Agostino Ricchi
I tre tiranni
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ATTO II

MADRIGALE

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MADRIGALE

 

Non vedrá mai queste mie luci asciutte,

in alcun tempo, il cielo

né l'alma de le dolci fiamme spenta

per fin ch'ella si spogli,

lieta, del mortal velo,

lasciando il corpo e l'amorose lutte.

Alta luce, che accogli

l'anima ch'è contenta

in cosí dolce foco arder mai sempre,

con meno amare tempre

scorgi l'alma che è giunta all'ultim'ora;

poi che, morendo, ancor t'ama ed onora.

Fileno.

Ah! Tu sei pur di bello in su la grossa!

Oh! Che canzone è quella, da cantare

il de' morti!

Crisaulo.

Ahi! Luce di mia vita,

che al cor lasso di dolci pensieri

fosti esca un tempo, altro or da me non vuoi

che pianto e morte. È venuto omai l'ora.

La ti do volentieri.

Fileno.

Aimè, padrone!

Crisaulo.

Io passo. Potrai dirle tu con vero

ch'io son morto per lei.

Fileno.

Timaro, corri;

porta aceto rosato e malvagía

e confessioni. Aimè! ch'io tremo tutto,

ché 'l padron si vien meno. O sommo Iddio,

chiunque puoi col sol benigno sguardo

al mio caro signor porgere aita,

deh! muovati pietá, se quella solo

ne gli spirti celesti vive e alberga;

vogli di cruda e acerba morte

di chi piú che sé t'ama e sopra a tutti

li iddii t'onora esser cosí cagione.

Ma, se pur questo fosse in suo destino

e 'l ciel cosí dispuon che Amor questi occhi

lassi chiuda piangendo, a te mi volgo

(se feci mai perché benignamente

merti d'essere udito) che nel cielo

sei piú potente, Amore; e sol ti priego

che pria mi facci de la morte dono

(ch'io te la chieggio in grazia) che ciò segua:

ché assai piú amara e piena di spavento

questa mi fòra e quella men dogliosa,

lasciando in vita lui.

Crisaulo.

Che fai, Fileno?

Mi pare aver sentito apparir, dentro

ne le tenebre mie dell'intelletto,

luce d'immortal guardo che gli oscuri

e dogliosi pensieri in parte m'abbia

riconfortato. E m'è venuto in mente,

quando si truova un poverino ignudo,

nel tempo de le nevi, essere, in luogo

diserto, aggelato che giá l'alma

si sia partita, pur restando alquanto

nel cuore ancor del caldo naturale,

che, venuto un allegro e ardente sole,

li porta, insieme con un dolce caldo,

la vita giá perduta.

Fileno.

I caldi prieghi

sono stati, signor, che ho qui, piangendo,

porti a quel Sol che col suo divin raggio

sempre ti può far vivo.

Crisaulo.

Non fia mai

in me dimenticato tanto amore.

Anzi, per fin che sará questa vita

meco, l'avrò con gli altri tuoi infiniti

buoni uffici nel cuore.

 

 

 


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