Renato Fucini
All'aria aperta

LA STREGA

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LA STREGA

 

 

 

 

 

L'aria era fredda, piovigginava fitto e sottile, e gli alberi lungo la via, tristi e aggrondati, lasciavano cadere, ad ogni sbuffo di vento, una scossa di grosse gocciole e di foglie gialle sul piano fangoso della via.

Una vecchia oltre la settantina e un ragazzetto sui nove anni, nonna e nipote, andavano lentamente, riparandosi stretti sotto un solo ombrello d'incerato verde, accecando con le scarpe inzaccherate tutte le pozzanghere: la vecchia perchè non le vedeva, il ragazzo perchè ci si divertiva.

— Con questo tempo in giro, nonna Pelagia ?

— Se Dio m'aiuta, volevo arrivare alle Capannacce; ma ho paura di non farcela.... O chi siete? —

La vecchia aveva risposto senza riconoscere la donna che le aveva rivolto la domanda.

Toh!... Non mi riconoscete? Maria del Tognetti!

— Ah, già! già! Vi riconosco alla voce. Maria del Tognetti! Scusatemi, Maria, perchè proprio non vi avevo riconosciuta. Un po' son mezza cieca; eppoi, col grembiule in capo a cotesta maniera, se non vi facevi avanti per la prima, non v'avrei raffigurata davvero. Vado alle Capannacce dalla povera Veronica che ci ha la sua creatura malata, e, da quel che si sente dire, quasi moribonda. Quegli omini e quelle donne, che oggi son tutti fermi per via di questa stagione, guardano a casa; e io mi son messa in testa d'arrivare fin lassù; ma ho paura che le forze non mi bastino. Ne sapete nulla voi. Maria ? Ma sia vero quello che raccontano che quel figliolo sia stregato?

Dice che sia vero; ma poi....

Dio Signore, quanti malanni c'è in giro per il mondo! Ohi ohi. Crediatemi, Maria, non ne posso più. Ma, oramai che mi ci son messa, vo' vedere se mi riesce d'arrivarci. O a casa vostra, Maria, tutti in salute?

— Ci contentiamo. Ma se sapeste, Pelagia mia, quanti dolori da parte di quel benedetto ragazzo che non conosce altro che sigari e osterie!

— Ma dunque non vi basta l'animo....?

— Ah, Pelagia mia! —

Le due donne si fermarono in mezzo alla strada a conversare con gran calore sotto la pioggia che rinforzava; e Cecchetto, approfittando di quella breve sosta, sgattaiolò di sotto l'ombrello e si mise a far le ture con la mota nei che correvano per la via in fondo ai solchi delle ruote.

Maria aveva urgenza d'arrivar presto a casa, e frettolosa proseguì il suo viaggio, con un dolce rimprovero alla vecchia imprudente e augurandole che Dio la rimeritasse per quell'atto di carità. Cecchetto rientrò fradicio come un pulcino sotto l'ombrello e, dando la spalla alla nonna perchè vi si appoggiasse, ripresero il cammino.

 

 

 

Sul verone coperto d'una delle quattro case delle Capannacce stava riunito un gruppo di contadini intorno a una giovane donna la quale, seduta, teneva sulle ginocchia una creaturina magra e pallida come un cadavere, che, contorcendosi smaniosa, piagnucolava con un filo di voce appena sensibile.

La madre cercava di calmarla con ruvida tenerezza, e ogni tanto volgeva la faccia per dare un'occhiata feroce alle due strade che facevano capo sull'aia. Gli uomini che le stavano intorno, torvi e taciturni, davano anch'essi sguardi sinistri alla campagna.

V'era su quelle facce un così strano miscuglio di rassegnato dolore e di ferocia selvaggia, da mettere i brividi nelle ossa.

Che genere di tempesta si scatenava negli animi di quella gente?

Da qualche tempo, quel bambino che prima era un fiore di bellezza e di salute, aveva cominciato a scemare a vista d'occhio. Fu chiamato, così per fare, il medico condotto; ma dopo tre o quattro visite, avendo egli capito che lo credevano pazzo perchè aveva parlato di ferro e di mare, aveva pensato bene di risparmiare il cavallo, e non s'era fatto più rivedere.

Intanto il bambino andava ogni giorno di male in peggio. S'erano consultate, senza cavarne nessun costrutto, tutte le donnicciole dei dintorni, l'avevano fatto benedire dal prete, gli erano stati già scongiurati i bachi; ma tutto inutilmente, e nessuno della famiglia sapeva più. a che santo votarsi.

Fra i contadini del casolare più reputati per saggezza ed esperienza vi fu una specie di consiglio, e venne deciso di chiamare il capostregone.

Ooh! ora sì che mi garbate! — esclamò una vecchia ringhiosa, la nonna di quel misero bambino, quando gli uomini, rientrando in casa, le dettero la lieta novella.

Ora sì che mi garbate! E Dio ci assista e la beatissima Vergine ora che finalmente ci siamo ricordati di quella povera creatura! — E fingendoselo già risanato, corse ad accarezzare il suo nipotino che la respingeva divincolandosi bizzoso, e voltando indietro la faccia.

E il capostregone venne. Acclamato, accarezzato come un messo della Provvidenza, venne finalmente il professor Baronto, sensale di bestie, vetturale in ritiro e, a tempo avanzato, benefattore dell'umanità sofferente.

Fattosi presentare il bambino, lo guardò attento per qualche minuto, masticando a fior di labbra parole incomprensibili; poi trinciò nell'aria, con quelle manacce nere e bernoccolute, alcuni segni cabalistici, e dopo aver fatto un gesto di speranza ai contadini che attoniti e imbambolati pendevano dai suoi occhi di volpe, disse di aver bisogno di riconcentrarsi un momento. Chiese un ramoscello d'olivo benedetto, accese la pipa e si rintanò in un angolo della cucina a meditare.

Gli uomini di casa, immaginandosi il bambino già guarito e franco al lavoro, e vedendolo ardito bifolco in mezzo alle vitelle sitose, o dietro all'aratro a rompere i maggesi, cantando al sole d'agosto, se lo passavano da braccio a braccio, spalancandogli sugli occhi spenti le loro boccacce che ridevano.

Le donne, affaccendate e premurose, dopo aver posato il bambino nella culla, asciugavano a una gran fiamma, maneggiandolo caute come una santa reliquia, il pastrano giallo e pillaccheroso di Baronto.

Finita la meditazione, Baronto si alzò, fingendosi ispirato, e chiese alla massaia una scodella bianca, un'ampolla d'olio vergine e una penna di gallina vecchia.

Tutto fu approntato sollecitamente con premura febbrile e presentato a Baronto il quale, presi quegl'ingredienti misteriosi e rimboccatesi le maniche della camicia, si ritirò in una stanza, pregando silenzio e che lo lasciassero solo per qualche momento a compiere il sortilegio per la salute di quella innocente creatura.

I contadini si raccolsero in gruppo attorno al fuoco, bisbigliando sottovoce e correndo solleciti a tappare con le mani la bocca al bambino, tutte le volte che si attentava a mandare qualche fioco vagito.

 

 

Distante ancora quasi un chilometro dalle Capannacce, la vecchia Pelagia, strascicandosi a stento sotto la pioggia, veniva avanti, ora recitando la corona, ora bisticciandosi col suo Cecchetto, su per l'ultimo tratto di via ripida e fangosa.

 

 

— Eccolo, eccolo! — I contadini avevano sentito il rumore degli scarponi ferrati di Baronto, il quale si accostava alla porta. Si voltarono tutti da quella parte, pallidi e a bocca spalancata, sapendo imminente la sentenza della loro creatura.

Baronto ricomparve in cucina sorridendo. I contadini, capito suo cenno, si alzarono di scatto e corsero da lui, serrandoglisi intorno e guardandolo negli occhi, senza fiatare.

— La creatura è salva!

Aaah! —

Fu un urlo di gioia bestiale. Le due donne dettero in un pianto dirotto e si buttarono in ginocchioni presso la culla dentro la quale il bambino, forse già entrato in agonìa, boccheggiava a occhi chiusi, senza più flato di piangere.

— La creatura è salva! — riprese Baronto. E mostrando la scodella il cui fondo era pieno d'olio:

— Le vedete quelle sette bollicine in croce! Quelle non falliscono. La vostra creatura ha il maldocchio che gli corre per le vene....

Uuuh!

— Quell'angiolo innocente ve l'hanno stregato!

Uuh! Uuh!

— Ah, infami!

— Ma io me lo pensavo!

— Ah, scellerati!

— Ma io l'avevo detto!

Dio, Dio, Dio! —

E contorcendosi di rabbia furibonda e sollevando in aria i pugili serrati, gli uomini giravano per la stanza a occhi stralunati, dando guizzi da belve come se lo avessero davanti e volessero avventarglisi a sbranarlo, l'assassino infernale che aveva guastato, che aveva soffiato veleno nel sangue di quell'angiolo del Signore.

Calma, calma! e statemi a sentirecontinuò Baronto con voce avvinata e solenne.

— La creatura è salva; ma ci vuol giudizio, risolutezza e discorsi pochi. Quelle sette bollicine in croce mi dicono anche chi è che vi ha stregato la creatura; ma il nome della persona io non ve lo posso dire....

Ditelo! ditelo! — urlarono i contadini, mandando fiamme dagli occhi.

— Se potessi, lo direi; ma non posso. L'arte della magìa che esercito per amore dei miei fratelli in Cristo mi mette degli obblighi che, se li trasgredissi, le sette fiaccole dell'Apocalisse mi brucerebbero l'anima in eterno. Il giuramento l'ho fatto, e qui ve lo ripeto. —

E, chiudendo gli occhi, tese in avanti le braccia nerborute, irte di lunghe setole nere.

I contadini lo guardarono attoniti.

— Ecco la verità! — sacramentò Baronto, guardando accigliato la culla. — Ecco la verità! La prima persona che oggi, dopo la campana del credo, capiterà sull'aja.... quella vi ha stregato la creatura e quella solamente ve la potrà guarire, se vi riescirà di fargli promettere l'anima al demonio.... —

Una mezz'ora dopo, Baronto, tenendo in braccio un fiasco d'aleatico e nel taschino del panciotto un foglio di dieci lire, se ne andava a pancia piena, accompagnato dalle benedizioni di tutta quella buona gente.

 

 

La campana del credo era già sonata da una ventina di minuti, e nessuno compariva sull'aja. I contadini, aggruppati sul verone coperto della casa, torvi nelle facce e silenziosi, mandavano occhiate sinistre alla campagna e alle strade.

 

 

 

La vecchia Pelagia, dopo tanta fatica, era finalmente arrivata. Appena giunta all'ultima svoltata, dalla quale si vedeva la casa e il verone dove stavano raccolti i contadini ad aspettare, ringraziò Dio sospirando e, per riposarsi un momento, si mise a sedere sulla spalletta fradicia d'un ponticello. Cecchetto, utilizzando quel tempo, si mise a tirar sassata a un cardo di marroni il quale, passato d'occhio nella colta, dondolava al vento sull'ultima cima d'un castagno.

Appena ripreso flato, la vecchia si mosse e, in pochi minuti, arrivò sfinita sull'aja delle Capannacce.

— La strega!... La strega!... — brontolarono con la voce tra i denti, i contadini, stringendosi fra loro le mani ghiacce dal ribrezzo.

Le due donne dal verone si ritirarono in casa, senza badare alla vecchia Pelagia che le chiamava per nome. In quel mentre, gli uomini, scambiate poche parole fra loro, si mossero in gruppo serrato giù per la scala e le vennero incontro risoluti.

Cecchetto era rimasto a tirar sassate al castagno.

Isidoro! — chiamò la vecchia sorridendo, appena ebbe riconosciuto il capoccia fra gli uomini che le stavano dinanzi.

Isidoro!... La vostra creatura! Dio la benedica e ve la salvi! Ma che è vero?... O la povera Veronica?... Non ne posso più; ma non potevo stare, se non venivo a vedere con quest'occhi.... —

Ma, a un tratto, tirandosi indietro:

— Che avete? che avete, che mi parete tanto stralunati? Forse qualche disgrazia?...—

Gli uomini le si serrarono intorno minacciosi, mentre la vecchia, senza raccapezzarsi, ma presentendo qualche cosa di grave, guardava spaventata quelle facce tenebrose.

Il capoccia, agguantata la vecchia per un braccio e balbettando come se le parole gli si annodassero giù per la gola, ruppe primo il silenzio.

Pelagia.... quella creatura more!... Non abbiamo altro che quella, Pelagia!... Quella creatura è nelle vostre mani.... Voi lo sapete.... lo sapete meglio di noi, Pelagia.... Una promessa.... fate una promessa, Pelagia, e ritornerete viva a casa.

— Una promessa! — ruggirono gli altri, facendole sentire sulla faccia il caldo dei loro fiati.

Vergine santissima! — esclamò la vecchia.

Rispettate il nome della Madonna, Pelagia.... La promessa!...

— La promessa!...

— Ma che è stato? Ma io non vi capisco.... Ahi! me lo troncherete questo bracciogridava la misera vecchia, guardando supplichevole, con gli occhi pieni di lacrime. E sperando protezione dalle sue amiche, chiamava:

Veronica.... Nunziata.... non mi rispondono !

— La promessa, Pelagia! la promessa!

— Ma che cosa vi devo promettere?

— Lo sapete meglio di noi.

Dio mi vede nel core: non lo so.

— Ah, non lo sapete!

— Non lo so; ve lo giuro per la salute di questa mia creatura.... O dove è andato? — e chiamava con voce squarciata:

Cecchetto.... Cecchetto....

— Ah, non lo sai, vecchia scellerata! Che male ti s'era fatto, vecchia assassina, perchè tu ne facessi tanto a noi? Prometti l'anima al demonio, strega maledetta, salvaci il nostro figliolo che more..., e se non bastano le parole....

— No, no, siete cristiani....

Piglia, piglia!

— Una povera vecchia! una vostra amica!... anime sante! Ahimè, Dio mio. Dio mio!

Piglia, versiera indemoniata! piglia, piglia, piglia! —

E si sentivano i tonfi sordi dei pugni e dei calci scaricati su quella povera carcassa.

Cecchetto.... Cecchetto!... Ahi, mi ammazzate! O Dio, Dio, Vergine santissima, vi raccomando l'anima mia!...

— Al forno, al forno! foco nel forno! — gridavano gli uomini, sempre più inferocendosi a quelle preghiere; e dieci mani sacrileghe raddoppiavano la loro furia sulla misera vecchia la quale, cascata in ginocchio, con voce sempre più fioca, continuò a raccomandarsi a Dio, chiamando il suo nipotino, finchè non cadde in terra stordita, fra le imprecazioni di quei furibondi.

Le donne erano uscite sul verone a far coraggio agli uomini, e urlavano: — Finitela, finitela! Sode a cotesta birbona ! Cavategli il core a cotest'anima dannata! —

E da tutte le finestre del casolare erano grida di implacabile ferocia e gesti di maledizione; quando, in mezzo a quel diabolico tumulto, giunse il povero Cecchetto il quale, appena vista la sua nonna per terra con le vesti strappate, immobile e sanguinosa nella faccia, perduto il lume degli occhi, si avventò al gruppo dei contadini, urlando disperato:

— Non me l'ammazzate! è la mi' nonna, non me l'ammazzate! — E dava pedate, e graffi e morsi a quei manigoldi, i quali, non accorgendosi anche di lui, avevano alzata la vecchia da terra, e trasportandola verso la casa, gridavano:

— Al forno, al forno la strega! foco nel forno! —

Pioveva a diluvio. Cecchetto, pazzo dallo spavento, correva di qua e di per l'aja, guardando ora alle finestre, ora alle strade, come se da qualche parte potesse arrivargli un soccorso. Ma dalle finestre non venivano che occhiate e grida feroci; dalla campagna e dalle strade il rumore del vento e il gorgogliare delle fosse gonfie a trabocco.

A un tratto il ragazzo mandò una voce acutissima, restò un momento a guardare per accertarsi, poi, rapido come il vento, si precipitò a salti giù per una strada, gridando: — I soldati! i soldati! —

Due carabinieri, sorpresi dal mal tempo in aperta campagna, affrettavano il passo verso le Capannacce, per ripararvisi dall'improvviso diluvio.


 

 

 


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