Camillo Berneri
Il viaggio di un ignorante
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IL VIAGGIO DI UN IGNORANTE OSSIA RICETTA PER GLI IPOCONDRIACI

XI

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XI

Oh, finalmente respiro! esco fuori da questo gineprajo delle belle arti, non so con quanta infamia, ma certamente con molto piacere. Però, era necessario che ne parlassi, perchè bisogna sentire anche il voto degli ignoranti: capperi! siamo la sterminata maggioranza del genere umano, e non abbiamo da dire il nostro riverito parere? Ho voluto dirlo io per tutti e se le mie proposizioni furono delitti e sacrilegii, sappiate che c'è la circostanza aggravante di averli commessi non trascinato dalla passione, ma a sangue freddo, con noja, per pura inclinazione alla malvagità. Ma ho finito davvero: ora ritorno snello e ringiovanito tanto, che voglio parlare di belle donne, anche per compensarvi degli sbadigli e tenervi attenti.

Chi non ha viaggiato è sempre imbevuto di mille pregiudizii sulle altre nazioni: ma se per disgrazia viaggiò sui libri serii e sentenziosi, faccia conto che la propria testa sia l'emporio o il caos di tutti gli spropositi. Io ne sono un esempio: prima di andare a Parigi, ho sempre creduto che le donne di Francia fossero le più brutte d'Europa: e anche da lontano filosoficamente indovinava che se le medesime sono famose per lo spirito, la grazia, l'eleganza, e i modi seducenti, tutto ciò è artifizio necessario per coprire la mancanza dei doni naturali. Mi ricordo perfino, che quando passava le Alpi, fregandomi le mani, diceva: " Finalmente le vedrò anch'io quelle smorfiose scimiette!

Ma chi diavolo t'ha messo in capo siffatte stramberie? dirà taluno. " I libri, rispondo io: i libri serii: il seriissimo signor Nicolò Tommaseo: di chi s'ha da fidarsi se non ci fidiamo di lui? Sono già moltissimi anni ch'io lessi in alcuna delle sue opere, non mi ricordo più se in Fede e Bellezza, o nelle Scintille, o negli Incendii, insomma in un suo libro, queste precise e testuali parole: " Le donne Italiane hanno volti e facce: le Francesi, musini e visini. " Ah, signor Nicolò! come va questa faccenda? ha detto davvero o da burla? nel primo caso, pensino a vendicarsene i Francesi, se ne hanno voglia: nel secondo caso, potrei pensarci anch'io. Le sciocchezze enormi tocca a me a dirle (le mediocri sono permesse a chichessia): a me, che in questa grande e spiantata Compagnia Comica della Letteratura Italiana ho preso le parti di Meneghino e di Stenterello. Ma lei! un così distinto Padre Nobile, discendere a questi lazzi sfrenatamente ridicoli, e osare di superarmi! Pensi a stare nel suo carattere, o che io le farò qualche brutta scena dietro le scene.

Ma lasciamo gli scherzi, signor Nicolò: e siccome io la stimo molto e per ingegno e per virtù, la prego a meditare un momento con me la perversità del cuore umano sempre inclinato al male. Io ho letto molte opere di lei: e con interesse, e con piacere; ebbene, lo crederebbe? di tante belle e buone cose non mi ricordo più un ette, un'acca, un jota: e in cambio mi restarono in mente con una prodigiosa precisione le varie stramberie che per atrabile o soverchia pompa d'originalità si è lasciata scappare dalla penna. Come si spiega questo fenomeno? succede così a tutti gli altri ignoranti? sarei curioso di saperlo. È un anno o poco più che lessi un suo bell'Opuscolo, in elogio dell'illustre filosofo Rosmini. Se ella mi dimandasse oggi che cosa mi sia restato nella zucca di quella lettura, dovrei rispondere in coscienza: " Nulla affatto. " Ma una sola parola, anzi una sola lettera d'alfabeto ha reso per me immortale quel libro: polenda in luogo di polenta. Quell'inaspettato, quel terribile d mi andò alla testa, mi andò al cuore, mi andò al fegato, mi ha messo in furore. Picchiai sulla tavola un sì forte pugno, che se ci fossero state sopra delle preziose bottiglie in cambio di stolidi libri, si sarebbero arrovesciate tutte, e il vino avrebbe corso per la stanza. Io gridava come un frenetico: " Ah, cani rinegati! non ci lasciano più nemmeno la polenta! Capisco che secondo alcuni tutta la lingua italiana è da rifarsi, e si deve scrivere come parla il popolo fiorentino (cosa tanto bella quanto impossibile): capisco che secondo altri tutta la lessigrafia va capovoltata, e le lettere doppie devono semplificarsi, e raddoppiarsi le scempie, e tutti gli o diventare u, e tutti gli u diventare o, ec. Facciano pur tutti in questa maladetta babele quel diavolo che vogliono o quel che vuole il diavolo, che non me n'importa un cavolo. " Ma mettere le mani fino nella polenta, questo poi non me lo sarei aspettato! A Firenze si dice proprio polenda? quando ciò fosse, badate che sarà più molle della nostra, sarà appena polendina. O Bergamaschi! giacchè Milano è indifferente a tutte le profanazioni, levatevi almeno voi altri a difendere la vostra polenta che fu sempre col t e sempre lo sarà, tanto più che quella lettera salda ne esprime così bene la saldezza. Ma, per mia regola, la famosa Casa storica dei da Polenta, d'onde nacque la soave ed infelice Francesca da Rimini, dovrà chiamarsi in avvenire Casa da Polenda?

Sul finire di queste riflessioni, mi entrò nello studio la servetta a dire: « " È in tavola. " Si? vengo subito: e, dimmi un poco: hai fatto la polenda oggi? " Che cosa è questa polenda? " Eh, capisco che non capisci, perchè non sei buona di leggere che il Manuale di Filotea: ma sappi che d'ora in avanti la polenta si deve sempre chiamare polenda: e se non lo terrai a mente, ti caccerò via dal mio servizio.» " Quella ribalda corse da mia moglie a ripetere il solito ritornello: " Guardi che il padrone a furia di leggere libri latini finirà a diventar matto " e le raccontò della polenda, e ne fecero insieme un ridere infinito.

Ma ritorniamo alle belle donne. Io posso assicurarvi come testimonio oculare che anche in Francia, e specialmente in Parigi, le donne hanno tutte il volto e perfino la faccia. Per verità, non posso intendere la differenza di queste due parole come il celebre Autore dei Sinonimi: quindi a buon conto le scrivo tutte e due per non arrischiare di lasciare imperfetto quel bel sesso. In quanto poi a musini e a visini, ce ne saranno forse, ma io non me ne sono avveduto: e il pregiudizio delle scimiette parigine mi è svanito: anzi, ho concluso che se mai quella brutta parola potesse applicarsi alla più cara metà del genere umano (ben inteso, nel solo senso figurato dello spirito d'imitazione), dovremmo chiamar scimie le signore di tutto il resto del mondo; perchè nessuna osa mettersi un cappellino o una mantiglia o un nastro senza l'ordine del figurino di Parigi, che regola il gusto e le mode dell'Orbe, come il sole ne regola le stagioni.

«Ma quei volti e quelle facce, dirà taluno, di che tipo sono? " Sono del tipo Caucasico, il migliore che esista: più, sono del nostro ceppo, o del nostro albero: a un dipresso: perchè le differenze delle razze secondarie sono già in gran parte confuse o svanite, almeno nelle città, per effetti di conquiste, di emigrazioni, di immigrazioni, ec., e da qui a un secolo ci vorrà un bel talento a distinguerle, dopo le strade ferrate, e i moltiplicati commerci, e il crescente poliglottismo, ec. Tutto il mondo finirà a essere di razza croisée. Per esempio: noi Lombardi che razza siamo? fummo i Longobardi venuti dall'Asia, e poi mischiati cogli Insubri, coi Galli, cogli Ispani, coi Goti, coi Visigoti, cogli Ostrogoti.... che so io? con tutte le genti. Beati noi, che a forza di ripetuti innesti diventammo i più belli e ricercati fiori della Terra

«Ma, dirà tal'altro, tu, che sei dottore, distingueresti una Francese da una Italiana? " Probabilmente no: salvo che fossero due prototipi di rappresentanza nazionale; ma mezza dozzina di Francesi pigliate a caso, da una parte: e mezza dozzina di Italiane pigliate a caso, dall'altra; credo che le distinguerei. " A quali indizii? " È difficile lo spiegarmi, perchè sono ignorante: ma direi che le Italiane hanno lineamenti più regolari: e le Francesi, fisonomie più capricciose e piccanti. Insomma, se si potessero avvicinare la più bella donna d'Italia e la più bella di Francia, sono certo che la prima avrebbe il trionfo della bellezza: e la seconda, quello della leggiadria. " E, dimmi un poco: fra tante leggiadrissime, non ce n'è stata alcuna che ti abbia ferito il cuore? " Ah, matti! il mio cuore è invulnerabile da tempo immemorabile: non vedete quale usbergo ho sul petto? per colpirmi fino al centro dei palpiti ci vorrebbe un'arma troppo lunga. " Ne hai vedute molte? " Potete imaginarlo: un numero infinito, di tutti i ceti e di tutte le età, ai passeggi, nelle folle, nei balli popolari, nei caffè, nei teatri, nelle trattorie, nelle carrozze, all'Esposizione Universale....»

Oh poveretto me! ora che ci penso: sono andato a Parigi espressamente per vedere l'Esposizione, e vo debitore al bel sesso di ricordarmene appena in questo momento. Per buona fortuna il mio libro non è ancora giunto al numero di pagine prestabilito, e ho tempo di parlarvene: adesso no, che sono fra le Belle. Fu appunto all'Esposizione che potei contemplare con agio anche le baronesse, le contesse, le marchese e le duchesse: che io le battezzava per tali, così a lume di naso, secondo le livree che le accompagnavano, e la squisita semplicità dell'eleganza, e il fare aereo, e il non accorgersi di chi le guardava, e la dignità dei modi, e la nobilissima arte nell'andare.... Donne Italiane! perdonate, ma in genere la conoscete poco quest'arte che coll'uso diventa sublime natura: non capite, non indovinate quanta grazia abbia un bell'incedere, e quanto fascino eserciti sull'umanità. Alla sola maniera di passeggiare si può scoprire una Regina in maschera, e perfino una Dea. Incessu patuit Dea, disse il più gran poeta del mondo: e queste parole compendiano un trattato di estetica feminile. Quel moversi composto, lento, molle, alquanto ondulato, col passo un po' da piccione: tutto ciò è, massime nelle alte stature, qualche cosa di ineffabilmente giunonico. È difficile esprimere in modo abbastanza grafico siffatte idee: bisogna proprio che andiate a Parigi a vedere, che se ne intendono: usus vos plura docebit. L'alta aristocrazia poi si distingue anche per un andare un po' rotto, stanco, molto appoggiato al braccio del Cavaliere: indizio della costante abitudine alla carrozza, e del non essere buone di girare a piedi che sui morbidi tappeti delle sale. Difatti varie Dame visitavano l'Esposizione adagiate in piccole carrozzette, simili a quelle che si fabricano per divertire i fanciulli, e tirate a mano da un servitore. La prima che mi capitò di vedere mi ha cagionato la più dolorosa impressione: era una bella e giovane signora dall'aria sentimentalissima, dal colore alabastrino, dagli occhi che valevano mille franchi per ogni occhiata: e posava in Dea della noja. Io, colla rapida intuizione del Pratico consumato, capii subito di che si trattasse, e sclamai: " Povera contessina! è paralitica. " A mio dispetto mi sentii strascinato a seguirla, però alla distanza voluta dal riguardo di non attirare gli sguardi, e di non parere in impresa di conquista. E pensava: " Ma, che diavolo può aver fatto questa povera diavola per aver già perduto l'uso delle gambe? M'imagino che avrà già straccato una coorte di famosi medici, con Andral alla testa: e un reggimento di operosi chirurghi, con alla testa Velpeau. Sa il cielo quante pillole e polveri e bevande abominevoli le avranno fatto ingollare i primi: e come i secondi le avranno rovinata la schiena a furia di frizioni, di vescicanti, di setoni, di potassa caustica e di ferro rovente. L'avranno galvanizzata coll'elettricità: l'avranno mandata a tutti i fanghi, a tutte le terme, a immergersi in tutti i mari. Avrà anche esperimentato i magnetizzatori più saturi di fluido, e interrogato le più lucide e chiaroveggenti pitonesse sonnambule: anche da lontano, per epistolario, mandando loro per una sola volta un ricciolino di quei capelli adorabili, e 50 franchi tutte le volte. avrà omesso di invocare i farmaci della blanda e soave Omeopatia, che sarà riescita a farle percorrere tutta la scala ascendente e discendente.... dei globuletti misteriosi. E quante centinaja di napoleoni d'oro le avranno mangiato tutti insieme quei sapientissimi, e con questo bel risultato! Almeno i medici d'Italia l'avrebbero acconciata e lasciata come è, ma appena per gli interessi di tutto quel capitale.

E l'idro-glacio-sudo-terapia

l'avrà provata? un pochettino di Niagara sul dorso tre volte al giorno per cento giorni, e negli intervalli fasciarla e impacchettarla ben bene come una mummia d'Egitto, chi sa? forse le gioverebbe come tutte le altre cure accumulate insieme. Quanto sarei beato di poterle fare un piccolo consulto, così strada facendo, lei in carrozzetta e io a piedi! sarebbe almeno qualche cosa di nuovo: le proporrei di esperimentare il dolce clima d'Italia: le parlerei dei miracoli che si ottengono sulle deliziose rive del Lario da un cavaliere Mayer a Regoledo, da un cavaliere Curtius a Cernobbio (i taumaturghi esotici che girano l'Italia sono tutti cavalieri). Io l'accompagnerò nel viaggio: io la consegnerò allo stabilimento salutare: e colla strada ferrata per Como volerò più volte la settimana a farle le mie visite medico-sentimentali. Oh come è languida e interessante! per guarirla, bisogna tentare di rapirla. Fra questi pensieri, colla testa in subbuglio, col cuore che martellava a stormo, io mi era avvicinato fino a due passi dalla Signora: e stava già per metter mano al cappello, e trinciarle un ossequiosissimo inchino. Quand'ecco, nel guardare innanzi, vedo venire un'altra carrozzetta, con entro una Dama che era più bella ancora della prima. Per la gran maraviglia, e per la confusione di tutte le mie idee, non sapeva più cosa mi facessi: e istintivamente commisi una piccola infedeltà abbandonando la prima e seguendo la seconda. Ma anche i pensieri cambiarono affatto direzione. " Capperi! come va questa faccenda? qui si tratta di epidemia bella e buona: sì, certo: è la paralisi epidemica del bel sesso, anzi del bellissimo sesso. E quale ne sarà la causa? qui sta il punto. Questi famosi medici saranno bene in comunicazione scientifica coll'Osservatorio Astronomico e col Bureau des Longitudes per tenersi al fatto di tutte le condizioni locali cosmico-atmosferico-tellurico-costituzionali: avranno in casa le tavole statistiche delle oscillazioni termometriche, barometriche, igrometriche dell'ultimo centennio, colle rispettive massime, medie, minime e adequate per ogni anno, per ogni stagione, per ogni mese, per ogni giorno. Con questi e tanti altri preziosi elementi, perchè non sanno guarire la paralisi epidemica?

Ma.... cosa vedo? (Eravamo entrati nella corsia mediana dell'Esposizione, e nell'ora più aristocratica.) Una terza carrozzetta, una quarta, una quinta, una sesta.... tutte portanti una leggiadra Ninfa. Restai petrificato per l'erroneità de' miei diagnostici: ma lo capii subito, e mi consolai pensando che è già da gran medico il capire anche dopo: perciò ho concluso, tirando una gran presa di tabacco: Non si tratta di paralisi: è affettazione, è moda, è bon-ton: ah smorfiosette svenevoli e inesauribili, che in una soirée dansante sareste capaci di rotolarvi come trottole per dieci ore!

Alle feste da ballo poi del Jardin d'hiver e del Mabille ho passato in rivista un mondo di signorine un po' alla buona, o almeno senza paralisia. Bisogna vederle ballare collo sciallo indosso, e col cappellino in testa: era d'estate; altrimenti, credo che avrebbero portato in vortice anche il manicotto. E si avvincolano e si divincolano e scivolano e guizzano e saettano come serpenti tanagliati nella coda. Io dimandava a qualche conoscitore: «Chi sarà questa? " Une grisette " E quest'altra? " Une soubrette " E quell'altra così coquette? " Une lorette " », insomma, tutte colla rima in ett. E moltissime hanno proprio visetti e musetti (badate che non dico visini e musini) così vezzosetti e piccanti e traditori, che vi farebbero perdere il cervello: fortuna che, essendo in tante, v'imbrogliano nella preferenza, e vi lasciano il tempo di riflettere che a perdere la testa la sarebbe una vera pazzia.

Ma per chiudere questo capitolo che potrebbe andare all'infinito, voglio dirvi una sola cosa ancora, in prova che noi Lombardi siamo la più fina razza del mondo. Fra tante Belle che ho veduto in Parigi, volete sapere quale, a mio giudizio, fosse la più bella? una nostra Milanese, la signora E. Th. nata C., che nel luglio 1855 trovavasi a diporto. Vorreste, eh? che scrivessi giù in lungo e in largo le tre parole: capisco; e lo farei di buon grado, non essendo il caso di farne un mistero. Ma penso che quella savia e gentile Signora potrebbe accidentalmente aprire il mio libro a questa pagina, e metter gli occhi adirittura sul proprio nome. Vedersi tirata in ballo per la stampa, senza saperne il perchè, e per opera d'un ignorante così strambo e maldicente, sarebbe cosa, vi dico, capace di produrle un grave spavento, e forse anche un deliquio. No, no: lettori cari, accontentatevi delle iniziali e indovinate.


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