Giacomo Zanella
Liriche

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Per l'albo d'una cieca

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Per l'albo d'una cieca

(1870).

 

Vorrei dirti infelice,

Vergine pellegrina,

A cui mirar non lice

Questa pompa divina

Di forme e di colori

Che inebria i nostri cori.

 

Ahimè! sotto la neve

Passa del Sole il raggio

E di porpora imbeve

Il fiorellin selvaggio;

Chiude la sua scintilla

Nel crisolito e brilla.

 

Ne' cupi alvei marini

Il vivifico sguardo

Sentono i gravi echini;

Si divincola il tardo

Polipo al tenue

Che attraversa le spume.

 

E tu dovrai giacerti

Nel tuo dolor sepolta,

E per vacui deserti

Mover di buio avvolta,

Tu che il Sol dalla culla

Pur vedesti, o fanciulla?

 

Quando ferma all'accento

D'augellino che piaghe,

O dell'aure al lamento

Per fiorite campagne,

Sostar sembri alla scura

Soglia della natura;

 

Vorrei dirti infelice,

Vergine pellegrina,

A cui mirar non lice

Questa pompa divina

Di forme e di colori

che inebria i nostri cori.

 

Ma se ti miro in volto

Del core arder gli affetti,

E la dolcezza ascolto

De' tuoi semplici detti,

Che d'arguti lepori

Dissimulando infiori;

 

A che segreto aprile,

A che nascosti Soli,

Dico, il color gentile,

O giovinetta, involi?

Di che piú care stelle

Le tue notti son belle?

 

Tal dell'antico Greco

Favoleggiò la musa,

Che nel profondo spèco

La Nereide rinchiusa

Dal mar gemme traea

E l'Olimpo vedea.

 

E tu, se con la mano

L'opposto ètera tenti,

Di mirabile arcano

Circonfusa ti senti,

E respiri dal lito

L'aure dell'infinito.

 

Dicevi un giorno (e pio

Le celesti parole

Raccolse il cor): «Se Iddio

Or mi diniega il Sole;

Se di bei studî orbata

Varca la mia giornata;

 

D'iraconde querele

Non vibrerò gli strali;

chiamerò crudele

L'autore de' miei mali.

Tenera, appena uscita

All'aure della vita,

 

In che peccai bambina?

Qual legge o rito offesi,

Perché l'ira divina

Sovra il capo mi pesi?

O piuttosto non cela

A noi Dio la sua tela?

 

Per notte aspra di guai

A maggior ben ne adduce,

Ove d'eterni rai

Vedrò rider la luce.

Non è ver che sotterra

Anche il grano si serra?

 

Che lo spino par cosa

Nel verno orrida e morta,

Ed in april la rosa

Sul capo ispido porta?

Tal io paga sedendo

La mia stagione attendo».

 

Vergine! E non sei sola,

Cui tanto bene alletti.

Natura a tutti invola

Suoi veri intimi aspetti,

E geme l'universo

Di dura notte immerso.

 

Di questa fuga eterna,

Onde per cerchio immenso

Morte a vita si alterna,

Quanto comprende il senso?

Non siam noi che all'ignoto

Porgiam colore e moto?

 

Veggenti e non veggenti

Unica notte involve;

E d'altri firmamenti

Esce l'alba, che solve

Del creato il mistero

E ci posa nel vero.

 


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