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ATTO V SCENA VIII Crisaulo, non avendo potuto patir fuori che duo giorni, apparisce in su la scena andando a sposar Lúcia; ed ha seco Girifalco il quale si dichiara, nel parlar loro, avere da sposar Calonide: il che si mostra essere stato per mezzo di Crisaulo. Vanno adunque insieme ragionando; e con loro è Pilastrino il quale, giunti a casa, dá licenzia con dir che, di poi cena, si faranno gli sposalizi. |
SCENA VIII
Crisaulo, non avendo potuto patir fuori che duo giorni, apparisce in su la scena andando a sposar Lúcia; ed ha seco Girifalco il quale si dichiara, nel parlar loro, avere da sposar Calonide: il che si mostra essere stato per mezzo di Crisaulo. Vanno adunque insieme ragionando; e con loro è Pilastrino il quale, giunti a casa, dá licenzia con dir che, di poi cena, si faranno gli sposalizi.
Crisaulo, Girifalco, Pilastrino, Calonide, Fronesia.
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Io l'ho detto dal primo giorno, che l'andar di fuori era appunto al mio male erba trastulla; ma nondimen, per esser poi iscusato, non ho voluto mancar d'ogni sforzo. Ma non è in poter nostro. |
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Eh! Questo è poco, Crisaulo, ché sei tal che potrai sempre vivere in questo mondo con onore, se ben ti biasmi il popolo e la plebe: perché questo è lor proprio né alcun vive dai lor morsi securo; e spesso i morti gli sentono anche lor dentro a la terra. E questo è, per il piú, che è gente vòta di robba e di pensieri; e altro non hanno u' esercitar la lor maligna mente che ne' fatti d'altrui. Ma un ben nato non sará tinto di cotesta macchia né assai né poco. |
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a simil gentarelle il biasimare: vizio che trovò il diavol de l'inferno. Lascia pur dir chi vuol, ch'è piú d'un mese ch'io veggio, appunto come or veggio te, una gran fame. Oh! Pensa, a queste nozze, s'io m'affaticherò che vadin bene i boccon giú! ché, se devessi ancora durar tre giorni in quella cosa dolce, me ne voglio saziar; né mai partirmi |
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Ma non è ancor gran cosa: ché, quando ben riguardo a le parole che fûr tra noi, non veggio, senza carco e senza dar gran macchia a l'onor mio, poter ritrarmi da sí fatta impresa. È ver che tempo fu ch'io non pensai d'averlo a fare: onde, piú del dovere, per venire a la fin del mio disegno. Or veggio meglio che nol posso fare e mancare a' miei detti: ond'io, in ciò, voglio che la necessitá l'errore iscusi. Ma non ti veggio, Girifalco, lieto com'io vorrei. |
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Io son pur troppo allegro: tanto che non mi par d'esser capace di tanta gioia; onde l'alma, in se istessa talor rivolta, si stupisce e quasi non crede ch'in vecchiezza tanto bene le venga quanto è questo di tal donna |
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padre degli anni, ove tutti i difetti c'ha la vecchiezza in sé son giá scoperti? |
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Tu nol credi, eh, Pilastrino? Gli è pur troppo vero. Credilo a me, che sono stato il mezzo. Calonide è la sposa; e sallo Iddio, s'io ci ho durato punto di fatica! Pur si contenta; e ne vedrai gli effetti, come siam giunti. E ben ci fia che ridere: |
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Io vado a sotterarmi per disperato sotto a la mia botte. Ma ci voglio un pitaffio ch'io m'ho fatto per mia memoria. |
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«Qui giace un ch'ebbe nome Pilastrino. |
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No. Ci manca questo: «Visse di baie e morí disperato, |
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Ah! ca! |
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Non vedi che non ha pur le gengíe? Povera Orgilla, so che l'avrá buona come lo sa! ché questo è appunto un tôrgli la sua provenda de la mangiatoia. Or non manca se non ch'io mi rassetti per poter ben mandar per le mascelle i denti a scrocco e far d'altro che d'esca farina macinata a duo palmenti. Oh! Scherza e salta e pigliati sollazzo or, Pilastrin, ché di troppa dolcezza par che ti senta andar tutto in condime. Oh! Ve' che starò, un tratto, un giorno allegro! ché è giá quindici dí che sono stato |
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ch'in duo sol giorni era giá fatto tale ch'ora mi pare uscir di sepultura e tornar vivo. E sarei morto, certo, se non me ne campava la speranza di tornare ove fosse e fare in modo ch'ambo siam prima d'esta salma scossi che lontani o divisi; in fin che 'l cielo, che ci ha congiunti, ne divida e sparta. Dica pur quanto vuol ciascun; ché, al fine, è pazzo quel che ne' propri interessi, per viver sol sotto costumi e usanze, |
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ché non posson sentir. |
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Fronesia. E tu vatti governa, Lúcia, con i panni ordinari; ché Crisaulo oggi verrá come ancor venne ieri. |
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Èvvi il mio Girifalco? Andiamgli incontra. Suonisi ogni strumento e facciam festa. Abbraccia il tuo Crisaulo. O Girifalco, non v'aspettava piú. Ringrazio Iddio |
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Ed io ringrazio prima il cielo e poi voi duo che a la mia vita dato avete soccorso; ché non era |
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Fronesia, or puoi chiamare il tuo Filocrate, ché è giunto il fin de' desidèri nostri. Saran tre nozze insieme in una festa. E, perché è tardi e passerebbe l'ora, |