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NON MAI, NON MAI!
Fuori del cancello della villa era già, da una ventina di minuti, una fiorita di strilli e di risate argentine da mettere l'allegrezza nell'anima più desolata. Erano i ragazzi dei contadini, i quali, fatti avvisare dalla padrona, s'erano radunati lì, in quel sereno e tepido pomeriggio d'aprile, ad aspettare il padroncino minore che, anche quell'anno, per la prima volta, dopo una rigida invernata, fra poco sarebbe uscito, col permesso del medico, a respirare l'aria della campagna, adagiato nel suo doloroso carrozzino col mantice di tela bianca.
Il padroncino comparve sulla porta della villa, due contadini alzarono di peso il triste veicolo per depositarlo in piana terra ai piedi della gradinata, e se ne andarono salutando muti appena compiuta la loro opera.
Il carrozzino, spinto dolcemente da una vecchia cameriera, calava lento, per evitare scosse brusche al piccolo malato, giù pel viale pieno di sole, mentre la madre, camminandogli al fianco, accarezzava con gli occhi, Dio sa con quale spasimo nel core!, la sua infelice creatura la quale rispondeva a quelle carezze con un sorriso di rassegnato dolore.
I ragazzi, aggruppati fuori del cancello in fondo al viale, si erano levati involontariamente il cappello, avevano cessato come per incanto dai loro strilli e guardavano.
— Mamma, gli hai presi i dolci per i miei amici?
— Sì, figliolo mio.
— Anche quello. —
La carrozzina scendeva lentamente e si fermava ad ogni dieci passi per non affaticare troppo, in quel primo viaggio dopo tanti mesi, lo sventurato giovinetto.
— Che ti ha detto il medico, mamma?
— Che presto guarirai.
— Siii?... —
E un sorriso malinconico di speranza sfiorava le sue pallide labbra. Le due donne si scambiarono un'occhiata piena di lacrime.
Il medico non aveva detto nulla, perchè era inutile. Disse tutto nove anni addietro, e pur troppo non sbagliò!, quando il bambino cadde di collo alla balia, dalle braccia di quella spensierata la quale ora, infelice anche lei, sconta amaramente fra i rimorsi la pena della sua spensieratezza. Pur troppo il dottore non sbagliò quando, dopo aver tentato ogni mezzo suggeritogli dalla sua scienza, dichiarò incurabile il fanciullo e gravissime e irrimediabili le lesioni prodotte alla spina dalla caduta. —
Forse vivrà — aveva detto il dottore — vivrà per mezzo di cure speciali ed assidue, ma di una vita languida e dolorosa; e mai non potrà servirsi delle sue gambe. —
E il presagio non fallì. Da nove anni il giovinetto infelice campa miseramente, alternando il letto con quella dolorosa sedia mobile a ruote. Quanto durerà quello stato? Forse molti, molti anni!
Arrivato in mezzo al gruppo dei suoi amici, che gli si accostarono cautamente festosi, il giovinetto guardò sorridente quei lieti visi abbronzati, quei corpicini vigorosi e diritti, e porse alle loro carezze le sue mani ghiacce, del colore della perla.
— E ora rallegratemi, — chiese il pallido giovinetto — rallegratemi con la vostra allegria. Correte, saltate.... Sì, sopra tutto, saltate. Saltate quella fossa, rampicate su quegli alberi, fate a chi primo arriva in fondo al prato, correte dietro alle farfalle e gridate.... gridate forte, che qui, all'aria aperta, le vostre grida non mi danno noia. —
I suoi occhi brillavano, una lieve sfumatura di rosso tinse le sue gote, e si chetò perchè era stanco.
Nell'aria e per i campi era una festa di luce e di fiori; e i ragazzi si sparpagliarono intorno, trillando come uno sciame di rondini.
Il giovinetto, appoggiata di fianco ad un cuscino la tempia fradicia di sudore, mesto sorridendo, seguiva con lo sguardo avido e profondo la gioia de' suoi giovani amici. Guardava, guardava, e il pensiero gli fingeva liete e sicure speranze; ma il cuore sgomento gli diceva: — Non mai, non mai! —
Superando lo strepito gaio di tante voci giovanili, montava dai campi, fioca dalla distanza, la voce di un canto lontano:
— O giovinezza, o giovinezza cara,
Luce della mattina, alba fiorita,
Altro non sei che ricordanza amara,
Altro non sei che inganno della vita.
E mi parevi, allor che teco andai.
Tanto fedel da non lasciarmi mai;
Fedele mi sembravi e amica tanto,
E m'hai lasciato solo in mezzo al pianto! —
La madre del pallido giovinetto, seduta lì presso, tenendo gli occhi fissi nel cielo, pareva guardasse quella voce che passava sconsolata per l'aria.