Giacomo Zanella
Liriche

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La Vigilia delle Nozze

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La Vigilia delle Nozze

(1861).

 

Eri gioiosa i passati. Amore

Ti spirava ardimento; e la speranza

Di vaghi sogni ti nudriva il core.

 

E ti parea che la materna stanza,

Ove crescevi colombetta ascosa,

Abbandonata avresti in esultanza,

 

Per venirtene all'ara e con la rosa

Nuzïal sulle chiome al tuo diletto

Giubilando la man porger di sposa.

 

Oggi non piú. Da discordante affetto

Tocca e sparsa di lagrime che ascondi,

L'ingenua faccia declinando al petto,

 

Tu siedi taciturna e ti confondi

Al pensier del domani, e de' tuoi cari

Sol con singhiozzi al salutar rispondi.

 

Piangi, fanciulla! Ad uom che i noti lari

Cangia con mobil pino e si periglia

Entro la scura immensità de' mari,

 

L'anima il primo non si scompiglia,

Come a modesta vergine, che tolta

Venga al segreto della sua famiglia,

 

Guarda al cheto stanzino, ove raccolta

Sera e mattino s'inginocchiava, orando

Fervida a Lei che gl'innocenti ascolta:

 

All'augellino, a' fior che a quando a quando

Di suo mano inaffiava; all'umil scranna

Su cui, l'ago o la penna esercitando,

 

Sedeva; e chiusa doglia il cor le affanna,

Or che deve lasciarli, e pensa e plora

Turbata e l'amor suo quasi condanna.

 

Addio, materni vezzi! Addio, dimora

Di pace e riso! Del perduto bene

Chi l'accorata vergine ristora?

 

Agar novella, per l'ardenti arene

Move di päuroso eremo e porta

In urna suggellata, unica spene,

 

Dello sposo l'amor. Che se un morta

Le sia nel core questa , se senta

D'esser sola quaggiù, chi la conforta?

 

Cosi vien che piú spesso il cor si penta

Che piú facile amò! Ma la natía

Soglia, o gentil, tu puoi lasciar contenta.

 

Quella casa t'è nota, a cui per via

L'occhio levavi incerto e verecondo:

Amor colà t'attende e cortesia.

 

Questo suol piú fiorito, e piú giocondo

Questo ciel ti parrà; con lui che adori

Per te fia vòlto in un elisio il mondo.

 

Felice ti sapea, di miti amori

Paga, a' soavi tuoi fratelli appresso,

Quel giorno ch'ei t'ha chiesta a' genitori.

 

Se sua ti fe', se dal beato amplesso

Ti divise de' tuoi, non men ridente,

Credi, la vita ti sarà con esso;

 

Ché magnanimo petto amor non mente.

 


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