Camillo Berneri
Il viaggio di un ignorante
Lettura del testo

IL VIAGGIO DI UN IGNORANTE OSSIA RICETTA PER GLI IPOCONDRIACI

XIV

«»

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

XIV

" Un momento, dottore: levaci una curiosità: come fu rappresentata l'Italia all'Esposizione? " L'Italia? se ho da confessarvi il vero, questa parola non l'ho nemmeno veduta. Ciò non prova assolutamente che non la ci fosse: ma insomma non m'è occorso di vederla, e sì che guardai dappertutto. Del resto, è certo che non può aver molto brillato, e la cosa è naturale. Il Regno delle Due Sicilie era in collera colla Francia, e non mandò nulla affatto all'Esposizione; il Regno.... del Triregno non può aver mandato che pochissimo, non occupandosi troppo di industrie mondane; una grossa porzione di questa così detta Italia era aggregata alle rubriche dell'Austria: cosicchè, d'italiano non mi ricordo di aver veduto che le parole Piemonte e Toscana. Se quei due paesi presentassero oggetti specialmente rimarchevoli, non so dirvelo, perchè non me ne intendo di nulla: ma è facile indovinare che in confronto alle tante maraviglie esposte, per esempio, dalla Francia e dall'Inghilterra, avranno figurato come in tavola figurerebbero due passeri fritti vicino a due superbi tacchini.

" Ci dai cattive notizie, caro dottore: fortuna che per tua stessa confessione non te ne intendi di nulla, e il tuo giudizio è insignificante. " Sì, in questo avete mille ragioni, e fate benissimo a salvare la gloria d'Italia dietro alla mia asinità. " E alla Esposizione delle belle arti come brillò l'Italia? " Non troppo nemmeno , a mio parere (ma notate che in belle arti io non sono meno asino che in tutto il resto): e ciò per due ragioni: primo, perchè i nostri ricchi non intesero abbastanza che si trattava d'una questione di onore nazionale, e non ebbero il coraggio di staccarsi per pochi mesi da tanti capolavori moderni; perciò pochissimo del nostro comparve all'Esposizione, e non tutta roba degna di comparirvi; secondo, perchè, fosse caso o malizia, tutto fu malissimo collocato. Per esempio: lo stupendo ritratto che Hayez fece di stesso era situato troppo in alto, e stava tra molte tele di nessun valore. Nella medesima sala vi era il bellissimo quadro di mia vecchia conoscenza La Congiura de' Pazzi dell'Arienti6, che se non l'avessi faticosamente cercato, non l'avrei nemmeno veduto, perchè stava all'altezza non minore di un terzo piano, e nessuno l'osservava per non essere in posto da potersi vedere, e meno gustare. Lo Spartaco di Vela, il Socrate di Magni, l'Achille di Fraccaroli, per quanto li cercassi, la prima volta non mi fu possibile rinvenirli: li ho poi scoperti in un sito appartato, dove non arieggiavano, dove non si poteva girar loro intorno; mentre moltissime statue della più deplorabile e prosaica meschinità gloriosamente posavano e campeggiavano nelle più vaste e affollate sale. Però fu tanta la prepotenza dei tre marmi indicati e di qualche altro, che strapparono alcuni la medaglia d'oro, altri la menzione onorevole, non mi ricordo più quali: insomma, dal più al meno furono rimarcati e distinti. Intanto la stampa parigina, per quel poco che io potei avvedermene, infuriava contro di noi. Per esempio, un Gustavo Planche, dopo aver lagrimato nella Revue des deux Mondes sulla orribile decadenza dell'arte italiana, giunse a dire che Andrea Appiani e Francesco Hayez non ebbero mai, nemmeno in Lombardia, che una riputazione meramente aulica. Volete sapere il perchè di questo epiteto così inatteso? perchè ambidue fecero degli affreschi nel palazzo di Corte in Milano. I filosofi della musica si affaticavano più che mai a dimostrare la mediocrità del maestro Verdi, che allora trionfava coi Vespri Siciliani: egli difatti ha il torto imperdonabile di far zuffolare a tutto il mondo le proprie cantilene, e di minacciare il monopolio esclusivo di tutti i teatri d'Europa. Se la Ristori destava entusiasmo, tutte le gazzette ce ne avvelenavano il piacere, ossia se ne vendicavano, strapazzandoci del non averla mai conosciuta noi, e dell'aver dovuto crearla loro. E siccome l'Attrice piacque specialmente nella Mirra d'Alfieri, Giulio Janin scrisse un profluvio di bestialità contro il poeta italiano: e perchè gli fu risposto vivamente da qui, egli raddoppiò la dose delle melensaggini, e finì ridendo per avere destato l'ira des abbés des coulisses de là-bas. Misericordia! chi può intenderlo? giocando a indovinare, sembrerebbe che egli ci creda ancora all'epoca delle grandi parrucche incipriate e dei così detti abati di disimpegno occupati a scrivere madrigali galanti e a corteggiare le donne di teatro dietro le scene. Quanto al de là-bas, è un modo usato a Parigi per significare l'Italia: sì, per i genii di su noi siamo gli iloti de là-bas.

Perfino Filarete Chasles (l'amico degli orsi, se ve ne ricordate) ruppe una lancia contro l'orso astigiano, dichiarando che tutti i nostri uomini illustri del secolo decimottavo furono povere mediocrità, per la ragione che allora l'Italia era scostumata, e che non vi può essere genio senza moralità: e fra i molti esempii cita anche l'Alfieri, che non riescì mai a fare una buona tragedia perchè conviveva con una Signora che non era sua legittima consorte. Oh, come savio e bello e adorabile è quel Filarete! raccomando a chiunque andasse a fargli visita di portargli qualche ninnolo, di farselo ballare sui ginocchi, e di mettergli a cavalcioni delle orecchie due paja di ciliegie. Ma quei Francesi come sono pur sempre nuovi e grandi perfino negli spropositi! questi soli tre esempii " le riputazioni auliche " les abbés des coulisses " la mediocrità necessitata dalle convivenze illegali " sono di un comico così sfrenato e potente, che io dovrei tremare di vergogna a pubblicare il mio Opuscolo, meschino impasto di bisticci e di freddure. E poi que' frizzi sono profondi, filosofici: menano alle più felici deduzioni. Per esempio: adesso capirete chiaro perchè gli scrittori di Francia, compresi gli scrittorelli più fatui, siano tutti genii di primissimo ordine: ciò dipende dal mettersi tutti di casa in Parigi, paese della più scrupolosa e rigida costumatezza.

Insomma, sappiate che la stampa parigina ogni qualvolta le si presenta l'occasione o il pretesto, si degna di invidiarci, di insultarci, di vilipenderci, quasichè l'Italia realmente esistesse, e non fosse quella parola vana e senza significato che è. O che matti! leggendo quelle rabbiose tiritere mi par sempre di veder Don Chisciotte che si scagli furibondo contro i mulini. a vento.

" Ma che diavolo bestemmii, dottore? l'Italia non c'è? " No: c'è, c'è stata mai. Eccomi ad annunziarvi una mia grande scoperta di medicina politica, e perciò di valore infinito. Meditando io come il concetto " Italia " sia una specie di morbo crudelissimo e cronico che in tante epoche lontane e recenti costò a molti la perdita dei beni, a molti quella dell'impiego, a molti l'esilio, a molti la prigione, a moltissimi la vita: trovai che questa Italia si riduce a una parola puramente poetica e vuota di senso. Non resta che provarlo, cosa facilissima, e vi guarisco tutti radicalmente, dopo aver guarito me stesso.

Un gran Diplomatico contemporaneo ebbe già a dire che l'Italia è una " espressione geografica. " Male, malissimo! proposizione ardita e indicante una testa calda, pericolosa, degna d'essere sorvegliata. Se la cosa stesse in questi termini, la geografia essendo opera immediata di Dio, non si potrebbe distruggerla da nessuna forza umana. Ma quel signore avrà detto per ridere: io mo dico sul serio che l'Italia è una " espressione poetica.... A proposito di poesia, anche il Petrarca volle impacciarsi di cose geografiche nel definire l'Italia

il bel paese
Che appennin parte e il mar circonda e l'alpe.

Quanti spropositi in così poche parole! Sul conto dello spartire l'Italia (se mai la ci fosse) ci sarebbe ben altro che l'appennino: ogni collinetta e ogni rigagnolo la spartirebbero in non so quanti frammenti: circa poi alle alpi e al mare, non posso che ripetervi la famosa confutazione data a quel verso dall'illustre Carlo Cattaneo colle indimenticabili parole " le alpi inutili e il mare non nostro. "

Intendiamoci bene, lettori: io non vi nego che in illo tempore abbiano avuto esistenza la Trinacria, la Magna Grecia, il Lazio, l'Etruria, l'Insubria, ec.: e non negherò nemmeno che quelle terre, se il mare non le inghiottì, possano esserci ancora sotto altri nomi: ma tutti quei nomi antichi e quelli altri moderni cosa ebbero e cosa hanno a che fare col nome tutto astratto e poetico d'Italia? vi dirò l'origine di siffatta parola. Virgilio racconta come una flottiglia di disperati, i quali scamparono dall'eccidio di Troja, girovagasse pel Mediterraneo in cerca d'una patria nuova. Ma erano gente in odio alla maggior parte degli Dei che giocavano loro le più furbe e crudeli gherminelle. Perciò difettavano di viveri, d'acqua dolce, di bussola, e avevano sempre i venti contrarii. Una mattina sul primo movere dell'aurora, che tutti ancora dormivano, un certo Acate salì sopra coperta a prendere il fresco e guardando intorno, vide tra il fosco e il chiaro alcune coste in lontananza. Ond'è, che oppresso da subita gioja, in cambio di gridare terra, terra! gridò automaticamente Italia, Italia!

Italiam, Italiam! primus conclamat Acates.

E la ciurma risvegliata salì tutta in camicia e gridò Italia per contagio: a meno che tale parola in idioma trojano non significasse terra. Ecco come incominciò quell'infelice vocabolo che costò tanti delirii e tante sventure alla posterità. Ma ragioniamovi sopra un istante, e con tutto quell'acume di filosofia che abbisogna per un argomento di sì vitale importanza.

Se quello stolido Acate fu il primo, come dice chiaro il testo virgiliano, a metter fuori la parola Italia e deve proprio essere stato il primo, perchè allora non c'era lingua italiana lingua latina), dunque io concludo che anteriormente a lui d'Italia non ce ne fosse. Ora, siamo già a casa: non mi resta che a dimandarvi quando mai ci sia stata l'Italia dopo di Acate: ben'inteso, nel senso vostro, nel senso d'una Nazione, significante una data terra circoscritta da naturali confini, e avente un solo scettro, una sola legge, una sola lingua. Voi altri dotti che sapete tutto, rispondetemi: quando ci fu l'Italia? " Sotto alla dominazione romana: mi dicono alcuni. " Eh, matti! allora non era Italia: era Impero Romano che fu cosa sterminatamente più grande del piccolo Stivale volgarmente chiamato Italia: e la stessa Italia di convenzione aveva molte lingue e confini ben diversi da quelli imaginati dopo: per esempio, l'attuale Lombardia non era Lombardia Italia, ma Gallia cisalpina. E quando parve che la così detta Italia si unificasse almeno nella lingua, era già da secoli e secoli divisa e fritta in tutto il resto, perchè sbocconcellata in tanti padroni che se la rubavano e laceravano a brani, e non le permisero mai più di diventare Italia vera. E non lo permettono nemmeno adesso, a nessun costo. Dunque l'Italia fu sempre una favola, una parola poetica: guardate un po' che la gente in prosa non si è mai compromessa rovinata per lei.

Ma volete un'altra prova, se mai abbisognasse, che l'Italia non esiste? Quando la ci fosse, con quel corredo di mali e disgrazie che le attribuiscono, avrebbe un immenso bisogno di sollevarsi l'animo ridendo un poco. Eccomi qua io, che da venti e più anni fo di tutto per farla ridere: ma credete che rida coi miei libri? non sa nemmeno che io esista: e anche per ciò io non posso credere che esista lei.

La mia Italia, quando volessi ammetterne una, non va più lungi da Milano di quanto vada una lettera col bollo postale di centesimi 15: al di , la mia lingua, che è pure italiana, non vien letta da nessuno, e il mio nome è sconosciuto. Dunque, dove sono le cento città e le mille borgate d'Italia, le quali non avrebbero nulla di meglio a fare che ridere co' miei libretti? sono tutti paesi imaginarii. Se io fossi nato in Francia (perchè la Francia esiste davvero e non fu inventata da Acate), applicando agli argomenti che sono in voga colà questa qualunque siasi attitudine allo scherzo, i miei Opuscoli volerebbero via a dozzine di migliaja d'esemplari: come accade tante volte per libercoli anche peggiori de' miei: e così esisterei anch'io e assai bene. Oh, sono stato una gran bestia a nascere in paesi che non esistono, e dove appena sento di esistere io perchè mi ci trovo così male e fuori di posto!

" Un momento, dottore: un momento! pretendi tu forse d'essere l'uomo il più ridicolo d'Italia? " Volete dire l'uomo che faccia ridere più di tutti.... ma avete ragione: presso a poco significa lo stesso, nella vostra Italia. Io pretendere di essere il primo in chechessia? non avete ancora capito che io sono geloso d'ogni genere d'ignoranza e d'incapacità, e che spero sempre di essere il primo cominciando dall'ultimo? ma sul punto di far ridere c'è una disgrazia: che anche essendo l'ultimo, resto il primo davvero, perchè sono il solo: e sono il solo perchè nessun altro si degna di ciò: e me ne degno io perchè non so fare nulla di meglio. In questi paesi delle Accademie e degli Atenei gli altri scrittori per solito non si degnano che di far dormire (bisogno supremo di questi paesi), e io li rispetto talmente, che non oso di imitarli: tanto più che non sono membro di nessuna accademia. Dunque, ricapitolando, in questa povera frivolezza del far ridere io pur troppo sono il primo, ossia l'unico: e perciò molti mi invidiano come scrittore dei più fortunati nello spaccio delle mie operette. Ma, volendo pigliare ad esempio il Gatto, che fu il mio libro più famoso e aggradito, credereste forse che ne abbia venduto 30 o 40 mila esemplari, il minimum nella ipotesi d'una Italia? oibò! ne vendetti appena 3500 circa, in dodici anni: bene inteso, che di tutti questi gatti due terzi almeno me li mangiò la sola città di Milano, perchè è ancora un paese dove qualche volta non si mangia malissimo: il resto si diffuse nei dintorni: e per quanto a quelle povere bestie io dessi la fuga a calci e legnate per cacciarle lontano, fu un miracolo se qualche dozzina di gatti saltò al di della stretta cerchia municipale. Ora, io rifletto: " il Gatto è in lingua italiana, mi pare: e se piacque tanto a Milano, città di buon gusto quant'altra mai, ditemi se non dovesse piacere dovunque: ditemi quante migliaja di gatti avrebbero dovuto spargersi per tutto il bel paese che appennin parte, ec. " Cosa venite dunque a blaterarmi d'Italia e dei pretesi suoi 24 milioni di abitanti? favole, vi replico, favole da poeti.

" Senti, senti, dottoraccio indegno; e in avvenire credi tu che la ci sarà " Che cosa? " L'Italia. " Oh, che dimanda da matti! sono forse un astrologo da sapere il futuro? Io non so nemmeno se potrò andare a Londra. L'avvenire è tutto quanto in mano di Dio: bisogna proprio lasciargli fare a sua voglia. In affari di questo genere l'avvenire significa per lo meno cose lunghe, cose lontane, questioni pei posteri: lasciamo dunque che ai posteri ci pensi la posterità. E noi rassegniamoci all'idea che l'Italia non ci sia, nella considerazione che la medesima non c'è stata mai.

Non potete imaginarvi quanto la mia scoperta mi abbia reso tranquillo: sono come un pazzo ridonato alla ragione. Una volta, partecipando all'errore comune, mi inveleniva e mi coceva l'anima nel pensiero della mia pretesa incapacità a far ridere tutta Italia: mi pareva possibile che i libri d'un ignorante così eccezionale non corressero per le mani di tutti gli ignoranti e gli oziosi della Penisola: oh quanta gente! da non aver tempo di servirli tutti facendo gemere i torchi giorno e notte a perpetuità: e l'Italia, a mio giudizio, mi rubava un patrimonio ogniqualvolta esciva per le stampe una mia qualunque produzioncella. Ma ora ho capito tutto, e rido di me stesso: capperi! predicavo al deserto. E ne sono così persuaso, che sarebbe crudele il tentativo di provarmi il contrario. Insomma se, per una strana ipotesi, l'Italia esistesse davvero, io, per amor proprio e per amor nazionale, la dissimulerei, e ve la terrei gelosamente nascosta.





6 Di commissione del sig. conte Alfonso Porro Schiaffinati: vedesi nella di lui Villa di S. Albino presso a Monza.



«»

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA2) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2010. Content in this page is licensed under a Creative Commons License