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Cap.
1 I| Aveva l'aria assai nobile, era vestito con severa eleganza 2 I| ascese al secondo piano, dove era scritto, su d'una piastra 3 I| capito che Cesare Gonzaga si era già allontanato dal vano 4 I| l'oro, dagli studenti, era ancora annoverato tra i 5 I| rivolgersi al servitore, che s'era accostato e tendeva l'orecchio.~ ~- 6 I| studio un nuovo personaggio. Era un uomo non vecchio, nè 7 I| alla vista. L'aspetto poi era severo, quasi triste; gli 8 I| versione più esatta che s'era creduto in obbligo di confidare 9 I| treno serale. Ma ella non c'era, e il mio amico ne fu dolentissimo. 10 I| per solito così calmo, era proprio fuori di sè. Ma 11 I| spalliera della poltrona, su cui era stato dianzi seduto. Era 12 I| era stato dianzi seduto. Era commosso, il vecchio Gonzaga, 13 II| II.~ ~ ~ ~L'uscio si era aperto, la portiera alzata, 14 II| persona del suo Ortis), si era allontanato, non che da 15 II| delle sorti italiane, si era rifugiato in Grecia, donde, 16 II| triste odissèa di fuoruscito, era andato a cercare, non già 17 II| partenza, Cecilia Gonzaga era andata sposa alla Mirandola; 18 II| sposa alla Mirandola; e colà era vissuta nella oscurità d' 19 II| non ricca nè povera, colà era rimasta vedova dopo dieci 20 II| anni di matrimonio, colà era morta dopo altri dieci o 21 II| famiglia. Cesare Gonzaga non era nato per la mercatura; soldato, 22 II| notizie contradittorie, si era venuto a sapere che militasse 23 II| dell'India. Una lettera sua era venuta a confermare l'annunzio, 24 II| desiderio della patria, era ritornato in Europa, ricco 25 II| lunghi servigi; da Brindisi era corso a Mantova, per risalutare 26 II| notizie di Arrigo, e gli era stato detto che Arrigo, 27 II| per sua residenza, Roma era l'unico in cui Cesare Gonzaga 28 II| suo unico zio materno, gli era ritornato dal centro dell' 29 II| contessa Matilde. Da tre mesi era il Gonzaga in Italia, da 30 II| Carpinete, dove il freddo era rigido e dove bisognava 31 II| giunse la lettera di Arrigo. Era in singolar modo affettuosa, 32 II| Cesare Gonzaga, dico, si era spiccato dal suo nido per 33 II| entro le mura di Camillo. Ed era là, il tardo reduce, era 34 II| era là, il tardo reduce, era là, in quello studio, appoggiato 35 II| ho gran bisogno di voi» era un milionario, in apparenza, 36 II| aveva Arrigo di lui? Certo era il bisogno di un parente, 37 II| soli!~ ~Orazio Ceprani si era fatto avanti, per stringere 38 II| interruppe il Gonzaga. - Era naturale. C'era forse bisogno 39 II| Gonzaga. - Era naturale. C'era forse bisogno di conoscerti, 40 II| Infine, eccomi qua.~ ~- Era di Cesare il venire, come 41 II| Pensa piuttosto che mi era impossibile di muovermi.~ ~- 42 II| ordine. -~ ~Orazio Ceprani era lì per lasciarlo andare; 43 II| mille. -~ ~Orazio Ceprani era rimasto interdetto; non 44 II| accetto, perchè il bisogno era urgente, e sono ottantamila 45 II| attigua. Due minuti dopo era di ritorno.~ ~- Del resto, - 46 II| al vecchio Gonzaga. Non era più quello, perbacco, il 47 II| debitore. -~ ~Il discorso era stato brutto, o almeno poco 48 II| simpatico; ma la chiusa era molto migliore.~ ~- C'è 49 II| da un lato.~ ~Arrigo si era prontamente alzato.~ ~- 50 III| III.~ ~ ~ ~Il nuovo venuto era un signore smilzo, dalla 51 III| cavità dell'occhiaia destra. Era vestito all'ultima moda, 52 III| il lionato.~ ~Arrigo gli era andato incontro con molta 53 III| presso, in via Sallustiana, era vestita di color marrone. 54 III| Gonzaga osservò che suo nipote era sulle spine. Via Sallustiana, 55 III| marchesi. In casa tua c'era anche l'albero genealogico.~ ~- 56 III| vecchio ridendo. - Sì, c'era, in casa; ma il giorno che 57 III| della sua frase, che gli era parsa argutissima.~ ~Rimasto 58 III| ghiaccio. -~ ~Cesare Gonzaga era stato a sentire attentamente 59 III| capegli. Cesare Gonzaga era in fondo un po' triste, 60 III| soffocato. Del resto, egli era venuto, e con la sua autorità 61 III| sentiero. Arrigo, a buon conto, era ancor giovane, e amava la 62 III| In quel momento Happy era comparso sull'uscio per 63 IV| contessa Giovanna, dico, era una bella donna sui trentadue. 64 IV| della contessa Giovanna era proprio così, per testimonianza 65 IV| padroneggiava, obbligata com'era a ricevere, a sorridere, 66 IV| ogni cosa per il suo tè. Era un tè semplice e semplicemente 67 IV| l'altro, probabilmente; era invece un tè, che quando 68 IV| straordinaria; ma non ci si era ammessi molto facilmente, 69 IV| che volete? Lì per lì, mi era parso che poteste esser 70 IV| La contessa Giovanna era pur da compiangere. I suoi 71 IV| ricominciare. In verità, era così misero l'uomo, e così 72 V| maturità di bellezza, ed era già, fin d'allora, un miracolo 73 V| fronte, nitida e breve, era nascosta a mezzo da due 74 V| sopracciglia nerissime. Ampia era la guancia e piena; il naso 75 V| timido scollo del seno: era lei, lo sapete, il fiore 76 V| agguerrite oltre l'età.~ ~Tale era, nello splendore dei suoi 77 VI| riempirla d'amici. Ma Socrate era male ispirato, e la signora 78 VI| di Castelbianco, che non era un filosofo, andava aliando 79 VI| leggerezza giovanile, che era natura in lui e che doveva 80 VI| Melle, ultimo fiore a cui era venuto a ronzare dattorno, 81 VI| sollecita in casa, che non era, come sappiamo, nelle sue 82 VI| lenti turchine. -~ ~Il colpo era forte e coglieva in pieno; 83 VI| Castelbianco, il cui pensiero era già corso in via Sallustiana.~ ~ 84 VI| la Franchi dal Melle, si era mossa alla esclamazione 85 VI| esclamazione del conte, ed era venuta terza nel colloquio, 86 VI| persona. Come te, Giovanna! C'era la tua statura, il tuo giro 87 VI| senza vederti in viso, c'era da scommettere che eri tu.~ ~- 88 VI| Pensateci pure; ma certamente era color marrone; - ripigliò 89 VI| piede... il piede, vedete, era quello di Giovanna, e anch' 90 VI| la dama di color marrone era proprio mia moglie.~ ~- 91 VI| cattivo, conte! Del resto, era in abito di mattina.~ ~- 92 VI| dagli occhi profondi, che si era avvicinato in quel punto 93 VI| le metafore continuate, era furbo parecchio, e, al cospetto 94 VI| teatro dello Schiller non c'era che un passo, e il conte 95 VI| signore alto dai baffi grigi era entrato nel salotto, annunziato 96 VI| Guidi. Il povero Schiller era tradito, dimenticato là, 97 VI| spazio sconosciuto.~ ~Arrigo era venuto coi suoi complimenti, 98 VI| del vecchio. Con lui si era avvicinato anche il Ceprani, 99 VI| dialogo commovente. Gabriella era diventata rossa, vedendolo 100 VI| venire verso di lei, e si era perfino alzata dal divano, 101 VII| ballo, il senatore Manfredi era stato sequestrato da un 102 VII| poichè il suo martirio era sul punto di finire.~ ~- 103 VII| fidanza con le mie forze. Era meglio che ci vedessimo 104 VII| amici lagrimosi, ch'ella era così felice di poter confondere 105 VII| essa, nella postura in cui era, aveva anche gli occhi verso 106 VII| interiore, e, veduto che non c'era verso di liberarsi, prese 107 VII| solite frasi; ma Gabriella era distratta e rispondeva a 108 VII| del solfato di chinina, era andato a cercare un'altra 109 VII| comune. Trentatrè anni fa, era un dolore tuo, che tu hai 110 VII| diffidato, ha temuto; ma era onesta la sua diffidenza, 111 VII| lisciando, adattando. S'era formata come i diacciuoli, 112 VII| averla conquistata, non era riescito a farla parlare 113 VII| senza paura. Ma il valzer era finito, e la dama, che aveva 114 VII| Baiardo dai baffi grigi, era corsa a cercarlo, a riprendere 115 VII| suo braccio. Baiardo non era poi vecchio, e ad onta di 116 VII| ritornava dal Bengala, dove si era arricchito (insinuava destramente 117 VII| e di salda riputazione, era addirittura incantato, e 118 VII| imparentarsi con lui. Ed anche era facile intendere la preferenza 119 VII| stizza del conte Guidi. Era un tipo curioso, quel conte 120 VII| forme più nobili quando ella era libera, e che non ebbe esito 121 VII| dava pensiero di nulla. Era andato nella sala di lettura 122 VII| operazioni aritmetiche mentali. Era fastidio delle piccole vanità 123 VII| intieramente alla prima. Arrigo si era avvicinato una volta sola, 124 VII| sera da Gabriella, ch'egli era il nipote di suo zio. Ma 125 VII| nipote di suo zio. Ma egli era un nipote così amato, e 126 VII| più che mai riguardoso. Era fresca la scena in cui una 127 VII| consolata che esaudita, era rimasta colpita dalla sua 128 VII| cui Cesare Gonzaga non si era mostrato niente più impacciato 129 VII| freddo «lo so» la contessa era andata più oltre, nel vano 130 VII| quello che ti dava noia era un conte.~ ~- Noia, sì e 131 VIII| Come mai il conte Guidi era venuto via da un colloquio, 132 VIII| noi.~ ~Il conte Guidi si era avvicinato a Gabriella Manfredi, 133 VIII| lui quell'altissimo onore era stato negato. Gabriella, 134 VIII| più. La signorina Manfredi era in una insolita e bizzarra 135 VIII| semplicemente che Gabriella Manfredi era commossa, turbata, soggiogata 136 VIII| il quale da tanti anni era tipico in casa sua, e quasi 137 VIII| ella, fin da bambina, se ne era foggiata nell'anima. Egli 138 VIII| foggiata nell'anima. Egli era anche bello di una forte 139 VIII| quel giovanotto, che le era parso un po' diverso dagli 140 VIII| conte Guidi; ma egli le era diventato di punto in bianco.... 141 VIII| so più quel che dico. -~ ~Era ancora un bel modo di escire 142 VIII| d'onore nella quale egli era mescolato come arbitro. 143 VIII| Dovete sapere che il conte era una specie di Possevino, 144 VIII| e da farsi. Irritato com'era in quel punto, avrebbe volentieri 145 VIII| quistione di quel giorno era invece finita con un verbale 146 VIII| mamme. Così discorrendo, era giunto all'ingresso della 147 VIII| dopo loro, tra perchè c'era tregua di danze, e perchè... 148 VIII| tutte le feste da ballo. «Era in quell'ora che volge il 149 VIII| Robusti, quella bella che era senza spalle e voleva farlo 150 VIII| rimprovero, - un tempo... era assai poetica, la guerra. 151 VIII| davvero.~ ~Il conte Guidi, che era messo di punto in bianco 152 VIII| Gli stessi vicini, a cui era parso che i due interlocutori 153 IX| nostro semplice e forte uomo era in casa del nipote, dove 154 IX| si è detto un giorno che era un angelo. Hai capito? Non 155 IX| lezione; ma chi la dava era suo zio, ed egli dovette 156 IX| pochino di noia: ma oramai s'era imbarcato e non guardava 157 IX| contessa Giovanna.~ ~Ella era tanto turbata, che non badò 158 IX| anco ci avesse pensato, non era egli lo zio di Arrigo, ed 159 IX| quattro persone d'onore, non c'era tempo nè modo di conoscer 160 IX| precise parole. La notizia era dunque nella lettera.~ ~- 161 IX| la lettera?~ ~- Non so. Era con quelle della posta; 162 IX| alla condizione in cui si era posta davanti a quell'uomo.~ ~- 163 IX| gentiluomo, l'esperto soldato, era di ritorno nella camera.~ ~- 164 IX| sua. A me, lì per lì, non era venuta; ed è un lampo di 165 IX| soggiunse il Gonzaga. - Era necessario darle una spiegazione 166 IX| Arrigo, nella quale non era mai penetrato, ma ritornò 167 IX| nella stanza vicina, che era la sala da pranzo, il vecchio 168 X| Cesare Gonzaga, che si era seduto allora allora, balzò 169 X| divenuti di pasta frolla. Si era venuti alla scelta delle 170 X| potemmo negare, che questo era un regalo. Ora, i regali 171 X| accordo nel trovare che c'era ben poco; donde la conseguenza, 172 X| offensive, o dubbie, non era forse tutt'uno?~ ~- Non 173 X| forse tutt'uno?~ ~- Non lo era, e non lo è; - disse il 174 X| ad una offesa, che non c'era; siccome, quando egli si 175 X| primo a dire ridendo che si era fatto tra lui e il conte 176 X| rispettabile tanto, in cui era avvenuto quello scambio 177 X| scambio delle parole... vivaci era avvenuto dopo la festa, 178 X| appioppatogli dallo zio, gli era rimasto sullo stomaco.~ ~ 179 X| per muto che fosse, non era meno significante.~ ~Il 180 X| altro.~ ~Orazio Ceprani era sulle spine; tanto gli premeva 181 X| Ah, per tutti i diavoli! Era ben meglio restare un altro 182 XI| aveva offerta il Gonzaga. Era mezzo disfatto, quel povero 183 XI| lettera, che porse al Gonzaga. Era la lettera anonima, di cui 184 XI| Aprendola, il Gonzaga vide che era scritta con un bel caratterino 185 XI| questa medesima casa, che le era parso, in via Sallustiana, 186 XI| modo di sviare il sospetto, era di fargli una confessione 187 XI| fece il conte Pompeo, che era tutto scosso dalla grande 188 XI| mai fatto parola!~ ~- Non era lei, perdoni, non era lei 189 XI| Non era lei, perdoni, non era lei che potesse servirgli, 190 XI| saltellando nel modo che sapete. Era leggero sempre, il conte 191 XI| fatica di Cesare Gonzaga, era anche più leggero del solito.~ ~ ~ ~ 192 XII| bisogna farla subito! Si era teso un bell'agguato! Ah, 193 XII| hanno suonato all'uscio. Era il conte. Ho fatto in tempo 194 XII| pensi che io ho fatto quanto era umanamente possibile per 195 XII| mercantessa di mode?~ ~Certo, ella era molto caritatevole, e ne 196 XII| perchè il destino avverso si era stancato di perseguitare 197 XII| singolar modo al Gonzaga. Era dunque vero che Gabriella 198 XII| amasse già qualcheduno? E chi era costui? La contessa, insistendo 199 XII| ingannava, poichè Cesare si era già rivolto al padre ed 200 XII| giorni di riflessione si era innamorato della sua parte. 201 XII| antico cavaliere, ciò ch'era avvenuto in quei due giorni 202 XII| così dicendo una carta. Era il processo verbale compilato 203 XII| comprar sigari, mentre Orazio era andato avanti, per trovare 204 XII| Quando giunsi, il discorso era già avviato e i nostri personaggi 205 XII| sè; - rispose lo zio. - Era anche l'opinione del conte 206 XII| mercantessa di mode. -~ ~Arrigo era rimasto muto, ascoltando 207 XII| faceva, povero a lui, ed era sempre costretto a rattopparle. -~ ~ ~ 208 XIII| entrarci di pien diritto, era ancora di là da venire. 209 XIII| ragioni: in primo luogo perchè era amata molto dal babbo, e 210 XIII| cerimonioso e ironico, che era una delizia a vederlo.~ ~- 211 XIII| benissimo, sai, che il ricapito era a Carolina, ma che la lettera 212 XIII| Carolina, ma che la lettera era scritta per me! Io, per 213 XIII| tenuta io, per il nome che c'era scritto, e che non deve 214 XIII| sapendo che Cesare Gonzaga era venuto a bella posta in 215 XIII| in sospeso. Ma anch'egli era molto perplesso, e lasciò 216 XIII| del marito. Il conte Guidi era venuto con lei. Che novità 217 XIII| venuto con lei. Che novità era quella?~ ~Per saperne qualche 218 XIII| Il conte Guidi non si era proposto di andare dai Manfredi, 219 XIII| accompagnata dove tante altre volte era andata, con la sua carrozza 220 XIII| Gabriella? -~ ~Il conte Guidi era un cavaliere tenebroso, 221 XIII| ballo della contessa, Diana era stata un po' fredda con 222 XIV| di te? -~ ~Gabriella non era molto curiosa di saperlo; 223 XIV| tante, quei signori! -~ ~Non era questo che la contessa voleva; 224 XIV| E lui, come lo vedi? -~ ~Era un assedio, un investimento 225 XIV| a popolarsi. Tra i primi era venuto, e correva ad ossequiare 226 XIV| per due o tre ore non c'era da sperar pace nè tregua, 227 XIV| La prima ispirazione era la buona. Non avrei dovuto 228 XV| XV.~ ~ ~ ~Arrigo era poc'anzi vicino a Gabriella; 229 XV| chiaramente allo zio che egli era stato profondamente colpito.~ ~ 230 XV| miglia lontano; ma non c'era verso di muoversi da quella 231 XV| volte tradiva lo sforzo, era sempre una gran cosa, al 232 XV| pioggia fitta, la carrozza non era rimasta là sotto, ad aspettare 233 XV| annunziando che la carrozza era giunta. Frattanto il circolo 234 XV| il circolo delle dame si era disfatto, e la contessa 235 XV| La contessa, frattanto, era partita, e poco stante, 236 XV| conte. Quell'altro se lo era veduto benissimo alle calcagna; 237 XV| istante di pausa. - Non era mia intenzione di venir 238 XV| Il conte Guidi, che si era fermato a guardare il suo 239 XV| scagliò sul Valenti, che era preparato a riceverlo. Ci 240 XV| venire affatto alla mente, era quello di un suo alterco 241 XV| Anche il Guidi, poc'anzi, era qui, e non ci siamo avveduti 242 XVI| Cesare Gonzaga si era ritirato a casa molto inquieto 243 XVI| dargliene avviso, poichè si era ricordato di avere fissato 244 XVI| la firma.~ ~Il pretesto era buono, e Pico della Mirandola 245 XVI| una dozzina di volte, non era tale da lasciar molto tranquillo 246 XVI| Il signor cavaliere non era ritornato. Per altro, non 247 XVI| nipote.~ ~Arrigo Valenti era coricato sul letto, ancora 248 XVI| vicino al seguace d'Esculapio era un signore, sconosciuto 249 XVI| rasentando la scapula. Il braccio era alzato; i muscoli tesi hanno 250 XVI| sottovoce allo zio quel che gli era avvenuto in casa Manfredi, 251 XVI| comando; il primo colpo era andato a vuoto; al secondo, 252 XVI| vuoto; al secondo, Arrigo si era sentito tocco alla spalla, 253 XVI| Se toglievate la mira, c'era da scommetter dieci contro 254 XVI| converta e viva. -~ ~Happy, che era andato per il vino di Porto, 255 XVI| braccia dell'amico. Gabriella era lì lì per imitare il babbo; 256 XVI| che pareva inquieto e si era chiuso a colloquio con due 257 XVI| tra me e il conte Guidi era stata composta onorevolmente 258 XVI| pomeridiane di ieri. Egli era per l'appunto uno dei padrini 259 XVI| voluto. Credete a me; se c'era momento buono per farlo, 260 XVII| Gabriella aspettava e sorrideva. Era sicura di vincer lei, la 261 XVII| somigliava a voi. -~ ~Il discorso era stato lungo, e Cesare Gonzaga 262 XVII| ogni altro. Vostro padre era già ricco, ed io no, o ben 263 XVII| padre di quella donna mi era debitore di molto... della 264 XVII| nome del mio. Ma la morte era librata su noi, e l'immagine 265 XVII| promisi. Povero amico, egli si era profferto di ricambiarmi 266 XVIII| mesi dopo, Arrigo il Savio era guarito largamente, non 267 XVIII| volta in casa di Arrigo, si era veduto metter sott'occhio