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I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio
(1851).
E tu pur, vòlto disdegnando il tergo
All'auree larve dell'età primiera,
Candido amico, in solitario albergo
Vai di tua vita a seppellir la sera?
Ingenuo ti conobbi: a' vili avverso,
Di cor gentile e di modesta brama,
Benché l'invidïata onda del verso
Pegno ti dèsse di superba fama.
O quanti mai, se il tuo possente ingegno
Avessero dal ciel sortito in dono,
Chiaro di sé nell'apollineo regno
Avrian levato ambizïoso suono!
Ma tu piú saggio, di ben far voglioso,
Non di parer, al santo officio intento,
Viver togliesti in erma villa ascoso,
Di conversar cogli umili contento.
Suona la squilla. Sulla via frequente,
Sparsa di fronde e di silvestri fiori
In adorno vestir esce la gente,
Parchi coloni e semplici pastori,
Che lungo il prato in bipartita schiera
Addensando si van, conce talvolta
In fondo all'orizzonte, che s'annera,
Nuvola sovra nuvola si affolta.
Ecco tu spunti fra l'ombrose piante
E di subito cessa ogni bisbiglio;
Con intento desío nel tuo sembiante
Ecco si affisa immobile ogni ciglio.
O quanti voti il popolo raccolto
Non forma in cor! quanti pensieri felici,
Mentre tu passi e con benigno volto
A' tuoi cari sorridi e benedici!
E te messo di Dio la madre addita
Venerabonda a' pargoletti figli,
Cui ne' duri cimenti della vita
Luce sarai d'esempi e di consigli.
Ma la pudica giovinetta, in petto
Accoglie altri pensier, mentre ti vede;
Previen co' voti il dí che benedetto
Per te fia l'amor suo dell'ara al piede.
Tutto è speranza a te d'intorno e festa.
Spera l'agricoltor che la tua mano
Terrà lunge il furor della tempesta,
Quando biondo ne' solchi ondeggia il grano;
Confida l'orfanel, se inopia il prema,
Di non battere indarno alle tue porte;
Se tu lo veglierai nell'ora estrema,
Spera men dura il vecchierel la morte.
O fortunato, che in sí dolci cure
Chiuderai de' tuoi giorni il cheto giro,
Finché ti resti sulle altrui sventure
Una lagrima sola, un sol sospiro!