Agostino Ricchi
I tre tiranni
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ATTO V

SCENA VI Artemona si mostra con la collana al collo che ebbe da Crisaulo. E, dicendo alcune cose che sono introdotte come certa conclusione sopra de l'oro, è da Pilastrino trovata. Il quale le fa uno assalto per tôrgliela con violenza; ma non li riesce, ché è interrotto da la gente che al gridare di lei correva.

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SCENA VI

 

Artemona si mostra con la collana al collo che ebbe da Crisaulo. E, dicendo alcune cose che sono introdotte come certa conclusione sopra de l'oro, è da Pilastrino trovata. Il quale le fa uno assalto per tôrgliela con violenza; ma non li riesce, ché è interrotto da la gente che al gridare di lei correva.

 

Artemona sola, Pilastrino.

 

Artemona.

Crisaulo mio da ben, questa è ben stata

una mancia piú degna che 'l mio merto

non richiedeva. Io so che l'è ducale.

Oh Dio! Potessi almen portarla sempre,

che non si disdicesse! ché mi penso,

per la allegrezza che mi reca al cuore,

farebbe piú mia vita che non fia

lunga venti anni. Oh! mi par d'esser bella!

Che benedetto sia chi me l'ha data

e la sua casa e tutti i suoi parenti!

Or vorrei che passasse per la strada

qualche bel giovanetto; ché son certa

che, cosí vecchia, gli anderei a gusto.

Oro sopran, quante son le macagne

e' difetti che copri! quanti i visi,

che forse senza te parrian di fango,

che gli fai risplendenti e pien di grazia!

Spècchiati in me, che in alcun tempo bella

giá mai non fui, ed or, che son pur vecchia,

risplendo giá com'un bacin forbito.

Di questo aspetto è 'l sol; questo le stelle

mostra chiare; e questo è qui fra noi

padron di quanto il sol girando vede.

Questo tutti i ben, tutti i piaceri,

tutti i contenti; e, fuor di questo, è nulla

che a noi sia a grado. E di qui tutti i mali,

tutte le sceleraggini ed inganni,

i furti, le rapine e gli omicidii,

le iniquitá, gli stupri, i sacrilegi,

l'invidie e gli odii e quanto ha di piggiore

la nostra vita in sé pullula e nasce.

Per questo al padre e la madre e i parenti

vegnam nemici; ed occidiamo i figli;

e, per vil pregio, vendiam l'alma spesso.

Questo è stato tenuto iddio, gran tempo,

ed adorato, come è ancora il sole

e la luna e le stelle in certe parti.

E questo è tutto per la sua bellezza:

onde nasce fatta gelosia

che gli uomini, talora, a poco a poco

rodendo, mena a vergognose morti.

Questo può tutto; e di qui ciò ch'è al mondo

è governato a' suoi debiti fini.

Tanto mi piaccio di bella cosa

ch'io dubito che alfin (come quell'altro)

di me, senza specchiarmi, mi innamori.

Ché non penso, grinza come sono,

che alcun mi rifiutasse.

Pilastrino.

Sei in amore, ah?

Eccomi. Piaci a me, vecchia crestosa.

Posa in un punto giú quella catena,

se non vuoi ch'io ti mandi il collo ai piedi.

A chi dico io?

Artemona.

Sta' fermo. Oimè meschina!

Sai ben ch'io ti cognosco, Pilastrino.

Lasciami stare. Oimei!

Pilastrino.

Ed anco i miei

voglion qualcosa loro. Tu non odi?

Lasciala qui; ch'io ti caverò gli occhi,

s'io ci metto le mani.

Artemona.

Oimè! Ladrone!

Prima mi caverai la vita e 'l fiato

e gli occhi e 'l cuor che di man la catena,

se non mi scanni; e, se 'l fai, ti predíco

che, inanzi un mese, tu sarai appiccato.

Lasciami, adunque.

Pilastrino.

Dico ch'io la voglio.

Dammi la corda, ch'io mi vo' appiccare.

Posala giú, ch'io ti pesterò l'ossa.

E chiude quella bocca di ranocchia;

ché, ad altro suon che di cembalo o pivi,

ti farò far la tosa e mazzacrocca.

Scanfarda, che sei uscita de l'inferno,

e vuoi le cose mie a forza, tu!

Ti taglierò le man.

Artemona.

Misericordia!

Fuor, vicin! Tutti fuor! ch'io son giá morta;

ché un ladro m'ha assalito in su la strada.

Mi taglia il collo.

Pilastrino.

Se tu te ne vanti...

Cosí si fa, poltrona! Aspetta, aspetta!

ch'io te la caverò d'in mezzo al cuore

e se l'avessi chiusa nel cervello.

Roffianaccia! scorziera!

Artemona.

È giá fuggito.

So ben chi è. Non son tre giorni a notte.

 

 

 


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