Agostino Ricchi
I tre tiranni
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ATTO III

SCENA III Artemona, cercando Crisaulo, si incontra in Pilastrino rivestito de' panni del vecchio scorciati e rifatti; e li dimanda di Crisaulo. E, non avendo da lui risposta a proposito, lo lascia; e, trovato Crisaulo, li dá per consiglio che dia parole a la madre di Lúcia di sposar la figliuola.

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SCENA III

 

Artemona, cercando Crisaulo, si incontra in Pilastrino rivestito de' panni del vecchio scorciati e rifatti; e li dimanda di Crisaulo. E, non avendo da lui risposta a proposito, lo lascia; e, trovato Crisaulo, li per consiglio che dia parole a la madre di Lúcia di sposar la figliuola.

 

Artemona, Pilastrino, Crisaulo.

 

Artemona.

Io non so omai piú dove

cercar quest'uomo. Sará andato in villa.

Quel non è Pilastrin? Par diventato

gentiluomo; non è piú parasito.

È desso, per mia . Ne vien ridendo:

debbe aver fatto pace col boccale.

Questo è quello a cui piú crede Crisaulo

che al paternostro. Oh poveretti amanti!

U' son condotti!

Pilastrino.

Addio. Che fai, mia zia?

Quant'è che non magnasti qualche putto?

Ve' se non par la stria che, a questi giorni,

si scaldò il culo in piazza per avere

usato carnalmente con Lucifero!

Vedi bel naso fatto a campanello!

Tu sei pur tutta bella, anima mia.

Ti va' donar quatro di questi fichi,

se vuoi venir a stare un'ora meco

al necessario.

Artemona.

E che vorresti, poi,

pan perduto?

Pilastrino.

Vorrei farti i miei fatti,

costí, nel tuo grembial.

Artemona.

Guarda sgarbato!

Pilastrino.

Oh! Mi vien la gran voglia, se sapessi...

Artemona.

E di che?

Pilastrino.

...di sederti in su la faccia

senza le brache. Gli è pur fatto a posta

quel tuo nasin per farmi un argomento.

Deh! vien, ti priego; ch'è piú d'otto giorni

che n'ho bisogno.

Artemona.

Io t'ho per iscusato,

ché sei ubbriaco; ché t'avrei fino ora

cavato gli occhi. Dimmi, se tu sai:

ove è Crisaulo?

Pilastrino.

Cosí nol sapessi!

ch'è non so quanto ch'era giú da basso,

in cantina, di sopra, a la fenestra,

che dormiva nel letto.

Artemona.

Io son piú matta

a parlar con costui!... Vatti in mal'ora;

vatti imbriaca.

Pilastrino.

Voglio andarvi or ora.

Son tanto allegro che non par ch'io possa,

d'allegrezza, tenermi in su le gambe.

Vedi che ho dato, un tratto, un pugno e un calcio

a questa povertá, madre tignosa

del freddo e de la fame e de' pedocchi.

Ma non potrò durare in questo stato,

ché la bontá suol sempre il fondamento

esser de la miseria; e, s'io in quel punto

era da bene, ora sarei mendico.

Voglio mutar costumi, or c'ho la robba,

e diventar un asino.

Artemona.

È quattro ore

che t'ho cercato. Ho pensato una via

e l'ho in parte giá messa ad effetto.

A me par buona-...

Crisaulo.

Non mi indugiar. Dillo.

Artemona.

... perché veggiam che a noi sarebbe assai

poter, per ora, solo avere audienza;

e, se questo facciamo, il resto è nulla.

E certo verria fatta, se dái ciance

che la torresti tu, com'io feci oggi

con la madre; e lo fei come da me.

Ella, benché mostrasse di nol credere,

volentieri par che l'ascoltasse

ch'io penso che la cosa di Filocrate

sia prolungata. E chi ha tempo ha vita.

Che pare a te?

Crisaulo.

Mi piace, se a te piace.

Artemona.

Ma ti bisogna molto essere accorto,

in questa cosa, perché non pensassimo

prender chi poi, nel fin, prendesse noi:

ché anzi vorrei morir che simil cosa

venisse per mio mezzo.

Crisaulo.

E perché questo?

Artemona.

Perché bisogneria che tu facessi

conto sol di fuggire o co' parenti

venir forte a le mani.

Crisaulo.

Io non ho cura

d'altri che di me stesso, in questi casi.

Pur, perché vada ben, piglia tu il modo:

ch'io son per ubbidirti.

Artemona.

Vederemo

quel che si potrá far. Forse domane

io le riparlerò. Fa' d'esser savio,

in dar parole, e non lasciar ridurti

piú di quel ch'io ti terrò ammonito:

ché Amore è cieco e vuol con gli occhi d'altri

esser guidato e dal senno d'altrui

aver governo; onde 'l fingiam fanciullo

e nudo perché è cosa naturale,

non trovata da noi, e alato e lieve

perché 'l suo star non dura mai gran tempo.

 

 

 


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