Giacomo Zanella
Liriche

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Settembre 1870.

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Settembre 1870.

 

Giammai d'àrbori, d'acque,

Di silenzio, d'obblío,

Più profondo desío

Nel core non mi nacque;

Né mai fiera, intensa

Mi stimolò la cura,

Di mescermi all'immensa

Vita della natura.

 

Vorrei cangiar di spoglia:

Questa maschera umana

Vorrei gittar lontana.

Oh, s'io fossi la foglia

Che contro il sol protende

Il suo picciolo schermo

E dall'ardor difende

Il fiorellino infermo!

 

Quando nel tuo sembiante

Io mi affiso, o mortale,

Un'angoscia m'assale

Che mi rattien tremante.

Del divin dito appena

Vi discerno piú l'orme,

Ma lampeggiar la ïena

Vi rimiro che dorme.

 

Sognai. Vedea natura.

Per florido sentiero

Movere incontro al vero

Umanità secura.

Sognai spenta ogni lite

D'oppressi e d'oppressori;

E le alterne ferite

Chiudere età migliori.

 

Con mille lauri al crine

Chimica e le sorelle

Vedea, possenti ancelle,

Scender nelle officine;

E ne' porti tranquilli,

D'ignote merci opimi,

I fratelli vessilli

Pender d'opposti climi.

 

Vedea presso la cuna

Del poverello, accanto

Dell'operaio affranto

Dall'irosa fortuna;

Ovunque un bieco appare

O supplichevol viso,

Come presso un altare

Amor Fraterno assiso...

 

Qui, dove stommi, è pace

Meridïana: al fosco

Rezzo del vicin bosco

L'augel ripara e tace.

Nel campo, ove il marito

Dall'alba ara o raccoglie,

Siede al breve convito

Co' pargoli la moglie.

 

Io guardo e gemo. Oh quanto

Correr di sangue altrove!

Di quante spose piove,

Di quanti orfani il pianto!

La speme de' coloni

Col fumo al ciel si volve;

E le vaste magioni

Dell'industria son polve...

 


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