Giacomo Zanella
Liriche

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Il ciliegio e lo scaffale della libreria (lvii).

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Il ciliegio e lo scaffale della libreria (lvii).

 

Ero ciliegio: cento volte e cento

I miei rubini maturai: dal suolo

Dopo lunga tenzon sterpommi il vento,

Ed alle man passai dal legnaiuolo.

 

Fui segato, piallato, ebbi ornamento

Di vernici e di vetri. Ora uno stuolo

Di morti, che immortale hanno l'accento,

Alla polve e de' topi al dente involo.

 

Guardo Omero, Platone, Orazio e Dante.

Dell'onor che m'è fatto e del riposo

Invidia avranno piú superbe piante;

 

Io, se il destin mi ridonasse un'ora

Della mia gioventù, volenteroso

Andrei co' venti ad azzuffarmi ancora.

 


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