IntraText Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText | Cerca |
ATTO III SCENA III Artemona, cercando Crisaulo, si incontra in Pilastrino rivestito de' panni del vecchio scorciati e rifatti; e li dimanda di Crisaulo. E, non avendo da lui risposta a proposito, lo lascia; e, trovato Crisaulo, li dá per consiglio che dia parole a la madre di Lúcia di sposar la figliuola. |
SCENA III
Artemona, cercando Crisaulo, si incontra in Pilastrino rivestito de' panni del vecchio scorciati e rifatti; e li dimanda di Crisaulo. E, non avendo da lui risposta a proposito, lo lascia; e, trovato Crisaulo, li dá per consiglio che dia parole a la madre di Lúcia di sposar la figliuola.
Artemona, Pilastrino, Crisaulo.
|
cercar quest'uomo. Sará andato in villa. Quel non è Pilastrin? Par diventato gentiluomo; non è piú parasito. È desso, per mia fé. Ne vien ridendo: debbe aver fatto pace col boccale. Questo è quello a cui piú crede Crisaulo che al paternostro. Oh poveretti amanti! |
|
|
Quant'è che non magnasti qualche putto? Ve' se non par la stria che, a questi giorni, si scaldò il culo in piazza per avere usato carnalmente con Lucifero! Vedi bel naso fatto a campanello! Tu sei pur tutta bella, anima mia. Ti va' donar quatro di questi fichi, se vuoi venir a stare un'ora meco al necessario. |
|
|
E che vorresti, poi, |
|
|
Vorrei farti i miei fatti, |
|
|
E di che? |
|
|
senza le brache. Gli è pur fatto a posta quel tuo nasin per farmi un argomento. Deh! vien, ti priego; ch'è piú d'otto giorni che n'ho bisogno. |
|
|
Io t'ho per iscusato, ché sei ubbriaco; ché t'avrei fino ora cavato gli occhi. Dimmi, se tu sai: ove è Crisaulo? |
|
|
ch'è non so quanto ch'era giú da basso, |
|
|
Son tanto allegro che non par ch'io possa, d'allegrezza, tenermi in su le gambe. Vedi che ho dato, un tratto, un pugno e un calcio a questa povertá, madre tignosa del freddo e de la fame e de' pedocchi. Ma non potrò durare in questo stato, ché la bontá suol sempre il fondamento esser de la miseria; e, s'io in quel punto era da bene, ora sarei mendico. |
|
|
È quattro ore che t'ho cercato. Ho pensato una via |
|
|
... perché veggiam che a noi sarebbe assai poter, per ora, solo avere audienza; e, se questo facciamo, il resto è nulla. E certo verria fatta, se dái ciance che la torresti tu, com'io feci oggi con la madre; e lo fei come da me. Ella, benché mostrasse di nol credere, sí volentieri par che l'ascoltasse ch'io penso che la cosa di Filocrate sia prolungata. E chi ha tempo ha vita. Che pare a te? |
|
|
Ma ti bisogna molto essere accorto, in questa cosa, perché non pensassimo prender chi poi, nel fin, prendesse noi: ché anzi vorrei morir che simil cosa venisse per mio mezzo. |
|
|
E perché questo? |
|
|
Perché bisogneria che tu facessi |
|
|
Io non ho cura d'altri che di me stesso, in questi casi. Pur, perché vada ben, piglia tu il modo: ch'io son per ubbidirti. |
|
|
quel che si potrá far. Forse domane io le riparlerò. Fa' d'esser savio, in dar parole, e non lasciar ridurti piú lá di quel ch'io ti terrò ammonito: ché Amore è cieco e vuol con gli occhi d'altri esser guidato e dal senno d'altrui aver governo; onde 'l fingiam fanciullo e nudo perché è cosa naturale, |