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TRADUZIONI DALL'INGLESE Ad un'allodola | «» |
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DALL'INGLESE
(Da Shelley)
Volatrice gentil, che da' profondi
Torrenti di che l'alto etere inondi!
Come di foco nuvoletta, e pendi;
Ed a' tuoi regni nuovamente ascendi.
Che da Ponente di dorata lista,
Navighi d'altri cieli alla conquista.
Nelle diffuse porpore ravvolta,
Nessun ti vede e ciaschedun ti ascolta.
Va celando la stella a poco a poco,
Nessun la vede, ognun ne addita il loco.
De' tuoi concenti; qual se d'importuna
Nube squarciando il velo,
Di subito la bruna
Immensità d'argento empia la Luna.
Chi sei? Chi ti somiglia?
Dolci cosí dell'iride i colori
Come de' tuoi canori
Ghorgheggi l'armonia, piove sui cori.
Nell'etereo splendor de' suoi pensieri,
Fassi i mortali al suo dolor stranieri;
In alta torre che cantando affida
L'occulta fiamma che nel petto annida;
Che sotto l'ombra di conserte fronde
Che fra le rubiconde
Urne de' fiori e le rugiade asconde;
Che la virginea tunica discioglie
All'aura ingiurïosa;
Ad una ad una nel passar le toglie.
D'erbe bisbiglio, zefiri d'aprile,
Quanto dolce ad udir passa il tuo stile.
Quale dolcezza i tuoi concenti ispira?
Notturno accordo d'amorosa lira.
O di trïonfo olimpiche canzoni,
Accanto alle serene
Note, che disprigioni
Dall'ardente tuo cor, son freddi suoni.
L'onda beata attingi? A che pianure?
Sempre ti son? Non provi odi e paure?
Esser doglia non può: co' suoi languori
E dell'amor gli occulti tedîi ignori.
Scerner la morte a te non si disdice
O sí vispa saresti e sí felice?
Noi volgiam le pupille: al desco accanto
Esce piú dolce dalle labbra il canto.
Fossero all'uman core affetti ignoti,
Parmi che noi saremmo ancor remoti.
Han lieti suoni, quanti fior gl'ingegni
La terra ed ardui voli al vate insegni.
Tali in divino rapimento immerso
Udrammi come io muto odo il tuo verso.
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