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Dopo aver parlato delle belle Francesi, sarebbe quì il caso d'istituirne un paragone colle bellissime Inglesi: ma c'è una piccola difficoltà: la perfida Albione non ebbe l'onore d'essere da me visitata. " Come, come? sei stato a Parigi, e non hai fatto una gita a Londra? " No: bisogna che finalmente la sappiate questa grande stoltezza: e da ciò capirete cosa non possa aspettarsi da un ignorante par mio: stare venti giorni a gironzare oziosamente per Parigi, e non risolversi mai a una piccola corsa di undici ore tanto ovvia e indicata! è un fatto così incredibile che finisco a meravigliarmene io stesso. Ah birbone! era proprio indispensabile che io andassi fin là, fosse anche stato per un paio di giorni: tanto da inebriarmi di quel panorama, di quello spettacolo, di quel casa del diavolo! tanto da poter dare ad intendere d'aver veduto tutto e farne un libro! oh che porco! trovarmi già nell'anticamera di Londra, e dormicchiare sopra una panca, e non entrarci mai! nella Capitale dell'Universo che vale in popolazione tutta la Lombardia, che vale in tesori tutta l'Europa, che vale in prepotenza e sceleratezze tutto il Globo! Dove i piroscafi percorrono a centinaia un immenso fiume: dove il fiume entra negli immensi emporii: dove i bastimenti entrano come api a deporre nei magazzini il miele raccolto da tutte le parti del mondo: dove le strade ferrate passano perfino sopra ai tetti, o corrono anche per le cantine: insomma,
Dove è silenzio e
tenebre
La gloria che passò:
cioè, dove la stessa Parigi diventa al paragone una povera cosuccia, ossia una piccola città abbastanza disoccupata e deserta.
Ora che ho reso amplissima ragione alle vostre ragioni, che sono poi anche le mie, degnatevi di sentire le scuse di quel deplorabile misfatto di omissione. Io sono inerte per natura, e senza una spinta non fo mai nulla. Perchè sono andato a Parigi? perchè tutti mi dicevano che una volta o l'altra bisogna andarci, e che era un peccato a lasciar fuggire l'epoca della Esposizione, e che a non movermi mai mai da Monza era una grande asineria. Ebbene, io risposi, andiamo a Parigi per fare un'asineria di meno o di più, che è poi lo stesso. E questo libro perchè lo fo? perchè gli amici mi seccano di farlo. Io fo tutto quanto vogliono gli amici, e il più delle volte anche quello che desiderano i nemici: non so stare in sul no: guai, se in cambio di essere un brutto omaccio fossi stato una bella signorina!
A Parigi che fui, siccome il mio compagno di viaggio era già stato a Londra e non ne parlò mai, a me non venne neppure in mente che la ci fosse al mondo. Supponete che una mattina nell'escire dall'hôtel avessi incontrato a caso un amico: avrebbe potuto nascere il seguente dialogo: " «Addio, caro; dove sei indirizzato? " Vo qui a prendere un brougham che mi conduca alla strada ferrata per Londra. " Ah, vai a Londra? " Sì: vuoi venire anche tu? " Perchè no? per quanti giorni? " Per cinque o sei. " Vengo anch'io. " Ma guarda che si va via subito. " In tre minuti sono pronto: salgo a prendere il soprabito, a mettere un po' di biancheria nella borsa da notte, e un po' di soldi nel borsellino. Tu ripassa col brougham, e mi troverai qui sulla porta ad aspettarti. Ehi, portiere! avviserete il mio compagno che per una settimana non mi aspetti perchè sono a Londra.» " E sarei andato: ma che colpa ne ho io se non mi capitarono congiunture opportune e determinanti? aveva da andare io solo? a non saper che fare, nè quali cose vedere, nè in quale albergo dare il capo? a prendere tutto per me un servitore di piazza? a spendere in due giorni quanto potrebbe bastare per dieci?
E la lingua? a Parigi parlo con una facilità e naturalezza infinita: ma a Londra ci avrei trovato le mie difficoltà: io l'inglese lo so così, nè troppo nè poco: ma avendo scoperto che è una lingua empia e ladra, ne ho dismesso l'esercizio da tempo immemorabile. Un giorno mi trovava in casa di Donna Fanny X.... Capirete che quando una signora milanese preferisce al grazioso nome di Cecchina quell'altro così antipaticamente esotico di Fanny, il meno che possa fare è di confessarsi in francese e dire le orazioni in inglese. Difatti aveva là sul tavolino un libro della messa in quest'ultima lingua. E io scorrendolo sbadatamente cogli occhi, le dimandai: " «Chi può essere questo Lord che vedo ripetuto molte volte in ogni pagina? " È il Signore. " Lo so anch'io che i Lordi sono tutti signori, e sfondati nei milioni: ma vorrei sapere chi sia quello citato qui. " Le replico che è il Signore: il Signore Iddio. " Oh, questa poi mi riesce nuova! Dunque gli Inglesi danno a Dominedio del Lord, come se si trattasse di un Bentinck, di un Minto, di un Palmerston o d'altri consimili cialtroni e gabbapopoli? Cara lei, l'ascolti il parere d'un galantuomo alla buona: mandi al diavolo questa lingua e questi libri da eretici: e giacchè del nostro non ci resta più nulla, almeno teniamoci un po' meglio attaccati alla nostra lingua e alle nostre Cecchine!»
Un'altra volta, mentre io stava leggendo la traduzione dell'Otello, entra un tale e mi dice: " «Cosa leggi di buono? " L'Otello di Sa-ke-spe-a-re. " Ih, ih, ih, ih! " Di che ridi, imbecille? " Rido del tuo Sa-ke-spe-a-re. " Però, ci manca qualche cosa? " No: anzi ce ne cresce: ti avverto che si pronuncia Schecspir. " Come? si pronuncia...? " Schecspir. " Fai da burla o davvero? " Ma davvero come è vero che esisto. " E allora perchè si dice la perfida Albione? sarà perfidissima, non ne dubito: ma più ancora che perfida deve essere ladra. Se sulle parole, che per essere ciarle non valgono un quattrino, fa la tassa del sessanta per cento, riducendo cinque sillabe a due; vorrei un po' sapere quanto ruberà sulle mercanzie più necessarie alla vita, delle quali ha il monopolio universale. Ritieni pure che se ogni cosa costa carissimo in modo che non si può più vivere, è tutto merito dell'Inghilterra: anche per certe ragioni che ti dirò un'altra volta. Intanto fo la mia protesta che di lingua inglese non voglio più saperne.» " E così ho fatto: Dunque come avrei potuto andare a Londra io solo? Dovete poi anche sapere che Parigi è un paese traditore. Il forestiere vi si trova così piacevolmente, che senza pensarci obbedisce al proverbio: Chi sta bene non si mova. Tutto vi alletta e vi diverte: è una continua varietà che v'incanta, che paralizza i desiderii d'altre spedizioni, che vi obbliga a trovar troppo vicina l'epoca di dovervene andare. In quei venti giorni io credo di non essere escito dalle Barriere più di tre volte: un giorno per visitare il Père Lachaise, un altro per il Bois de Boulogne, e un terzo per ammirare le grandezze reali del Palazzo e dei giardini di Versailles. Insomma, Londra farà dimenticare Parigi, ma Parigi per qualche mese non permette di pensare a Londra.
Ma se non ho potuto pensarci allora, ci penso adesso, e con tanta intensità, e con idea così fissa, che finirò a renderla mobile coll'andarci. È necessario che ci vada: perchè Londra attende ancora la propria descrizione: e la farò io: bene inteso, non la descrizione delle Guide o delle statistiche numeriche: miserie, delle quali ne avrà a centinaja; ma la pittura di quel paese a scorci, a lampi, a botte di tavolozza michelangiolesche. Sì: per quanto io non sappia ancora nulla di quello che scriverò, sento che sarà l'opera mia più capitale, il mio grande affresco, o Giudizio Universale. Voglio essere il Michelangiolo di Londra. Nè lo dico per superbia: oibò! vorreste che io mi degnassi di essere orgoglioso? è il peccato di tutti gli asinacci antipatici e perfino degli asinelli ridicoli. Parlo in forza d'un ragionamento ineluttabile che vi metto dinanzi in forma di sillogismo. " Il libro che io scriverò su Londra è ancora tutto in mente Dei. " Atqui in quella mente non possono stare che pensieri divini. " Dunque il mio libro sarà.... La conseguenza finitela voi, che a me la modestia non lo permette. Sapete piuttosto di che ho paura? di non poterlo mai fare per mancanza di occasione. È un destino crudele che le mie Opere più stupende e ammirabili sieno propriamente quelle che non ho mai potuto fare. Ma questa volta vorrei riescirvi davvero: e a raggiugnere lo scopo abbisogna che io vada a Londra; che ci stia un mese; che ci stia col cuore libero e largo, cioè da gran signore, se ho da veder tutto e andar dovunque; e che ci vada senza un soldo del mio, perchè non ne ho mai di avanzo; e che ne ritorni con del denaro altrui, se ho da rifarmi del tempo perduto senza lavorare. Cose che vi sembreranno difficili, e che non pajono troppo facili nemmeno a me. Però, chi sa mai? tentiamo: ecco la maniera. Apro un concorso a chi vuol avere la fortuna di menarmi a Londra per quel famoso libro che devo fare. Le condizioni sono le seguenti.
Primo. " Il mio Compagno di viaggio deve essere milionario, e molto: per esempio, terque quaterque: insomma, più è ricco meglio sarà, perchè così io non avrò nè pena per lui a vederlo spendere allegramente, nè rimorso per me di essergli a carico.
Secondo. " Il mio decoro non mi permette di essere a carico di nessuno, fosse anche un Creso: perciò, oltre allo spesarmi di tutto, l'aspirante mi pagherà una somma da determinarsi: perchè io non verrò che nella mia doppia qualità di medico e chirurgo. Viaggiando all'estero, un gran signore che si rispetti farà sempre cosa nobile e prudentissima a tenersi al fianco un distinto Esculapio nazionale. Supponete, mio caro Conte o Marchese, che a Londra vi cogliesse una grave infermità: vorreste correre il pericolo di farvi ammazzare all'Inglese? pazienza all'Italiana, coi metodi della cara patria! Ma non abbiate paura, che sarò là io: chiamerò a consulto i primi professori, e parleremo in latino, e ci provederemo noi col metodo misto!
Terzo. " La nostra reciproca libertà individuale sarà garantita. Se mai, per quanto Illustrissimo o anche Eccellentissimo, sarete persona di modi semplici, ambrosiani, tanto da piacervi un buon diavolaccio par mio, staremo sempre insieme a ciarlare e ridere come matti. Sì, v'insegnerò l'arte impagabile di ridere, che voi altri signori solitamente conoscete poco; primo, per essere in preda alla noja, e sazii di tutto, e perciò quasi sempre arrabbiati: secondo, perchè in genere non vi sapete circondare che di parassiti minchioni e vili, la cui sola abilità è di fomentarvi le frivole o malvage passioncelle della ricchezza male impiegata. Quando poi la mia compagnia vi seccasse, state tranquilli che anch'io mi seccherò della vostra: differenze di temperamenti: non c'è nulla di male: anzi tutto camminerà egualmente benissimo, e colla migliore armonia del mondo. Alla mattina anderemo io da una parte col mio servitore di piazza, e voi da un'altra col vostro: basterà che ci troviamo, se lo desiderate, all'ora del pranzo: o anche solo un minuto prima di andare a dormire: io, per sentire da voi se la vostra preziosa salute è sempre incolume sotto agli auspicii miei: voi, per sentire da me che materiali abbia raccolto pel famoso libro da farsi sotto agli auspicii vostri. Insomma, io farò come meglio vi aggrada, tanto sono compiacente e buona pasta. Quando vorrete che stiamo insieme, ci starò ben volontieri: quando vorrete star solo, me lo direte, e vi leverò l'incomodo. Se regge il proverbio: Chi comanda paghi, desidero che fra noi regga anche la frase inversa: Chi paga comandi.
Quarto. " Io mi obbligo, contro ipoteca generale su tutti i miei beni stabili, a ricondurvi a casa sano e salvo come prima, e sopratutto contentissimo della spedizione. Ma qui taluno potrebbe dirmi: " «Dottore! e quella tale somma da determinarsi per le eventuali prestazioni mediche, in quanto dovrà consistere? " Oh, so ben che mi burliate: non si parli di queste inezie. " No, no: assolutamente bisogna parlarne, e intenderci prima. " Allora, per obbedirvi, dirò: di simili contratti non mi occorse mai di farne: ma tra noi, alla buona, faremo in ragione di tre o quattro lire al giorno.... a beneplacito vostro. (Quì sento un immenso coro di medici a fremere e gridare: " Oh che bestia rea! prostituire la nobilissima arte nostra per tre lire al giorno! " Via, calmatevi; la prostituirò per sei lire, per sette, e poi basta: ci vuole discrezione anche coi ricchi. " No, traditore! no, testa microscopica! che miseria sono quattordici o sedici fiorini per settimana? " Fiorini? chi ha parlato di fiorini? potrei essermi spiegato male, ma dovevate indovinare. Si tratta d'un gran signore, e sopratutto d'Inghilterra: perciò intendo lire sterline. Credevate dunque che io volessi conteggiare per Londra nelle nostre povere e deplorabilissime lire, delle quali ce ne vogliono sei o settemila ogni anno perchè una modesta famigliola viva di lesina e di privazioni? Matti che siete! almeno in queste cosuccie lasciatevi dirigere dal vostro papà che non manca di un certo discernimento:
A bove majori discat arare minor.
E sappiate che io, per rimediare in qualche maniera al vostro numero soverchio, tento introdurre la moda di far viaggiare i ricchi col medico: zitti dunque, e lasciatemi fare.) Perdonate, signor Conte o Marchese, se mi sono distratto un minuto con questi gonzi. Dunque, come dicevo, io vi garantisco la salute per tutto il tempo del viaggio. Ma non basta: vi garantisco anche la gloria: perchè il famoso libro da farsi sarà tutto opera e merito vostro: e io ve lo dedicherò con una dedicatoria che sarà un tesoretto, e che vi renderà immortale per tutta la durata della vita vostra.
Quinto. " Gli aspiranti al viaggio in accomandita, o sociale che dir si voglia, mi daranno la premonizione almeno di un mese: perchè essendo io a perpetuità un impiegatuccio umilissimo e subalternissimo a tutte le subalternità (effetto non de' miei meriti che sono grandi, ma de' miei demeriti che sono ancor maggiori), mi abbisognerà d'impetrare qui il permesso, là la tolleranza, altrove la clemenza, tanto da comporne un nulla osta per la successiva dimanda del passaporto. Del resto, le petizioni si protocolleranno (come sono brutte le parole burocratiche!) a qualunque Ufficio di Posta con lettera indirizzata Al Celeberrimo ec. ec. Monza. Io poi, se i candidati fossero molti, colla mano sinistra sceglierò una terna, e segnerò la nomina colla destra.
Ora sono contento, e mi figuro già di essere in mezzo a Londra a scorrerla tutta quanta, in tutte le direzioni, per vetture, per vagoni, per battelli a vapore, parlando a gesti, studiando John Bull, bevendo porter, mangiando beef-steak sanguinolento. " Ma vedete un poco come il diavolo ficchi la coda negli affari più belli: proprio nell'ardore delle mie illusioni, mentre scriveva queste ultime parole, mi capita un amico curioso che mi induce a leggergli il mio avviso di concorso. E siccome è persona di buon naso, io stava attentissimo all'effetto della lettura: difatti, egli rideva: e io pensava di far furore: e, appena finito, con modesta compiacenza gli dimandai: " «Eh? che ne dici? " Dico che sei una gran bestia. " Oh diamine! Perchè? " Non capisci che ti esponi a tutti gli scherzi dei capi ameni e dei buontemponi? Ti arriveranno da ogni parte lettere falsificate in nome delle più illustri case di Lombardia: conti, marchesi, principi, duchi: tutto il mondo dei milioni ti vorrà menare a Londra. " Corpo di Bacco! mi metti una pulce nell'orecchio, sai? e come farei allora fra tante canzonature a distinguere le serie offerte? " Sarebbe come indovinare un terno al lotto: ma le offerte serie le aspetti davvero? " Sicuramente: io non ischerzo mai: ho una gran voglia di andare a Londra in quella maniera, e perciò lo stampo: posso non trovare, ma non è impossibile che trovi: chi cerca trova, dice il proverbio: e io nei proverbii ho una gran fede, almeno quando lusingano le mie passioni. Del resto, sai cosa farò io per evitare il pericolo indicato? " Sentiamo. " Publicherò questo breve dialogo, che servirà di paragrafo sesto e ultimo: così, chi desiderasse davvero il famoso libro da farsi, indovinando le mie diffidenze, piuttosto che scrivere, manderà persona benevisa a intendersi, o meglio cercherà di parlarmi; essendo poi anche bene vederlo e sentirlo prima il proprio medico di viaggio.»
Più ci penso, e più trovo necessario d'andare a Londra: perchè se ho da continuare a scrivere bisogna bene che la mia fantasia s'inspiri di qualche gran tema. Cosa volete che vi dica stando sempre sempre qui a Monza? Se non avessi fatto una corsa a Parigi, non avreste nemmeno quest'Opuscolo. Da quindici anni che sono qui.... (o Meneghini! lo credereste che siano già passati quindici anni e mezzo dacchè ho dovuto dimandare un piccolo impiego e volger le spalle a Milano? Dio, con quale rapidità il tempo vola! Ma come è stata quella faccenda così poco onorevole per me e per voi? non mi sembra ancora possibile che per aver fatto ridere coi versi, e aver popolarizzato molte verità vitali colla prosa Il Volgo e la Medicina, doveste giudicarmi un medico da lasciarsi in ozio. Per molti altri che se la campavano bene, il solo non intendersi nè di versi nè di prosa era titolo bastante alla riputazione di medici valenti? In che modo meschino mi ha mancato la cara patria, proprio nel bello del brio, e della musa vernacola, e del coraggio civile, e dell'umor battagliero contro le ciurmerie insoffribili e stoltamente sofferte! A me pare che, se fossi nato a Monza, non sarebbe stato fuori di proposito l'invitarmi ad abitare in Milano per averne appoggio e protezione: ma voi altri, eh? quel poco di spirito che vi restava in casa l'avete spensieratamente lasciato andare a capovolgersi nel Lambro: che furbi! Me ne sanguina tuttora il cuore; non tanto per me che alla fine dei conti m'ingegno a mantenermi allegro e grasso anche a Monza: quanto per voi, pensando come varii medici si saranno pur troppo incaricati di vendicarmi dei vostri torti. Amen.)
Come dicevo, da quindici anni e più che sono qui, per non lasciarmi atrofizzare o ammuffire il cervello mi ridussi a stendere il panegirico dei cani e dei gatti; perchè, oltre all'essere tra i pochi argomenti leciti, furono anche i più interessanti che mi si presentassero, dopo i malati. Volete forse che continui così e faccia, per esempio, l'elogio dei buoi, delle oche e dei porci? ma sono temi troppo rancidi e abusati: ma se ne leggono o se ne vedono tutti i giorni sotto la forma di cenni necrologici: ma io non aspiro a diventare il Plutarco di tutte le bestie: vorrei piuttosto essere la bestia di tutti i Plutarchi. Quando sarò andato a Londra, come spero, allora sì che potrò scrivere un libro: e farò ridere tanto i miei Milanesi, che finalmente si vergogneranno di avermi mandato in Collegio a Monza.