Giovanni Bovio
Filosofia sociale
Lettura del testo

La Libertà.

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La Libertà. 4

Da un rapido sguardo alla storia il pensatore deduce questo convincimento, che lo scopo dell'uomo non è vivere, ma vivere umanamente; e umanamente egli traduce liberamente.

Non c'è altra traduzione: la storia si presenta come lotta e la lotta è una varia contesa per la libertà. Il motto, così poi popolare, da Dante riferito a , "Libertà va cercando" è la sintesi ultima dell'universale epitome storica.

O la si consideri in Grecia la lotta, come sfida dell'uomo agli Dei, o in Roma, tra patrizi e plebei sull'agro pubblico, o nel medio-evo, tra guelfi e ghibellini, o nella prima rinascenza, tra signoria feudale e borghesia, o nei tempi presenti, tra capitale e lavoro, il fine è sempre la libertà, l'uomo non soggetto all'altro uomo, l'uomo governato dalla luce della sua mente contemperata con la mente collettiva.

… La sola ragione è libera, e, dove questa non sia nata e formata, la libertà è un nome, un desiderio, un presentimento, talora uno scherno e, più spesso, libito di servi, il quale dopo corto tripudio deve ricadere sotto il cieco dominio del Fato. E il Fato ricorse innanzi al cantore del libero arbitrio, poichè ebbe rimessi i ceppi alla ragione. Dante aveva consigliato alla umana gente di star contenta al quia, e, messi i legacci alla ragione, rivide i Fati e si chinò: Che giova nelle Fate dar di cozzo? Erano quei Fati non potuti mutare da Dio: neque Deus ipse mutare potest, come dice il Mussati, ed ai quali si era legata la sorda predestinazione minacciata da Agostino, la quale in Domenico diventa divieto prestabilito di guardare dentro la fede. L'erebo divenne i sotterranei dell'Inquisizione, le Parche si fecero inquisitori, stecco di rogo il fuso: testimoni, processo, dibattimento prova, tutto era sordo come il destino.

Qui con tacito piede entra la morte,
scorgere tu sai l'orma di sangue.

Oh la gran bella libertà che ci venne da quel libero arbitrio! Come fummo davvero padroni di noi, e che fratellanza, e che amore! Parlino i castelli, le abadie, i sacri tribunali, gli asili e la larghezza consentita al pensiero senza minaccia di tormenti e di rogo! Avemmo libero arbitrio per significarci mancipii di Cesare et de Deo!

Con impeto di libero arbitrio, o Bruno, vattene a fendere le nubi; ma perchè il tuo cuore per l'aria ti vien dicendo che cadrai morto a terra? e chi ti tira a terra? Quel Fato socratico, che in Atene sedeva in mezzo ai Cinquecento, in Roma sen venne a sedere sotto le lane di S. Domenico. Potrai dire, o Nolano Nec mortem exhorrescimus ipsam; ma non dirai di essere libero tra' liberi: altra forma di libertà è possibile. Più gli uomini si gridavano dotati di libero arbitrio e più erano servi. Se, dunque, la sola ragione è libera e la pienezza della ragione costituisce la vita della libertà, ne seguita che la libertà non può essere il principio, il mezzo della storia: la libertà non è questo o quel frammento dell'uomo, il cittadino, o l'individuo, l'etnico o il cristiano, ma è tutto l'uomo, è il fine della storia. Perciò tutti la cercano, la sospirano, individui e popoli, anche il buffone di corte, Triboulet, cerca la sua libertà, nella quale ei si senta uomo, anche il bravo di Venezia depone la maschera per umanarsi un istante, e i re costretti a spogliarsi la maestà, per farsi uomini un'ora al giorno.

Ma per questo, appunto, che la sola ragione è libera, e che la pienezza della ragione costituisce la libertà, e che però essa è tutto l'uomo ed è il fine del travaglio storico, noi non dobbiamo volgerci indietro a cercarla, ma guardare innanzi e non perderla mai di vista. Che libertà possiamo trovare nella memoria? Libertà greca, latina, lombarda, fiorentina, veneta, francese sono conati, momenti diversi di un medesimo travaglio per un medesimo fine, e chi le prende per libertà viva e piena, nel senso moderno e scientifico della parola, confonde la scuola con la vita.

La Grecia è Prometeo incatenato, che si dibatte nei ceppi, e, quando Epicuro lo scatena, lo trova cadavere.

In Roma oligarchica è appena riparo alla ragione del popolo il diritto pretorio; in Roma cesarea il diritto pretorio diventa pretoriano se il Doge di Venezia era Senator, Dux, Captivus, che cosa, rispetto a libertà, poteva essere il popolo? Se la borghesia grassa, che divora la borghesia magra, può essere libertà, intendiamo la libertà fiorentina. E sopra tutti questi simulacri di libertà, fu famosa la libertà francese che all'arbitrio onnipotente del Dio di Cartesio oppose, con nome di libertà, l'arbitrio non meno rapido della Dea Ragione: fu reazione del terzo Stato contro i due primi, la quale si dovea tramutare in tirannia borghese; fu dichiarazione astratta dei diritti dell'uomo, perchè non contrappesata dalla dichiarazione dei doveri dell'uomo. Che poi sia libertà americana od inglese, lo dica questa lotta irresoluta tra il capitale e il lavoro...

… Siamo liberi che vuol dire? Siamo ragionevoli, consideriamo la nostra semenza, non superiamo il termine della nostra natura; siamo liberi significa celebriamo: la signoria della ragione, perchè fuori di questa si trova la stupidità, la pervicacia, la mollezza, la licenza, la matta bestialità. Ed il travaglio storico per la libertà è stato sempre per la Signoria della Ragione: quando i popoli hanno chiesto la libertà, alla quale hanno consacrata la vita, hanno inteso ottenere non la facoltà del furto, della frode, dell'adulterio, ma la Signoria della Ragione, sdegnosa di dommi, di sillabi, di misteri, di quantità irrazionali. Vivere secondo la ragione, ecco tutto il contenuto della libertà individuale e politica. E perchè non furono liberi, quando giunsero alla proclamazione della Dea Ragione? Fu troppo Dea: fu ragione individuale, cioè tirannia di opinione, non principio universale, in cui consiste la verità della ragione. L'opinione in ogni tempo è tirannia di volgo; la ragione la distrugge e istituisce la libertà.

… Fuori della libertà non c'è che la servitù compagna inseparabile della licenza. Quando veggo beoni, parassiti, mimi dei caffè, nei bagordi o altrove inneggiare alla libertà, non credo: la libertà non è una prostituta.

Essa è vergine, è la favilla, onde il genio si accende, è la misura del pensiero che si traduce nella parola e nell'atto, è la fierezza della dignità, è il pudore dell'animo non pieghevole, è l'esponente sottinteso della Verità: – tanto si è veraci, quanto si è liberi. – Cristo disse che la Verità ci farà liberi; e fu grande sentenza: ma bisogna integrarla in quest'altra: la libertà ci farà veraci. – E da questa soglia consacrata alla scienza, da questa soltanto, noi possiamo salutare la libertà.





4 Dal cap. V.: La Libertà.



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