Agostino Ricchi
I tre tiranni
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ATTO IV

SCENA IV Filocrate, cognosciuto il suo errore, esce vestito di sacco predicando ed, in penitenza del suo fallo, dilibera andare a San Iacopo di Galizia; ed è da Pilastrino e Fileno beffato e straziato.

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SCENA IV

 

Filocrate, cognosciuto il suo errore, esce vestito di sacco predicando ed, in penitenza del suo fallo, dilibera andare a San Iacopo di Galizia; ed è da Pilastrino e Fileno beffato e straziato.

 

Filocrate vestito di sacco, Pilastrino, Fileno.

 

Filocrate.

Troppo tardi,

lasso! grande errore ho cognosciuto.

Noi, che siam nati a la gloria del cielo,

lasciarsi al senso, che è de la ragione

nimico, involgere in brutta vita!

Divota gente, anime benedette,

populo eletto, in fin che Dio ne lascia

il tempo a farlo, tornate, vi priego,

a penitenza. Riguardate tutte

le cose inferiori; e troverete

esser la corruzione e annullazione

il fin di loro. Volgetevi poi

a le parti de l'anima; e vedrete,

con ragioni e per pruova, essere eterna

fatta da Dio sol perché fosse erede

del ben suo eterno.

Pilastrino.

Ecco! Ve' un nuovo pazzo!

Fileno.

Da poi che 'l mondo fu, fu pien di matti,

da que' duo primi matti. Or tutti quanti

par che d'ogni paese piovin qui

per influsso di cieli.

Pilastrino.

Quanta gente

li corre dietro! Mi fa ricordare

quando la Mannarona uscia di casa.

Deh! che possiate diventar civette!

Guarda che furia!

Fileno.

Mi par di cognoscerlo:

e non so dove mi possa aver visto.

questo birbon.

Filocrate.

Miseri a voi! Che vale

a tal felicitade esser chiamati,

se, a forza poi de lo stimul migliore,

fate insieme mortal l'anima e 'l corpo

come le bestie?

Fileno.

Certo, io lo cognosco;

e non saprei dir come.

Pilastrino.

Potria stare.

È un di questi che, con bullettini

ed altre truffarie c'han sempre seco,

cercan del mondo. Oh! Se non par Filocrate!

Guardalo ben. Quel che toglieva Lúcia.

Che ti par? non è desso? Io ho a morire,

tanto ne godo!

Fileno.

Non può anch'essere altri.

Oh pazzarone! E che è stato questo?

Accostiamci ancor noi.

Filocrate.

Io non posso altro

se non, andando per il mondo a sempre

sopportar caldo, freddo, fame e sete

e fatiche e passar tra gl'infideli

predicando la fede e sol per zelo

di caritá morir, pregar per voi

il Signore ed ancor per ciascun altro

che è fuor di strada.

Pilastrino.

E che! Non è gran cosa!

Questi non fu mai savio. Oh! co! ahuè!

Sta' fermo qui.

Fileno.

Che porchitá è la tua?

Che aspetti? Tu lo guardi cosí forte,

o Pilastrin?

Pilastrino.

Lo voglio affigurare.

Li vo' toccar la man, ché siam parenti.

Filocrate crestoso, hai pur rubbato

la spoglia d'un saccone? e t'hai con essa

vestito? A questo estremo di prudenza

t'han pur condotto i tuoi ruvidi amori?

Guarda che cera! Non pare il legato

de la peste e la fame?

Filocrate.

Va', fratello,

a la tua via: se pur non vuoi venire

di compagnia a visitare il corpo

del baron di Galizia.

Pilastrino.

Oh spennacchiato!

Chi vuol venire a venderci cristei!

Di', malandrino! E che non t'ha voluto

aprir la porta, a quel che t'è incontrato

cosí brutto accidente? Oh! Sta'! , .

Or mi ricordo: l'ha giá rotta seco.

Non li vòlse rispondere. A la fede,

che de' volere andare al prete Ianni,

per intronato, in su quella galea

che s'ha da armar di frati, artieri e pazzi.

E debbe anco aver buona provigione,

per portar la semente degli sciochi

che a lor parrá gran cosa: ché la nostra

nasce di qua, senza esser coltivata,

ne le case, ne' muri e ne la rena,

come fa la bacicchia. Toh poltrone!

Ve' se non fa 'l piagnon, che sia scannato

da le zenzale! Non so che mi tiene

che non ti peli quella barba schifa

e lorda.

Filocrate.

Dio ti dia cognoscimento,

pazienza a me; poi che m'ha fatto degno

de la sua grazia.

Pilastrino.

Dio ti dia 'l mal anno

e la pasqua peggior, ladroncellaccio!

Son piú omo da ben che non sei tu.

Che , se m'accaneggi, ciarlatano,

la farem con le pugna!

Fileno.

Ah! Discrizione!

È troppo, Pilastrin: lascialo stare.

Togliamcene, piú presto, un poco spasso.

Filocrate.

«Apparecchiate la strada al Signore»,

diceva il gran Battista nel diserto,

e, con la penitenza, farne aperto

il buon sentier che giá l'antica gente

chiuso n'avea facendol duro ed erto.

Quale è donna di voi che non si pente

e non rompe nel cor durezza tanta

ch'altrui in vecchiezza poi suol far dolente?

Rompete il ghiaccio che d'intorno ammanta

i freddi petti; e di pietá s'accenda

l'alma, ch'Amor vi faccia lieta e santa.

Ma veggio che convien che altra via prenda;

ché 'l predicar fra duri sassi e tigre

non è possibil che mai frutto renda.

Alme gentil, non siate al ben far pigre.

Pilastrino.

Guarda se 'l cielo è giusto! Io so che questi,

tra 'l non aver danari e tra l'amore,

si trova fatto, e in cosí poco tempo,

uomo da ben. Ghiottone, scelerato,

c'hai qui gabbato il boia che a la forca

t'aspettava col diavolo! Or vuoi andare

per il mondo e gabbar Domeneddio

e gli uomini?

Fileno.

Troppo è; lascialo andare.

Che pensi guadagnar da un simil pazzo?

Torniamo in piazza.

Pilastrino.

Non ti potrei dire

che voglia m'è venuto in cima a l'unghie

di dare a sto poltron pien di peccati

una man di punzoni! Ma non voglio,

ora che sono acconcio, ruinarmi.

Vedi Amoraccio! Parti che sia un putto

o pure un gran signor? Parti che sappia,

quando ci ha sotto i piedi, arragazzarci

e farci gioco al vulgo? I premi, poi,

son le crocce, la paglia e 'l boccalone.

Ecco Artemona. Addio.

Fileno.

Va' pure. Amore?

Certo, non veggio in questa nostra vita

pazzia piú chiara o vergogna e ruina

piú evidente. E, per gli uomini savi,

s'avria solo a fuggir la dolce entrata:

ché, come ci siam dentro, è poi l'uscita

assai piú stretta ed erta che non fu

quella del laberinto. Ché di questo

alcun non n'uscí mai per forza o ingegno

di filo o di spaghetti.

 

 

 


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