Giammai d'àrbori, d'acque,
Di silenzio, d'obblío,
Più profondo desío
Nel core non mi nacque;
Né mai sí fiera, intensa
Mi stimolò la cura,
Di mescermi all'immensa
Vita della natura.
Vorrei cangiar di spoglia:
Questa maschera umana
Vorrei gittar lontana.
Oh, s'io fossi la foglia
Che contro il sol protende
Il suo picciolo schermo
E dall'ardor difende
Il fiorellino infermo!
Quando nel tuo sembiante
Io mi affiso, o mortale,
Un'angoscia m'assale
Che mi rattien tremante.
Del divin dito appena
Vi discerno piú l'orme,
Ma lampeggiar la ïena
Vi rimiro che dorme.
Sognai. Vedea natura.
Per florido sentiero
Movere incontro al vero
Umanità secura.
Sognai spenta ogni lite
D'oppressi e d'oppressori;
E le alterne ferite
Chiudere età migliori.
Con mille lauri al crine
Chimica e le sorelle
Vedea, possenti ancelle,
Scender nelle officine;
E ne' porti tranquilli,
D'ignote merci opimi,
I fratelli vessilli
Pender d'opposti climi.
Vedea presso la cuna
Del poverello, accanto
Dell'operaio affranto
Dall'irosa fortuna;
Ovunque un bieco appare
O supplichevol viso,
Come presso un altare
Amor Fraterno assiso...
Qui, dove stommi, è pace
Meridïana: al fosco
Rezzo del vicin bosco
L'augel ripara e tace.
Nel campo, ove il marito
Dall'alba ara o raccoglie,
Siede al breve convito
Co' pargoli la moglie.
Io guardo e gemo. Oh quanto
Correr di sangue altrove!
Di quante spose piove,
Di quanti orfani il pianto!
La speme de' coloni
Col fumo al ciel si volve;
E le vaste magioni
Dell'industria son polve...