Agostino Ricchi
I tre tiranni
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ATTO III

SCENA V Pilastrino si viene a rallegrare con Crisaulo e mostrali un sacchetto di scudi; e poi si parte da lui per andargli a sotterrare.

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SCENA V

 

Pilastrino si viene a rallegrare con Crisaulo e mostrali un sacchetto di scudi; e poi si parte da lui per andargli a sotterrare.

 

Pilastrino, Crisaulo.

 

Pilastrino.

Addio. Rallegrati

meco, Crisaulo.

Crisaulo.

Di cotesti panni

a la civile?

Pilastrino.

Appunto! C'è ancor meglio.

Voglio che noi ridiam, se mi prometti

di tacer sempre.

Crisaulo.

Cosí ti prometto.

Pilastrino.

È fatto il becco a l'oca. Oh! co! co! co!

Son pure allegro.

Crisaulo.

Tu puoi crepare,

ch'io non ti intendo.

Pilastrino.

Quello innamorato,

quel nostro amico, mentre che aspettava

che gli fosse portato la sua dea,

la sera, a letto, per negromanzia,

i diavol l'han portato. Ed io l'ho fatto,

al forzier de' danari... Oh! co! co! co!...

Crisaulo.

Oh! Dillo, un tratto.

Pilastrino.

...la barba di stoppa.

Fatti in qua. Che son questi? M'è ingrossato

la maestra e' testicoli.

Crisaulo.

Ed è vero?

Come non è crepato di passione,

il poverino?

Pilastrino.

Se è morto, suo danno!

Io so ben che sta mal, se non ha tratto

le loffe al vento.

Crisaulo.

L'ho pensato sempre,

in questa intrinsichezza, che a la fine

li mostreresti quel ch'è l'impacciarsi

con Pilastrini. Io so che, questa volta,

tu l'hai saputa far senza mollette.

Ma, a dire il ver, la ladroncellaria

è troppa grande.

Pilastrino.

! L'hai bello e detto!

Chi non gli avesse fatto un tale scherzo,

non avria mai imparato in questo mondo

come si vive, quell'uomo di legno.

Ed or, chi sa? potrebbe ravedersi;,

ch'era cosí in amore omai perduto

che facilmente, un tratto, da se stesso

si sarebbe appiccato. Or io l'ho tratto

di tutti questi affanni; perché penso

che questo sará stato medicina

a farli uscir l'amor da le calcagna.

Cosí non sentirá l'amare pene

che lo facevan talor dare al diavolo.

E non saria gran cosa che morisse

da buon cristiano, un giorno, a lo spedale;

onde sarebbe stato co' danari

sempre un giudeo. Poi, par che tu non sappi

quel che dice 'l diverbio che «de rebus

que male diviserunt non gaudebis

tertius heredes».

Crisaulo.

Va'; sta' pur discosto:

meco non partirai.

Pilastrino.

Oh che dolcezza

a maneggiar queste patacche gialle!

Ne giova piú che del fuoco l'inverno

e del fresco l'estate e d'un buon greco

quando son riscaldato nel parlare.

Oro, piú dolce che 'l zuccaro e 'l mele

e piú assai che 'l mangiare a la taverna

e poi dormire! perché, senza questi,

quel paradiso è chiuso e ne intraviene

com'a' viandanti, ne' tempi di peste,

senza la fede. Io non vorrei qui, ora,

il piú bel cul che mai mostrasse augello

pelato ne lo spiedi o ver di donna

vergine abbracciamenti. Questo è degno

piú d'ogni cosa e tanto dolce e amabile

che mi fa tutto qui struggere in oglio.

Or non mi meraviglio se quel vecchio

tanto è vivuto piú che non deveva

senza mangiare o ber; perché mi penso

che si pascesse d'esta dolcitudine,

come farebbe ognun.

Crisaulo.

Guarda che in te

non facciano il contrario; che, anzi 'l tempo,

non ti faccin morir con un capestro:

ché sai ben che a la fin...

Pilastrino.

Tu hai poco ingegno.

Deh! Non mi ricordare i morti, a tavola.

Or credo ben che quel Giupiter, Giove,

quando s'innamorò, si rivolgesse

in questa forma. Guarda gran fatica

ch'ebbe, a far ch'una donna l'abbracciasse!

ché, se fosse la Morte inorpellata

con questo, gli anderia dietro ciascuno

né sarebbe secura nel suo regno.

Ch'altro è vedere una gran verga d'oro

che 'l viso d'una donna! E questo il pruova:

che veggiamo adornarne un lucernaio

e parere una sposa.

Crisaulo.

Altro non s'ama,

oggi, altro non s'onora; e saria degno

di tanto onor, se non avesse seco

sempre tanto di amaro e tante pene

e tante passioni.

Pilastrino.

Io voglio ire ora

a sotterrargli, che non veggian mai

piú l'aria: perché gli è d'una natura

che a chi non l'ama sbudellatamente

s'ingegna di fuggire, e in questo ha l'ale;

al ritornar, di poi, ne vien gottoso,

vecchio e lento che, 'l piú de le volte,

siam morti prima che di nuovo a noi

sia ritornato.

Crisaulo.

Non è giá possibile

che 'nsieme con amor non venga a pari

la gelosia. Chi l'avria mai creduto

che, a questo modo, in fine a Pilastrino,

sol per aver danar, divenga avaro?

Oh! Va' pur la.


 

 

 


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