Giacomo Zanella
Liriche

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Egoismo e carità

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Egoismo e carità

(1865).

 

Odio l'allòr che, quando alla foresta

Le novissime fronde invola il verno,

Ravviluppato nell'intatta vesta

Verdeggia eterno.

 

Pompa de' colli; ma la sua verzura

Gioia, non reca all'augellin digiuno;

Ché la splendida bacca invan matura

Non coglie alcuno.

 

Te, poverella vite, amo, che quando

Fiedon le nevi i prossimi arboscelli,

Tenera, l'altrui duol commiserando,

Sciogli i capelli.

 

Tu piangi, derelitta, a capo chino,

Sulla ventosa balza. In chiuso loco

Gaio frattanto il vecchierel vicino

Si asside al foco.

 

Tien colmo un nappo: il tuo licor gli cade

Nell'ondeggiar del cubito sul mento;

Poscia, floridi paschi ed auree biade

Sogna contento.

 


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