontana). Dottore...
DEL SANNIO (voltandosi — ad Andrea)
La contessa Gemma se n'è andata. (via).
Eccomi. Perdoni, Marchesa..... (per avviarsi).
(tutti gli altri sono usciti ridendo e discorrendo).
Com'è inutile quanto stiamo per dire!
Oh Andrea! Vorrei essere in punto di morte perchè non mi poteste negare misericordia. Se sapeste quanto ho sospirato e temuto questo momento! Sono venuta al ballo apposta. Or ora quando siete entrato qui, temetti di non potermi reggere. Di là vi ero passata vicino vicino e mi avete guardata ridendo. Sono ammalata, lo vedete. Vi supplico di ascoltarmi; non so quello che vi dirò; ho provato a raccogliermi e a meditare[163] per trovare parole efficaci, ma non ho saputo. Che importa? Qualunque cosa vi dica non ho che da cercare ciecamente nell'animo mio per trovarci l'umiliazione ed il pentimento. Andrea, sedete qui ed ascoltatemi; così ritto ho sempre paura che fuggiate.
Che nuova scommessa avete fatto?
È giusto. Dovete rispondermi così, anche se non lo credete; dovete provare una tale smania d'insultarmi e di farmi del male. Ve ne ho fatto tanto! Questi giorni cercavo di mettermi al vostro posto, di immaginare ch'altri m'avesse offesa come vi ho offeso io e ne provasse poi il pentimento che ne provo. Ebbene, pensate se avrei voluto dispormi a perdonare! Non ci riusciva. Sentivo che sarei stata inesorabile.
E allora perchè seguitare questo discorso così penoso? Di me non avete a temer nulla, del male non ve ne posso fare.
Ah! se vi credessi capace di vendicarvi, ne sarei tanto contenta! Espio per espiare. Se ne sperassi alcun bene, la mia umiliazione non sarebbe completa.[164]
O piuttosto il vostro orgoglio si compiace di tentare l'impossibile.
Non ho più orgoglio, Andrea. Lo sapete. Sono andata a cercarvi in casa vostra. C'eravate e non mi avete aperto. Sono tornata l'indomani, e il giorno di poi; sentivo il vostro passo sino all'uscio, ma certo avevate modo di riconoscermi e bussavo invano. Vi ho scritto, avete respinte le mie lettere senza aprirle. È giusto, Andrea. Ma vedete che non ho più orgoglio. Al primo momento, dopo quelle ripulse ho cercato di stimolarlo l'orgoglio, di persuadermi che avevo fatto assai, ch'eravamo pari, ed eccomi qui un'altra volta. Si dice: passerà, si riprende la vita normale, si ride, si rivedono le solite persone, ma poi ogni sera le vostre parole furibonde mi risuonavano nel petto, ma il sonno faticoso e agitato mi recava la vostra immagine pallida e stravolta dal dolore e dallo sdegno.
Ed io...?
Parlate, parlate! Ho tanto rimorso dei vostri dolori e ho tanta sete di vedervi soffrire. Andrea! Andrea![165]
Badate, Marchesa, che può venir gente, vi possono sentire...
Oh! Volete che vi accompagni di là in mezzo alla folla e che mi accusi e vi domandi perdono? Sono disposta a farlo. Che m'importa di quelli? Non lo devo a loro il male che vi ho fatto? Se sapeste... Andrea, se sapeste! Mai un pensiero elevato, mai un affetto gentile, nessuna fede nella grandezza umana; nessuno di quelli che creda al disinteresse e al sacrifizio. E sono cresciuta là in mezzo! Le anime tranquille si adagiano nella noncuranza; le irrequiete provocano il male e fra una tazza di thè ed una frase galante concepiscono gli orribili agguati che vi ho teso io, e giuocano la vita d'un uomo per un gingillo. Domandatene a D'Almèna se non fu così. Quando mi proposi di trattenervi non vi conosceva, Andrea, e il mio orgoglio ricusava d'accettarvi per forte sulla fede altrui. Ho recitato un'indegna commedia fino a quella mattina quando venne Filippo a interromperci. Ma dal momento che vi consegnai la lettera, ve lo giuro, fui la più sincera fra le donne, e quando vi dissi quelle parole amare che vi trattennero, era il cuore che parlava, e se tremavo della vostra partenza, non era più per ardore di trionfo, ma[166] perchè sentivo che voi partito, il mondo mi sarebbe sembrato vuoto come un deserto.
Ma poi, ma poi?
Ma poi fui aggirata, mi hanno avvelenata con sospetti, e tutta la mia vita mi aveva così tristamente preparata ad accoglierli! Ho sofferto quanto si può soffrire, Andrea. Quando vi lasciai insultare, quando v'insultai, v'amavo pazzamente come vi amo ora, e quest'amore che vi vendica e mi punisce non vorrei strapparmelo dal cuore neanche se potessi metterci in suo luogo la dignità e la pace che ho perdute.
Come siete calmo, Andrea! Che fortezza spaventevole è la vostra!
No, sono guarito e diffidente.
Guarito! Non lo sperate. Il male che vi ho fatto è troppo grave per guarire. Avreste potuto scordare l'amore se non vi avessi così mortalmente offeso, o l'offesa, se non mi aveste amato;[167] ma compenetrati insieme essi formano un viluppo velenoso che vi morderà il cuore per tutta la vita. Non lo dite, non lo dite. L'onore, la dignità, la collera, il disprezzo si irrigidiscono in voi e vi comandano di negare l'amore, ma voi mi amate ancora, mi amate come il primo giorno.
No... no... no... no...
E avete bisogno di abbrancarvi a questo diniego violento, di assordarvene e di rinnegare tutta la verità, perchè concedendone una parte sentite che sareste trascinato alla divina vigliaccheria del consenso!
Non è vero, non vi amo. Addio.
E fuggite!
Eccomi.
E le nostre sorti saranno inesorabilmente divise? E giovani tutt'e due e coll'anima vibrante e sanguinante, andremo per il mondo solitarii, incapaci di risognare con altri il dolce sogno della felicità! Oh le sere che vi aspettavo sola nel mio salotto! Come contavo i minuti! Sentivo il[168] vostro passo in istrada da lontano, il vostro passo frettoloso, e pensavo: È qui. Com'è vicino tutto quello, e com'è lontano!
Oh siete ingeneroso! Lo vedete, mi do tutta a voi, vi getto ai piedi il mio amore supplichevole, la mia dignità di donna, la fierezza del mio sangue, la mia gioventù e il mio pudore; vi parlo come non concepirei si possa parlare, mi disonoro coscientemente e volontariamente e mi rispondete così! Non è facile nè mediocre quello che sto facendo. Andrea, imponetemi una prova, sia pur lunga e difficile, vedrete che saprò superarla, ma non respingetemi, ma non negate l'amore, non negate l'amore!
E se m'ingannaste ancora?
Oh siete inesorabile come la morte! Vi ho troppo supplicato. Non aspettavo miglior sorte alle mie preghiere, ma non credevo mi sarei abbassata come ho fatto. Mi avrete perduta! Ma vi starò nel cuore come una lama e saprò darvi un rimorso uguale al mio.
ANDREA (esita, s'avvia, vorrebbe tornare)
No. (esce pricipitoso. Elena rimane sola).[169]
ELENA (vedendo entrare D'Almèna)
Voi? Vi avrei cercato. Filippo vi ha detto ogni cosa. Ho scongiurato Andrea di perdonarmi, mi sono fatta cencio al suo cospetto, invano. L'avevo preveduto e avevo disposto dapprima all'uopo. Fui ingiusta con voi e volli dirvelo per mostrarvi in qual conto vi tengo. Domani partirò. Ignoro se tornerò più mai a Roma.
D'ALMÈNA
Perchè no?
D'ALMÈNA
Con Filippo!
Ah! mi disprezza? Voglio farmi spregevole. Non mi potrà credere innamorata di Filippo. Andrea spergiura che non mi ama più. Sono certa di dargli un dolore mortale. Se m'inganno il mio orgoglio avrà trovato il suo castigo; ma[170] se è vero egli porterà la pena del suo. La mia vita non è troppa cosa per la vendetta infernale che mi propongo. Addio.
D'ALMÈNA
Guardatemi, D'Almèna, vi sembro donna da mutar consiglio? Dov'è Filippo?
D'ALMÈNA
È... non lo so.
Non volete dirlo? Lo troverò da me. Addio, mio nobile hidalgo! Ve ne ricordate? Come vanno a finire le cose eh? Ma voi non siete cattivo. (gli dà la mano) Via, non ci commoviamo. Non ne vale la pena. Non mi accompagnate. Non voglio altri consigli e riconosco che il vostro dovere è di darmeli. (via).
D'Almèna, poi Filippo, poi Andrea.
(D'Almèna rimasto solo, apre
l'invetriata che mette
in giardino).
Filippo![171]
Sono qui.
D'Almèna.
D'ALMÈNA
Che vuoi?
D'ALMÈNA
Lasciami dire due parole..... e sono da te.
Vorrei.....
D'ALMÈNA
Abbi pazienza; due minuti; aspetta due minuti.
Non di più!
D'ALMÈNA
No, va...
ANDREA (accennando il fondo)
Sto là fuori.
D'ALMÈNA
Sì.
D'ALMÈNA
La Marchesa ha deciso di partire con te.[172]
Sì, se mi coglie. Ho inteso tutto. È innamorata pazza del Dottore.
D'ALMÈNA
Ah!
E glielo ha detto anche.
D'ALMÈNA
E lui?
Lui? Le ha ricusato i suoi favori. Ci ho gusto. Bel tiro mi farebbe a partire con me. Le donne sono magnifiche, in parola d'onore.
D'ALMÈNA
Mio caro, ho veduto tanti disperati ubbriacarsi con una bottiglia di Cognac!
D'ALMÈNA
La Marchesa ti piglia per un liquore spiritoso e inebriante.
Ho inteso anche quello che ha detto con te. Mi piglia per una boccetta di vetriolo da buttare in faccia al suo innamorato. Fossi grullo![173]
D'ALMÈNA
Che vuoi fare?
FILIPPO (fa scoccare il gibus e
se lo
mette in testa)
Buona sera. Me ne vado pel giardino senza nemmeno rientrare nelle sale. E prima che la Marchesa mi riveda, voglio che ne passi dell'acqua in Tevere. Addio.
D'ALMÈNA
Non vai nemmeno a prenderti il soprabito?
Se l'incontrassi glie le direi troppo grosse. E poi... voglio potermi vantare di averle lasciato il mantello a quella Putifarre. Addio. (quando è sulla porta a vetri si volta) Sai, se mi serbi il segreto mi fai piacere. (via per l'invetriata).
D'ALMÈNA
Povero diavolo! a quest'altro. (apre la porta di fondo).
D'ALMÈNA
Che vuoi?
Tu hai parlato colla Marchesa.[174]
D'ALMÈNA
Sì.
Che ti ha detto?
D'ALMÈNA
Che ti ha scongiurato di perdonarle.
È vero.
D'ALMÈNA
E che sei stato inesorabile.
È vero. Non dovevo esserlo forse?
D'ALMÈNA
Altro. Oh io ti approvo.
Perchè l'offesa che mi ha fatto...
D'ALMÈNA
È gravissima.
Concepisco la scommessa.
D'ALMÈNA
Sì... un momento... di leggerezza... e ancora...
Ma poi...[175]
D'ALMÈNA
Imperdonabile... d'altronde... tu ci credi al pentimento?
D'ALMÈNA
Ci credi?
Tu non l'hai sentita!
D'ALMÈNA
Non l'ami più? Eh?
Se l'amassi ancora mi disprezzerei.
D'ALMÈNA
Bravo! Allora ti posso dire che...
Che?
D'ALMÈNA
Ma è una confidenza. Prometti di non tradirmi?
D'ALMÈNA
Me lo prometti? Se anche la vedi e le parli non mostrerai di sapere...[176]
No...
D'ALMÈNA
D'ALMÈNA
Oh!
D'ALMÈNA
Vanno insieme in Isvizzera a fare un viaggetto.
Non è vero!
D'ALMÈNA
Me lo ha confidato lei stessa. Dove vai?
D'ALMÈNA
Dove vai? Andiamo, non far scene. Per la tua dignità! Quella donna non ne vale la pena.
Oh! mi ha ingannato un'altra volta come un fanciullo! Qui, qui, or ora, mi giurava d'amarmi.
D'ALMÈNA
E già, fanno così![177]
Ed io quasi ci ricascavo!... E mi rimordevo del mio orgoglio!... e or ora, quando la vidi passare, per poco non mi sono gettato ai suoi piedi come un pazzo!
D'ALMÈNA
No... lasciami... ti giuro che son padrone di me.
D'ALMÈNA
ANDREA (Chiude l'uscio del
fondo, si volta verso Elena
e le dice con ira minacciosa)
Voi cercate di Filippo?... Voi partite con Filippo?
Andrea! — Dimmi che non vuoi... dimmi che non vuoi!!
No, non voglio! T'amo!