Agostino Ricchi
I tre tiranni
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ATTO II

SCENA II Lúcia si lamenta di Filocrate e manda la fante a cercarlo.

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SCENA II

 

Lúcia si lamenta di Filocrate e manda la fante a cercarlo.

 

Lúcia, Fronesia.

 

Lúcia.

Aimè, caro Filocrate!

Son pur passati giá tre giorni interi

e non ti veggio. Ove son le promesse

che cosí caldamente, tante volte,

a mia madre ed a me festi di tôrmi

e sempre amarmi? Di quante lusinghe,

quante false parole e quanti inganni

son sempre pieni, omini senza fede!

Quante son quelle che nel fin rimangono

da voi ingannate! Ahi quante crude morti!

quante passion portiam per creder troppo!

Non posso desiar di te vendetta;

né, potendo, vorria: perché piú quella

sopra di me verria che a te medesmo,

quando la ti venisse. Sol ti prego

che vogli aver di dogliosa vita

qualche pietade.

Fronesia.

Io te l'ho detto sempre

che non bisogna fare in lor disegno

mai di fermezza; ché son fatti appunto

come le foglie e, con modi e parole

e, come dicon, con lor servitú,

trattengon tutte. E, s'avesser con mille

commoditá, tutte gli son padrone;

tutte li fan morir. Poi, vedi, al fine,

i portamenti lor mostran l'amore

e il lor poco cervello.

Lúcia.

Orsú, Fronesia!

Voglio che vadi a dimandar di lui

in qualche luogo e che non torni a casa

se non me ne dái nuova interamente.

E pregal quanto puoi da parte mia

ch'io li vorrei parlar.

Fronesia.

Mi metto in via.

E lascia fare a me, ché non è un'ora

ch'io l'ho parlato. Ma tu, se madonna

gridasse, sappi trovar qualche iscusa.

Ed io son qui in un punto.

Lúcia.

Va', sorella:

e sappi far.

 

 

 


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