Paolo Sarpi
Scritti filosofici inediti
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TESTIMONIANZE

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TESTIMONIANZE

«Scrisse in quel tempo alcuni suoi pensieri naturali, metafisici e matematici, i quali dopo rivedendo, non ne faceva stima; e soleva dire: oh! che puerizie mi passavano per la mente. E io son ben sicuro che vedendoli gli uomini dotti, non li stimaranno puerizie».

Fra Fulgenzio Micanzio
Vita del Padre Paolo, LIV.

«Dalle note ritrovate, che ancora sono in essere, appare ch'egli in questo tempo mutasse la qualità de' suoi studi, e tutto si dasse, oltre l'istoria ecclesiastica e profana, quale studio mai intermesse, alla filosofia morale...

Per innanzi aveva essaminate tutte l'opere d'Aristotele e di Platone, che ve ne restano alcune notarelle di parte in parte di quello, e dialogo in dialogo di questo, ma così brevi, e per il più con scrivere la sola prima lettera della dizione, che si vede chiaramente, che o vero scriveva a solo, per rammemorativi, o vero nella sua vecchiezza dissegnava materia di qualche opera. Ma credo il primo, perchè non si prometteva vita d'un anno, come ha sempre costantemente affermato. Aveva essaminate anco le dottrine di tutti gli antichi filosofi, di tutte le sétte, per quanto restano le memorie in scrittori sparse e fattone giudizio.

Aveva parimente essaminate le opinioni de' scolastici, così de' reali, come de' nominali, ch'egli stimava molto, il che pure consta da alcune note di simil forma...

Fra Fulgenzio, Vita del Padre Paolo
LXXII-LXXIII.

«Ma negli anni seguenti, de' quali parliamo, si vede che tutto s'immerse in quella sorta di studio, che tutto versa in svellere i vizi dell'animo, e piantarvi o coltivarvi le virtù. Ed in questo ha scritto tanti libricciuoli, che si portava addosso, con sentenze e documenti, così de' più celebri antichi, come anco suoi propri; che se mai verranno ordinati in luce, si vedrà una raccolta di preziose gemme d'inestimabile valuta. Tre sole cose ho vedute elaborate alla maniera de' piccioli opuscoli di Plutarco: una medicina dell'animo, nella quale applicando gli aforismi scritti per la sanità e cura del corpo, alla cura e sanità dell'animo, ch'egli constituisce, per quanto pare, in stato, non in moto e nell'indoglienza, a quale però mai l'uomo arriva in questa vita, ordina molti singolari mezzi per conseguire la tranquillità. Un altro opuscolo, del nascere dell'opinioni e del cessare che fanno in noi; ed uno che l'ateismo ripugni alla natura umana e non si trovi; ma che quelli che non conoscono la deità vera, necessariamente se ne fingono delle false. Vi sono due libretti continuati, come una Metafisica, ma imperfetti.e pieni di sensi nuovi, e però astrusi. Vi è parimente un breve essame de' suoi propri difetti, de' quali s'aveva proposto la cura. Questo meritava cader nelle mani di quelli che dopo morte, come cani segugi, non hanno lasciato viottolo ove non siano andati tracciando, per investigare qualche odore d'imperfezione, chè avrebbero ben veduto un uomo che non adulava medesimo, ma si scrutinava da dovero ne' più rinchiusi recessi del cuore istesso, e vedeva e censurava in medesimo quello che ad ogni altr'occhio sarebbe stato invisibile. E quelli che per il rimanente della sua vita più di vent'anni intrinsecamente hanno vissuto seco, santamente ancora attestano non aver potuto osservar alcun tal difetto; perchè forse in quei sei anni di studio nella morale si fosse veramente dedicato, come fanno i veri possessori della sapienza, che studiano, non per parer dotti, ma per esser veramente buoni».

Fra Fulgenzio, Vita del Padre Paolo
LXXIII-LXXIV.

«Ma vero danno... fu quello che sieno restati nell'oscurità gli altri suoi studii, intorno ai quali nulla hanno giovato fin ora le impazienti ricerche di persone letteratissime: cosicchè trent'anni spesi dal padre nelle più sublimi speculazioni, che possano intraprendersi da umano intelletto, si tengono come perduti alla storia della sua vita; e in ispezie lo sono circa le materie filosofiche, niuna scrittura essendosi pubblicata, che vaglia nemmeno in parte a confortare la credenza di cotanto mirabili cose attribuitegli dalla fama».

Foscarini, 98.

«Si è conservata una raccolta di pensieri civili e politici, ne' quali si rappresenta il carattere delle passioni, si dipingono i costumi, e si danno precetti per regolare la vita. I segni esterni ci lasciano incerti, se siano fattura del Sarpi: mentre sebbene la scrittura è di frate Franzano, amanuense del Padre; in certe correzioni però, la più parte grammaticali, si osserva il carattere di fr. Fulgenzio: e di più l'esemplare originale passò negli eredi di questo. Vero è, che più volte egli sollevò dalla fatica il suo maestro, o copiando o scrivendo sotto la dettatura di lui, e lo fece fino nell'epistole: onde nel codice colbertino se ne leggono alcune scritte di sua mano. Ma sebbene i concepimenti della mentovata operetta sentano della maniera del p. Paolo, lo stile però non pare di lui; sicchè potrebbesi giudicare che Fulgenzio, o altri avesse trovati que' pensieri stesi con disordine, secondo l'ordinario costume del p. Paolo, solito in tali materie a notare ciò che gli passava per mente, senza avere intenzione di formar libri; e gli abbia congiunti, e compostine dei brevi ragionamenti il che si accorda con quanto si dice nella vita del Sarpi, cioè che abbia lasciato delle note in materia di filosofia morale, a cui singolarmente attese per sei anni continui».

Foscarini, 329-330.

«Il sistema dell'autore in genere è tale. Egli mostra, come gli oggetti esterni operano sopra i nostri sensi, e distinguendo l'oggetto che move la sensazione, dalla sensazione medesima, sostiene, che gli odori, i sapori, i suoni ecc., sono affezzioni dell'anima, non proprietà del corpo: con che mette differenza fra le sensazioni e le qualità sensibili. Con questi primi materiali ricevuti dalla qualità sensitiva riposta nel corpo nervoso, e ritenuti dalla memoria, la facoltà discorsiva, o distintiva, o l'intelletto agente forma la serie di tutte le altre idee, astraendo, componendo, comparando ecc. e così le spezie, i generi, gli assiomi, o le massime generali, e l'argomentazione. Segue a dire, che 'l senso non falla mai riferendo puramente la sensazione fatta in lui dall'oggetto sensibile; ma nascere gli errori dall'appoggiarsi a un senso solo, o dal non rettificare con gli altri il falso discorso nato dalla prima impressione. Siccome i sensi poi non riferiscono all'intelletto quel ch'è nell'oggetto sensibile, ma solo quel che appare; quindi non possiamo sempre assicurarci per questa via d'ogni verità. Se dall'idea universale d'un tale sistema si passi a considerarlo nelle sue parti, se ne incontrano molte degne d'ammirazione: prima il metodo ragionato e geometrico, con cui si procede da cosa a cosa, indi non poche scoperte, che dopo di fr. Paolo parvero nuove. L'osservazione, per esempio, che le sensazioni non sieno altrimenti negli oggetti, ma bensì nell'intelletto nostro, quantunque Platone l'abbia accennata, parve nuova nelle recenti filosofie; e il Sarpi la dimostra nel principio con una serie di ragionamenti, che senza bisogno di ricorrere all'esperienza, pienamente convince. Quindi volendo egli con Aristotile, che tutto ciò che abbiamo nell'intelletto, venga da' sensi, mette in campo il principio della riflessione, che fece tanto onore al Lock, e che libera quel sistema da moltissime difficoltà, per altro insormontabili. In tal guisa dalle prime idee procedenti dai sensi egli forma col mezzo dell'intelletto agente, o della virtù distintiva tutte le altre che servono al discorso, le quali dividendosi dall'autor inglese in semplici e composte, il nostro filosofo non ne lascia indietro veruna. Lo previene del pari nel definire la sostanza; posciachè la fa risultare dalla moltiplicità delle idee, che vi si mostrano, senza potervisi conoscere il fondamento che le sostiene, e in questo fondamento occulto dice consistere propriamente quella che diciamo sostanza. Addita altresì il modo, con cui l'uomo forma dentro di i generi e le spezie, in che tanto Lock si diffonde, massime ne' primi capi del suo terzo libro del Saggio dell'intelletto umano. Quello che dice degli assiomi, da lui nominati, non si sa come, Ipolipsi (se pure non v'ha errore nella scrittura), come anche delle prime verità, e de' sillogismi; pare l'originale, sopra cui lo stesso Lock abbia copiato, sviluppandolo in più parole. Esamina utilmente le varie cagioni degli errori, o questi nascono dall'applicare l'oggetto alla sensazione non propria di esso, o da vizio particolare del sensorio, o dalla facoltà discorsiva, o da altre: e insegna altresì i rimedii da evitare codesti errori, per quanto l'umana natura è capace. Uno si è l'uso replicato della facoltà discorsiva, o di quella de' sensi: e qui egli nota, che altri si guardi dall'associare le idee, mentre all'idea chiamata avviene spesso, che se ne congiungano delle altre per la sola cagione, che fummo soliti di vederle congiunte, non perchè siavi tra di esse correlazione di sorte. Scoperta acutissima fattasi anche dall'Inglese. L'altra maniera di correggere gli errori, dice fr. Paolo, è per dottrina d'altri. Perciò tocca i due modi d'argomentare, la dimostrazione, e la probabilità, e i varii gradi di essa, a cui va unita la fede. A questi due rimedii succedono quelli, onde sfuggire gli errori, che nascono, secondo il suo dire, dalle anticipate opinioni, o da mala disposizione di volontà, punto che viene trattato più largamente degli altri. Insomma il nostro autore non suppone, ma diduce da veri principii il sistema aristotelico, e prevenne il Lock tanti anni prima, con un metodo che oggidì ancora avrebbe la sua lode, e con una brevità che nulla toglie alla chiarezza. Chiude finalmente con pochi, ma aggiustati cenni sopra le parole, ch'è una delle parti più essenziali del libro del Lock, asserendo che quelle non significano le cose, ma soltanto le idee di chi parla. Intorno a che, sebbene egli non discenda a prove, noi teniamo che il p. avesse compiuta anche questa parte dell'opera, la quale non apparisca per difetto del ms. Ci move a così credere l'avere osservato, come fra i pensieri filosofici mentovati qui sopra, che sono in parte una metafisica slegata, se ne leggano moltissimi intorno all'articolo suddetto. L'autore denominò l'opera sua Arte di ben pensare, col qual titolo essendo uscito, non ha molti anni, un libretto francese, che certamente non uguaglia il merito di queste poche pagine di fr. Paolo; fu esso non ostante trasportato in tutte le lingue, siccome quello in cui si giudicava contenersi una logica più regolata, e meglio disposta di quante se n'erano vedute sin allora».

Marco Foscarini, Della Letteratura Veneziana ed altri scritti intorno ad essa. Venezia, co' tipi di Teresa Gattei editrice, 1854.17 (pp. 330-331).

«A questi anni dunque, in cui egli si trovava impegnato a dettare la filosofia, io determino il forte degli studi di fra Paolo, e l'epoca delle sue pellegrine scoperte non solo in quella parte dell'umano sapere, a cui è guida la meditazione, ed un sensato raziocinio, ma nell'altra eziandio, alla quale servono di scorta le osservazioni, e le sperienze. Questa determinazione resta avvalorata da un autografo di suo proprio pugno, conservato gelosamente nella libreria de' PP. Serviti in Venezia, in cui raccolti veggonsi poco meno di settecento pensieri attinenti, e alla scienza suddetta, ch'egli professava, ed anche a quasi tutte le parti delle matematiche. Le date scritte al margine della maggior parte de' medesimi chiaramente palesano, che furono registrati verso l'anno 1578, onde si può ragionevolmente inferire, che fosser eglino il frutto d'una più antica meditazione, e che allora pensasse a metterli in carta per tener memoria e di quanto avea scoperto e sopra quanto avea riflettuto gli anni addietro. (p. 15).

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«Addotta una provaconvingente della somma perizia di fra Paolo nelle matematiche, farò osservare adesso, che dopo l'anno 1591, permettendoglielo lo stato di quiete e di ritiro, a cui si era dato, intraprese ad esaminare con una diligenza, che prima non avea usata, le opere di Platone e d'Aristotile,18 non che di tutti gli altri antichi e moderni filosofanti, per formare, come fece, l'analisi delle varie dottrine da loro insegnate. Utinam, dice il Morofio nel suo Polistore,19 edita illa fuissent quae Paulus Sarpius doctissimus vir non tantum in Platonem, sed in Aristotelem, caeterarumque sectarum fragmenta scripsit.

«Codesto genere d'esercitazioni portollo insensibilmente nel cadere del XVI secolo non solamente ad un profondo studio della morale; ma all'esercizio eziandio di tutti que' doveri, che sono il più bel pregio dell'umanità. Allora in certi piccioli libricciuoli notava non tanto i proprii difetti, ma ammassava inoltre sentenze sue proprie e d'altrui circa lo divellere i vizi dell'animo e piantarvi il buon seme della virtù. Di questi libricciuoli uno ne rimane ancora autografo20 ed è quello, che dall'autore anonimo vien detto, che da fra Paolo era chiamato: Esame de' propri difetti21. Scrisse pur anche un libro intorno alla ripugnanza dell'ateismo dell'umana natura, ed un trattato compose alla maniera di que' di Plutarco, il quale a buona ragione egli aveva intitolato: Medicina dell'animo; giacchè applicando il Sarpi gli aforismi relativi alla sanità e cura del corpo alla cura e salute dell'animo, ne additava i mezzi per conseguire la vera tranquillità. Quest'ultimo però, che l'anonimo dice aver veduto, al pari dell'altro è andato a male.

«Curiosa cosa è però, come da esso anonimo si riponga fra il novero delle opere d'argomento morale, scritte dal nostro filosofo, un opuscolo circa il nascere delle opinioni, e del cessare che fanno in noi, il quale per rara ventura non è soggiaciuto al destino dei testè mentovati. Questo si può giustamente denominare Arte di ben pensare, comecchè venga trattato in esso del modo, onde l'uomo dee condursi per rettamente giudicare delle cose, che gli cadono sotto i sensi, e della maniera da serbarsi discorrendo sopra le medesime».

Griselini, Memorie aneddote spettanti alla vita di F. P. S., 41-42.

«Appare, (se non erro) da molte induzioni che in questa parte l'indole austera del Sarpi preferisse ad ogni altra la dottrina degli Stoici, massime in ciò che riguarda la Provvidenza nel governo del mondo. Il che coincide col sistema di Sant'Agostino che restringendo il libero arbitrio e ammettendo una predestinazione viene a stabilire nelle azioni umane una specie di fatalismo. Che Fra Paolo fosse versatissimo nella filosofia stoica, ce lo fa sapere Fra Fulgenzio; che la praticasse, si vede da tutta la sua vita; e che fosse fatalista, ne abbiamo cenni in più luoghi delle sue opere

Bianchi-Giovini, Biografia di F. P. S., 1, 80.

«In Metaphysics Fra Paolo wrote a treatise called «L'Arte di Ben Pensare» - «The art of Thinking Well». In this he distinguished between sensation and reflection, and referred our ideas of sound, colour, taste and smell to reflection. In it he also spoke of human language, of words, of genus and species, of faith and truth, and error, of the law of association, of demonstration and probability, and to a very large extent he covered the same ground as Locke did about a hundred years later in his celebrated «Essay on the Understanding». Lord Macaulay speaks of Fra Paolo as having anticipated Locke in the sphere of metaphysics. Of that fact there can be no doubt, and there is reason for thinking that it also is true that he supplied Locke with the germs of many of the ideas which we find expanded in his writings».

Rev. Alex. Robertson, F. P. S. the Greatest of the Venetians. London, Sampson Low, Marston & Co. 1894, p. 53.





17 La prima ediz. fu pubblicata a Padova, Seminario, 1752.



18 Di questo suo studio ne anche indizio un passo di lettera scritta da lui al Gillot a' 12 maggio 1609, ed è questo: Scire a te velim an lectione Zenofontis et Platonis olim delectatus fueris: rogo curiositati meae indulgeas.



19 Pag. 22 e 293.



20 Esiste nella libreria de' Servi, in Venezia [ora son tutti bruciati].



21 Anonimo, pag. 50.



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