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I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio
(1878).
Dal marmoreo verone, ove ti pose
Di gentil giovinetta accorta mano,
L'aure profumi, o tolto al suburbano
Portici tuo, bel cespite di rose;
E la marina, che lo rupi abbraccia,
Ubertoso d'aranci, e l'arso monte
Abbominato ti rimiri a fronte,
Che l'obblïosa, Napoli minaccia.
Cruda matrigna, che dell'uom non cura.
Le minute prosapie, e fato arcano
Contro cui d'arte e di possanza è vano
Ogni argomento, io non dirò natura,
Che te, rosa gentile, e tanta luce
Varia d'oro e di azzurro, e questa zona.
De' colli, alle cui falde il Tirren suona,
E queste notti e questo Sol produce.
Nudo non già, né vedovo di forza,
Appena il foco elementar ne' chiostri
Intimi scese, e d'ardui steli e mostri
Si popolò questa terrestre scorza,
L'uomo uscí ne' suoi regni; e se l'artiglio
Del falco e del leone a lui contese
Provvido nume, nel pensier gli accese
Raggio d'antiveggenza e di consiglio,
Ond'egli armato e dall'esempio altrui
Fatto piú saggio, nove leggi indice
Alla vetusta delle cose altrice
Che, qual doma beltà, si arrende a lui.
Degno d'imperi non sarà chi nato
In molli coltri e ne' trastulli ignari
Di regal tetto adulto ebbe degli avi
Quello, in cui si pompeggia, eccelso stato,
Ma chi col senno e con la man dall'ima
Condizïon, dove il premea la sorte,
Per le cresciute avversità piú forte
Raccoglie il piè su glorïosa cima.
Larva non è di fantolin che sogna,
Ma, di patria miglior grido materno,
L'alta speme, onde l'uom si sente eterno
E sovra il Sole una dimora agogna;
E virtù che a' codardi ozî lo fura;
Virtù che per sudata erta lo sprona
A non venali palme; e cor gli dona
Incrollabile a' colpi di sventura.
Cantor della Ginestra! E meno infermo
E piú saggio dell'uom, l'umile arbusto
A te pareva, che sul fianco adusto
Del tonante Vesèvo non ha schermo,
E sotto l'ignea cenere che inonda
E del pio villanello arde la speme,
Non renitente al fato, che lo preme,
Tacito piega l'odorata fronda?
Ma tu l'invitto core al fato avverso
Già non piegasti; né natura ingiusta
Fu, se di membra ti negò venusta
Salda compage, e ti concesse il verso
Divino e tutta la beltà ti schiuse
De' profondi suoi regni, onde la mano
Di strali armavi e saëttarla invano;
E lodi sul tuo labbro erano le accuse.
Madre leal l'indebito sogghigno
Or ti perdona; e dove cielo e mare
Han di color meravigliose gare
E di Mantova. dorme il mesto cigno,
Riposo alle tue stanche ossa concede.
Di vïolette il suolo intorno è vario;
E le orme sue gentili il solitario
Passer vi segna col leggiero piede.