Giacomo Zanella
Liriche

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Il taglio dell'istmo di Suez

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Il taglio dell'istmo di Suez

(1866).

 

Nella terra del Sol, donde fanciulla

Uscia l'umana schiatta a' lunghi esigli,

Tornan giganti a riveder la culla

Gli sparsi figli:

 

Tornano d'arti e di scïenze adulti

A' favolosi regni, ove pe' fiumi

D'azzurro fior. nella corolla occulti

Scendono i numi.

 

Batte alle porte de' sopiti imperi

Mattutina l'Europa: il desto Egitto

Per l'alte sabbie agevole a' nocchieri

Apre tragitto.

 

Un'altra, volta Iddio sull'Eritreo

Guida i popoli suoi; non come quando

Scampò pe' flutti il fuggitivo Ebreo

Dal regio brando;

 

Ma sulle prue pacifiche seduto

Che ghirlandate d'innocenti allori

Portano all'opulento Indo tributo

D'arti migliori.

 

O sepolto in tue caste, e del tuo rito

Popol tenace, che ad antichi mostri

Giganteggianti in eternal granito

Muto ti. prostri,

 

Teco noi fummo una famiglia. Erranti

Appiè dell'Imalaia l'idïoma

Teco parlammo, che passò ne' canti

D'Atene e Roma.

 

Poi col Sol divisando il nostro calle,

Noi partimmo le tende. Al mezzogiorno

Tu scendesti, e d'òr lieta immensa valle

Fu tuo soggiorno.

 

Fiero scendesti; e di lïoni alati

E d'elefanti, eroico pellegrino,

I porfidi lasciasti effïgiati

Nel tuo cammino.

 

Ma di blandi riposi il clima amico,

Le olenti selve e la spontanea mèsse

Franser tua possa: all'ardimento antico

Ozio successe.

 

Noi futuri del mondo agitatori

All'occàso movemmo. Il cielo avverso,

E sterile il terren, se di sudori

Pria non asperso,

 

Destâr l'insita fiamma. Alla natura

Noi contendemmo il päuroso regno;

E bello di costanza e di sventura

Fulse l'ingegno.

 

Austera dea, necessità le menti

Di vero in ver per ardua via, sospinse:

Co' facili commerci in un le genti

Il mare avvinse.

 

Sursero imperi e disparir: coverse

Barbara notte i rai d'ogni dottrina;

Ma civiltà rifolgorando emerse

Dalla ruina.

 

Or lieta della , che in un amplesso

I suoi possenti popoli comprende,

Verso il cheto splendor d'un promesso

Europa ascende.

 

Vieni a vederla! Assisa in sulle soglie

Dell'Orïente e di superbe sorti

Italia consapevole t'accoglie

Entro a' suoi porti.

 

Rugge dell'Adria il sollevato flutto

Al passar della prora ardimentosa;

E l'anel, che celò fido nel lutto,

Rende alla sposa.

 

Vieni! Dell'aureo Gange i nomi apporta

Al severo Occidente, e gli estri antichi

In noi con la gagliarda aura conforta

Del tuo Valmichi.

 

Noi di compasso armati e di quadrante

A' tuoi lidi verremo; e fia l'oltraggio

Ulto del vero e le catene infrante

Del tuo servaggio,

 

Quando sotto le palme e fra gli amomi

Noi moveremo insieme ed alla folta

Ombra odorata insegneremo i nomi

D'Humboldt e Volta.

 


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