Giovanni Bovio
Filosofia sociale
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PREFAZIONE.

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PREFAZIONE.

Questo libro, che offriamo a tutti gli studiosi, ma che è stato da noi preparato col pensiero rivolto specialmente ai giovani, è null'altro che una ordinata raccolta di pagine di un'opera di Giovanni Bovio, da molti anni esaurita ed introvabile nel mercato librario: Filosofia del diritto.

Raccolta ordinata di pagine, abbiamo detto, per assicurare il lettore ch'egli si dedicherà con frutto alla loro meditazione, ma anche per non ingenerare il sospetto di poco scrupolosi rimaneggiamenti o spostamenti.

Diremo di più. Il nostro scopo non fu quello di dare agli studiosi una riduzione, o sunto della Filosofia del diritto, ma una raccolta delle pagine di filosofia sociale contenute nella più vasta opera: una raccolta che per la coordinazione dei capitoli riuscisse organica come un libro disegnato e dettato dallo stesso autore.

Non sappiamo se il volumetto potrà essere così considerato dai lettori benevoli; in ogni modo soggiungiamo che nelle sue pagine fitte è contenuto tutto quanto può essere ritenuto essenziale alla conoscenza del pensiero sociale di Giovanni Bovio. Furono omessi i larghi svolgimenti e le ampie illustrazioni storiche e letterarie onde è ricca ogni opera boviana, sembrando che la sua prosa precisa, sintetica, luminosa, sia sempre una espressione perfetta della mente dell'autore e punto bisognosa di chiarimenti e di chiose illustrative. Il lettore il quale vorrà approfondire la sua conoscenza ricorrerà, in biblioteca, al volume originale e ad altri scritti del Maestro1.

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Con la pubblicazione di questo libretto, come di tutti quelli di maggiore e di minore mole di altri pensatori e scrittori politici, noi perseguiamo uno scopo: vogliamo preparare le idee per il domani.

Preparare, risvegliando quelle che sembrano vinte, o sorpassate; rielaborandole; ripensandole; preparare meditando su i fatti e su le idee che la vita ci offre e ci impone.

Giovanni Bovio è l'ultimo grande scomparso della scuola sociale italiana di Vico, di Pagano, di Filangeri, di Beccaria, di Gioia, di Romagnosi, di Cattaneo, di Ferrari, di Mazzini. Questa scuola non ha accademie, non ha pontefici massimi. È la grande scuola democratica umanitaria che ha preparato, «formato» gli scrittori, i pubblicisti, i combattenti, gli «uomini» della titanica lotta del risorgimento nazionale.

Ed è la scuola dell'avvenire!

Poichè, se è vero che la «coltura della reazione» (così Arcangelo Ghisleri classificò l'opera intellettuale degli storici aulici, dei filosofi, degli scrittori e dei pubblicisti salariati i quali portarono alle stelle i patriarchi della teocrazia e del dispotismo), se è verodicevamo – che la «coltura della reazione» da un lato, e la unilaterale, inorganica e troppo lesta coltura socialistica, hanno, per molti anni, posto nell'ombra dottrine, idee, opere, tutto quanto seppero pensare e produrre con mente italiana i precursori e i sistematori della scuola gloriosa; è pur anche vero che ad essa dovranno tornare coloro i quali, dopo le fallite esperienze delle due scuole estreme, vogliono lavorare alla rinascita di una concezione della vita, della società, dello Stato, del diritto equilibrata e serena, la quale, ispirando l'azione politica degli uomini e dei partiti promuova la grande ricostruzione che è il sogno e la speranza del nostro tempo.

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Giovanni Bovio visse in uno dei periodi meno agitati, ma più ricchi di esperimenti, di tentativi, di affermazioni politiche e sociali del secolo XIX. Quando egli, a vent'anni, entrò nella vita il miracolo dell'unità nazionale era compiuto, e l'Italia muoveva il passo verso la propria organizzazione politica e sociale. L'unità materiale era conseguita, ma era viva la lotta tra monarchici e repubblicani intorno al problema dell'ordinamento e della forma politica dello Stato. Il movimento operaio che aveva acquistato fisionomia, sin dall'inizio dell'opera di Mazzini, procedeva sviluppandosi per gli impulsi dei partiti socialisti. Nel campo filosofico erano ardenti le lotte delle scuole.

Bovio entrò terzo in tutte le dispute, e in tutte le lotte, con un pensiero suo, tutto suo nei modi e nelle forme, ma interamente scaturito dalle fonti limpide della tradizione filosofica e politica italiana.

Egli fu fin dai giovanissimi anni, e restò fino alla morte, repubblicano. «La repubblica era secondo Bovio – vogliamo riferire le parole di Andrea Torre che ne fu discepolo all'Università di Napoli e scrisse di lui degnamente – una necessità storica per tutti i paesi e per l'Italia specialmente. Per tutti i paesi: – perchè secondo lui la legge storica è questa che tra due forze che si contrappongono e negano, trionfa una terza forza, la media, che concilia le due prime; e tra la monarchia e l'anarchia, la forma media sarebbe proprio la repubblica. Per l'Italia poi le tradizioni popolari per un verso, e, dall'altro, il pensiero che aveva presieduto alla rivoluzione e l'aveva preparata, indicavano tutt'e due la repubblica come la forma propria allo Stato italiano».

La questione sociale fu tra quelle che più affaticarono la sua mente, aperta ad ogni dottrina e ad ogni acquisto della scienza.

Nessuna teoria gli fu ignota, nessun pensatore delle scuole socialiste, anarchiche, liberali, conservatrici. Considerò il socialismo come un movimento di reazione. «Il socialismo, scrisse, non è la soluzione di un problema: esso reagisce alla plutocrazia ipocritamente religiosa, come il positivismo contro la metafisica copertamente teologica». Vide nella repubblica l'ambiente e il mezzo per la soluzione della questione sociale, mentre non concepiva la repubblica senza la soluzione di gran parte del problema sociale. Egli testualmente diceva: «Io non intendo repubblica senza la soluzione di gran parte del problema sociale, modo di codesta soluzione fuori d'una repubblica democratica».

Bovio si fece, così, degno continuatore di Mazzini. Dal Mazzini si allontanò nella concezione filosofica. «La filosofia di Bovio voleva essere la negazione di ogni teologiascrive, lucidamente, il Torre – di ogni metafisica ed anche del positivismo, almeno di quello che ha assunto le sue forme specifiche nei sistemi di Augusto Comte e di Herbert Spencer. Respingeva ogni teologia, perché Iddio era concepito da lui come una negazione della ragione, e perchè tutto ciò che è, è razionale; l'essere non è che ragione di stesso, o la suità. Respingeva ogni forma storica della metafisica, perchè secondo Bovio, questa altera la naturalità delle cose e ne rovescia il processo, sovrappone i termini ideali ai naturali, e pone come primo in natura, ciò che è primo nel pensiero. Respingeva il positivismo di Comte, perchè si fonda sulla relatività del pensiero e sulla limitazione della ragione: e il pensiero invece è assoluto, e la ragione è illimitata, o (ed è lo stesso) è limitata soltanto da .

«Respingeva l'evoluzionismo di Herbert Spencer perchè parte dall'omogeneo, per passare all'eterogeneo, mentre omogeneo ed eterogeneo originariamente coesistono e si reciprocano; e perchè lo Spencer limita la natura con l'inconoscibile, mentre la natura è per Bovio illimitata, e cioè la ragione assoluta.

«Da questo breve cenno, si può forse scorgere, in che cosa voleva consistere il naturalismo di Bovio. Esso non era altro che la ragione sostanziata e fenomenizzata. Era egli materialista, era idealista?

«Si può dire l'una cosa e l'altra: perchè egli veramente non riuscì a determinare in formule precise il suo pensiero e questo proposito e gli accenni che ha lasciati ci lasciono incerti».

La incompiutezza del sistema filosofico non ha, per altro, generato incertezza alcuna nelle finalità ideali del pensatore. Pur essendo lontano dal deismo mazziniano, Bovio era giunto alla stessa severa concezione etica del genovese. Egli – ben dice il Torre – «non concepì la repubblica che come lo Stato ideale della pace, della giustizia e della perfezione morale; e l'ultima volta che espose le sue idee politiche, al Congresso repubblicano di Pisa (1902) insistette specialmente sul valore etico che egli dava all'idealità repubblicana».2

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Neppure dopo la morte la scienza ufficiale ha aperto a Giovanni Bovio i cancelli che ne fermarono il passo durante la vita. Nella scuola non si citano le sue opere; il suo nome è ancora bandito anche da coloro che hanno percorso in ogni senso i campi esplorati dal suo genio e vi abbiano raccolto messi ricche ed abbondanti. E, forse, l'ora sua non è ancor giunta. Con il ritorno della reazione politica, ritornano in voga i filosofi e gli scrittori della reazione. De Maistre, Guizot, Balbo, Gioberti hanno, oggi, innumerevoli esaltatori. Ma è una parentesi di oscuramento, quella che si è aperta nel nostro, ed in altri paesi: non si tratta d'una vittoria d'idee. L'avvenire è della libertà!

Licenziando alle stampe questo libretto noi auguriamo che i giovani e gli studiosi accolgano l'invito che dalle sue pagine sorge, di dedicare mente, cuore, volontà ad un opera nuova di coltura e di educazione, che dia all'Italia una generazione d'uomini capaci di redimerla dalla sua decadenza politica e morale.

Roma febbraio 1923.

g. c.

FILOSOFIA SOCIALE.





1 Le opere di Giovanni Bovio non si trovano facilmente nelle pubbliche biblioteche. In esse troverete senza fallo quelle d'ogni professorucolo d'opinioni ortodosse, e le sconcezze letterarie di questo inverosimile primo quarto di secolo, non le opere del Nostro, non quelle dei filosofi, degli storici, dei letterati che non piegarono la schiena innanzi ai potenti.

Una raccolta di scritti e di discorsi che colma oggi la grave mancanza d'una edizione delle opere complete del Bovio è quella edita dalla Libreria Politica Moderna: Il Secolo Nuovo.



2 Vedi discorso: Il valore morale dell'idea repubblicana in volume citato: Il Secolo nuovo a pag. 283.



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