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ATTO IV SCENA VI Crisaulo, avendo parlato con Calonide, le promette ultimamente di sposar la figliuola e si fa conceder da lei di dirle duo parole: le quali, come poi si vedrá, fûrno di sorte che egli ottenne per quelle, la sera medesima, quanto desiderava. |
SCENA VI
Crisaulo, avendo parlato con Calonide, le promette ultimamente di sposar la figliuola e si fa conceder da lei di dirle duo parole: le quali, come poi si vedrá, fûrno di sorte che egli ottenne per quelle, la sera medesima, quanto desiderava.
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Io ti ringrazio de l'affezion. Ma vegnamo a la fine. Piú volte abbiam parlato; e cosí Artemona t'ha detto la mia mente. Or ti concludo, e dico espresso, se ne sei contenta, ch'io sono in ogni modo risoluto di tôrla per mia donna e di sposarla: ché altro non truovo, al fine, in questo mondo che contentarsi; e so che può di lei contentarsi ciascuno. |
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Io t'avea dato, figliuol, tempo tre giorni, ché potessi pensarvi bene; perché queste cose so come vanno e questo grande amore non dura sempre. Ma, poi ch'in te veggio cosí gran desiderio, non mi pare di poterti mancar; ma ben cognosco |
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Queste son parole. Piú robba o manco, non ne faccio stima; ché le ricchezze e i ben de la fortuna, per se istessi, non dan nobiltá. Cerco una donna che sia ricca e nobile di costumi e virtú; di che son certo quant'ella è ben dotata. Ma vo' prima che mi conceda (pure in tua presenza) ch'or io le dica qui sol duo parole; perché voglio saper ben la sua mente prima ch'altro si faccia. |
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Potrai star tu da canto; ed io da lei |
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Ti vo' contentare. Ma promettimi, prima, non dire altro che cosa onesta. |
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