Agostino Ricchi
I tre tiranni
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ATTO I

SCENA V Pilastrino porta a Orgilla da cena abbondantissimamente e commette che ordini per la sera; e, volendo ella saper la cagion di ciò, si parte. Ed ella chiama Eparo lavoratore ivi a caso per farsi aiutare: il che dimostra l'avarizia di Girifalco che non teneva famigli.

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SCENA V

 

Pilastrino porta a Orgilla da cena abbondantissimamente e commette che ordini per la sera; e, volendo ella saper la cagion di ciò, si parte. Ed ella chiama Eparo lavoratore ivi a caso per farsi aiutare: il che dimostra l'avarizia di Girifalco che non teneva famigli.

 

Pilastrino, Orgilla, Eparo villano.

 

Pilastrino.

Orgilla! o Orgilla!

Orgilla.

E che vuoi, Pilastrin?

Pilastrino.

To' questa robba.

Non morrem giá di fame.

Orgilla.

Oh! Oh! Puon mente.

Ve' quanta robba! Oimè! Mi faccio il segno.

Che vòl dir questo? È forse dodici anni

che sono in questa casa e ti giuro

che non ne ho visto mai per la metá.

Dimmi, di grazia.

Pilastrino.

Non è tempo, adesso.

Fa' d'aver cura a questo, che stasera

ogni cosa sia cotto.

Orgilla.

Oh! S'io gli cuoco,

ch'io caschi morta, se prima non dici

la cosa come sta.

Pilastrino.

Tu vuoi ch'io 'l dica?

In casa s'ha da fare un par di nozze.

Bastiti questo.

Orgilla.

Seheh! Dimmi il vero.

Pilastrino.

Attende qui.

Orgilla.

Di grazia, dimmi il tutto.

Pilastrino.

Nol saperai, se non m'attendi prima.

Incomincia qui. !

Orgilla.

Mezzi i pollastri

arrosti e mezzi lessi e questa carne

a l'ordinario e mezzi anco i pipioni

faremo arrosto e gli altri in un tegame,

da far solo a l'odor levare i morti,

come so fare.

Pilastrino.

Iddio ti benedica.

Tu sei saccente piú de la metá

ch'io non pensava. L'altre cose tutte

rimetto in te.

Orgilla.

Che vuoi far da canto

di quel fagian?

Pilastrino.

Lo voglio di mia mano

governare istasera: e imparerai

un modo onde potrai fare al messere

mangiarsi, un tratto, in cambio di lasagne,

i suoi stivali. Come torna, digli

che aspetti in casa; ché avrò il negromante

stasera meco.

Orgilla.

E tu vai, Pilastrino?

Che m'hai promesso?

Pilastrino.

Nulla.

Orgilla.

Ah sciagurato!

Tornaci pure a cena. O vecchio matto,

dove hai lasciato andare il tuo cervello?

dove è 'l tuo senno? Ho visto cento pazzi

da incatenar che non farian mai quello

che fai or tu in vecchiezza. Ma Dio voglia

che non sia qualche tratto di costoro

di mala sorte. Eparo! o Eparo!

Eparo.

Ben?

Orgilla.

Ben fostú mézzo, sciocco!

Eparo.

Ben, madonna:

che ti manca?

Orgilla.

Non altro se non quello

che hai tu e non ho io.

Eparo.

Non so che m'av

che questi pagni frusti qui di nogona

ed una capannuccia a ca' e l'asina

di mia moiera. Egghi negotta ancora

che sia per ti?

Orgilla.

ben che c'è; quell'asina

di tua mogliera.

Eparo.

non g'ho di quella

a far negotta é, ché l'è del suoccio.

Li faccio ben le spese e la somezo

e la governo ancor; ma l'è di lui.

Maidò, non g'ho da fare é.

Orgilla.

O cappachione,

si vede pur che sei nato villano,

c'hai piú dura la pelle de la testa

e de la fronte che non han le bestie.

Vo' farti scorto.

Eparo.

E perché? Non ti intendo,

se Dio m'aida.

Orgilla.

Perché spuntar fuora

non ti posson le corna de la testa.

E pur sei becco.

Eparo.

Parla ch'io t'intenda;

ché non son becchi ne' nossi paesi,

se non quegghi che ammontan le bestiuole.

I galli e le galline ancora l'hanno;

ma non l'ho é.

Orgilla.

Ascolta, anima mia.

Che vuol dir che tu sei grossolano?

Vo' che tu venga a girarmi l'arrosto

di qua in cucina.

Eparo.

E che tanto cianciare

e berlingar? Dimmi se vuoi covelle,

ché vo' spazzar la ca'.

Orgilla.

Possi morire,

se tu vedesti mai camicia a donna.

Bufalo, e 'n questo mondo a che sei buono?

Va', sta pur con le capre.

Eparo.

Vagghi ti;

ché non sei buona se non da sbelare

e non sai che ti voglia.

Orgilla.

Guarda razza

di matto scempio! Vorrei venir teco

ad esser tua mogliera a casa tua.

Te ne contenti?

Eparo.

N'ho d'avanzo n'una é.

Che credi, se ben siam grossi di pagni,

che siam poi asen? ché non è bastante

ad una donna sol tutto un comuno

di nossi pari; e tu vuoi ch'in mia parte

n'ava o tre! La non ti verrá fatta,

Orgilla me.

Orgilla.

Orsú! Va' tra' de l'acqua;

e porta tutt'oggi de le legna;

tramuta quei pietron che sono a basso;

e fa' netto il terrestre e la cantina

com'uno specchio. Or vanne, bufalaccio!

Si voglion gli animali adoperare

solo a quel che son buoni.

Eparo.

Ben, madonna.

 

 

 


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