(1870).
Vorrei dirti infelice,
Vergine pellegrina,
A cui mirar non lice
Questa pompa divina
Di forme e di colori
Che inebria i nostri cori.
Ahimè! sotto la neve
Passa del Sole il raggio
E di porpora imbeve
Il fiorellin selvaggio;
Chiude la sua scintilla
Nel crisolito e brilla.
Ne' cupi alvei marini
Il vivifico sguardo
Sentono i gravi echini;
Si divincola il tardo
Polipo al tenue
Che attraversa le spume.
E tu dovrai giacerti
Nel tuo dolor sepolta,
E per vacui deserti
Mover di buio avvolta,
Tu che il Sol dalla culla
Pur vedesti, o fanciulla?
Quando ferma all'accento
D'augellino che piaghe,
O dell'aure al lamento
Per fiorite campagne,
Sostar sembri alla scura
Soglia della natura;
Vorrei dirti infelice,
Vergine pellegrina,
A cui mirar non lice
Questa pompa divina
Di forme e di colori
che inebria i nostri cori.
Ma se ti miro in volto
Del core arder gli affetti,
E la dolcezza ascolto
De' tuoi semplici detti,
Che d'arguti lepori
Dissimulando infiori;
A che segreto aprile,
A che nascosti Soli,
Dico, il color gentile,
O giovinetta, involi?
Di che piú care stelle
Le tue notti son belle?
Tal dell'antico Greco
Favoleggiò la musa,
Che nel profondo spèco
La Nereide rinchiusa
Dal mar gemme traea
E l'Olimpo vedea.
E tu, se con la mano
L'opposto ètera tenti,
Di mirabile arcano
Circonfusa ti senti,
E respiri dal lito
L'aure dell'infinito.
Dicevi un giorno (e pio
Le celesti parole
Raccolse il cor): «Se Iddio
Or mi diniega il Sole;
Se di bei studî orbata
Varca la mia giornata;
D'iraconde querele
Non vibrerò gli strali;
Né chiamerò crudele
L'autore de' miei mali.
Tenera, appena uscita
All'aure della vita,
In che peccai bambina?
Qual legge o rito offesi,
Perché l'ira divina
Sovra il capo mi pesi?
O piuttosto non cela
A noi Dio la sua tela?
Per notte aspra di guai
A maggior ben ne adduce,
Ove d'eterni rai
Vedrò rider la luce.
Non è ver che sotterra
Anche il grano si serra?
Che lo spino par cosa
Nel verno orrida e morta,
Ed in april la rosa
Sul capo ispido porta?
Tal io paga sedendo
La mia stagione attendo».
Vergine! E non sei sola,
Cui tanto bene alletti.
Natura a tutti invola
Suoi veri intimi aspetti,
E geme l'universo
Di dura notte immerso.
Di questa fuga eterna,
Onde per cerchio immenso
Morte a vita si alterna,
Quanto comprende il senso?
Non siam noi che all'ignoto
Porgiam colore e moto?
Veggenti e non veggenti
Unica notte involve;
E d'altri firmamenti
Esce l'alba, che solve
Del creato il mistero
E ci posa nel vero.