Giacomo Zanella
Liriche

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Passeggiata mattutina (iii).

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Passeggiata mattutina (iii).

 

Lascio la soglia allor che alla montagna

Il primo lume imporpora la vetta,

E sovra il bue, che fuma alla campagna,

Trilla perduta in ciel la lodoletta.

 

L'erta infocata piú e piú guadagna

Il Sol che obliquo il fianco mi saetta,

E l'enorme ombra mia, che m'accompagna,

Sovra le siepi ed oltre il fiume getta.

 

Guardo, ridendo, alla lunghezza immensa

De' miei mobili stinchi; e cerco invano

Il capo, che fra i rami e l'erba densa

 

Si perde indistinguibile e lontano,

Come spesso si perde, allor che pensa

Prender piú spazio, l'intelletto umano.

 

La bellezza dell'Astichello (iv).

 

D'Omèro a' nel tuo muscoso fondo

Di pomici bei seggi e di coralli

E di candide ninfe insonni balli

Credulo avrebbe immaginato il mondo,

 

O pensoso Astichel, che vagabondo

Pe' taciturni tuoi tornanti calli

Alle sparse d'armenti opime valli

Porti il tuo gorgo limpido e fecondo.

 

Se della Luna il raggio, che trapela

Tra pioppo e pioppo e la corrente imbianca.

D'una Najade il dorso non rivela,

 

Non rimpiango l'Olimpo; e m'è ventura

Pascer la mente, di sognar già stanca,

Nella schietta beltà della natura.

 


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