Giacomo Zanella
Liriche

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Gli ospizi marini

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Gli ospizi marini

(1869).

 

All'onda, che blanda

Gli mormora al piede,

Disutil ghirlanda

Di perle non chiede;

Non chiede di porpore

Inane tributo

Il bimbo sparuto.

 

Sul mare, che freme

Tra lidi remoti

Esulta la speme

D'audaci piloti;

Da lungi riportano

Profumi e diamanti

Avari mercanti.

 

Di bende straniere,

Di gemme e coralli

Incedono altere

Le vergini a' balli;

D'estranie delizie

Odora la vesta

Che il fasto calpesta.

 

Ma questi tapini

Che, quando la brezza

De' rosei mattini

I prati carezza,

Sedersi decrepiti

Sull'uscio rimira

La madre e sospira;

 

Di fasce cruente

Il collo ravvolti;

Progenie dolente

Da' tumidi volti,

Che, tocche del vivere

Appena le porte,

Artiglia la morte;

 

Al flutto, che blando

Asperge le rive,

Commetton tremando

Le membra mal vive;

All'onde dal gracile

Lor piede battute

Domandan salute.

 

Si mesce co' venti;

Perenne, fecondo

Per l'ampie correnti

Che fasciano il mondo,

Si volve lo spirito

Che innova il creato

Col pronubo fiato.

 

Dagli antri sonori

Che il musco riveste,

Tra viscidi fiori

E frali foreste,

Si vibra, si turbina,

Anela all'uscita

Gigante la vite.

 

Noi, pallide schiatte

Che affanna il pensiero,

Che assidua combatte

La sete del vero,

Noi frante nell'ansia

D'eccelse riscosse

Abbiamo le posse.

 

Varchiamo con foco

Deserti e procelle;

Pesiamo per gioco

I mari. e le stelle;

Più rade del folgore

Gli spazi trasvola

La nostra parola;

 

Ma sotto gli allori

Che velan la fronte,

D'edaci malori

Traspaion l'impronte;

Con mani, che tremano

Stringiamo il bicchiere

Che ha colmo il piacere.

 

Tu, mare, disserra

Il grembo materno;

Tu svecchia, la terra,

Tu, giovane eterno;

Sommergi, ritempera

Nell'onde lustrali

Le razze mortali.

 

Dal fondo ruggendo,

O mare, sovente

Con vortice orrendo

Opprimi la gente,

Che credula al placido

Tuo volto mal fido

Discioglie dal lido.

 

Pel guardo, che còlti

Ne' gorghi crudeli

Que' vivi sepolti

Rivolgono a' cieli;

Pe' lerci cadaveri

Che a' lidi piangenti

Orribile avventi;

 

All'egro drappello

Che mite t'implora,

Di sangue novello

Le membra ristora;

Gioiose si affisino

Ne' volti leggiadri

Le attonite madri.

 


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