Giovanni Bovio
Filosofia sociale
Lettura del testo

La causalità nell'economia.

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La causalità nell'economia. 11

Nettamente abbiamo posta la questione economica. Bisogna riassumerla e svolgerla.

L'uomo non può pensare, se non abbia superato il bisogno, e, in altra forma, la proprietà è mezzo all'asseguimento della umanità. Ogni uomo, dunque, è naturalmente o eticamente proprietario. Storicamente non è, perchè pochi nel fatto, sono e furono proprietari: gli altri, condannati alla fame. 12

Malthus fa credere che questa posizione storica è un miserabile inganno che la natura fa a medesima; perchè ella da un lato crea tutti gli uomini col bisogno di proprietà, dall'altro non è realmente bastevole a tutti. Ne deriva direttamente la negazione del diritto di sussistenza, perchè fondato sul nudo bisogno, non sulla possibilità delle cose.

È una concezione della natura che giustifica le maledizioni e l'alto disprezzo leopardiano: è natura novercala, piena di promesse e d'inganni. C'insinua la febbre dell'immortalità e ci assegna breve giro di anni; c'infonde l'istinto della gloria, e ci le amarezze dell'invidia; ci crea coi bisogni irresistibili dello stomaco, e ci sottrae l'alimento.

Dov'è la causa? In due progressioni eterogenee, l'una della produzione, l'altra della generazione.

La terra non è bastevole a tutti.

È una povera madre di troppi figli.

La soluzione di Malthus è schiettamente o immediatamente naturale...

Malthus ficca il viso nel fondo naturale; gli affamati guardano più direttamente nella storia.

Essi, voltandosi indietro a spiare l'origine dei loro patimenti, vedono che una volta la fame era imposta, un'altra volta era volontaria, e che in questa fame prima politica e poi religiosa, civile e monastica, stava il segreto della ricchezza e della signoria di pochi, di quei pochi che annegano nel burro, quando molti muoiono nel rigagnolo. Conchiusero che due progressioni eterogenee ci sono, non semplicemente naturali, come vede Malthus, ma storiche innanzi tutto, cioè l'ignoranza di molti e la ricchezza di pochi crescono direttamente.

Non è, dunque, vero che la natura nega a molti: più vero è che la storia la fanno pochi, bisognosi in ogni tempo di accusare la natura per iscagionare . La natura si vendica, alimentando in tutti il bisogno di entrare nella storia per fare di tutti la terra, la luce e l'aria.

Il problema, dunque, è radicalmente spostato, non appartiene alla storia delle flore e delle faune, ma strettamente alla storia dell'uomo come quella delle religioni, delle lingue, dei Codici. Di naturale è fatto problema civile. La soluzione è diametralmente opposta.

Se un principio si ha da applicare a cotesta faticosa questione della ricchezza e della fame, non dev'essere quello assai parziale e mai provato delle due naturali progressioni eterogenee, ma quello universalissimo della causalità, che governa così il mondo della natura come della Storia.

Quando infatti le cause furono fantasticate e personificate, s'ebbero di necessità il privilegio e la fame; quando dunque le cause saranno corrette e ragionate, quando saranno ricondotte alla loro legge di reciprocità, da un lato spariranno i privilegi, dall'altro la fame.

Ammesso, dunque, che l'effetto sia della causa e proporzionato alla causa; che il moto sia della forza e proporzionato alla forza; il prodotto, dunque, dev'essere del lavoro e proporzionato al lavoro. Il frutto s'appartiene al coltivatore, la terra è di chi la coltiva.

Questo non è semplicemente una soluzione, è qualche cosa di più, è ciò che storicamente dev'essere, una reazione.

Sin qui la terra appartenne agli oziosi; ora sia dei coltivatori. Due affermazioni antitetiche. C'è un principio superiore ad entrambe?

È appunto quello della causalità giustamente invocato, ma reattivamente applicato...

… I pedanti che si credono uomini positivi e non vedono quanto cammino fa il mondo fuori e sopra di loro, si avvisano risolvere l'irta questione della proprietà con accademici sbadigli, con fastidiose e scolastiche distinzioni circa il capitale fisso, circolante, arido, produttivo, perenne, consumabile et cetera. – Altro c'è da risolvere. – Il capitale risponde all'attività umana e vi si proporziona? – Questa è dessa la questione e la gran faccenda del secolo, ed è, a nostro giudizio, definitivamente risoluta dal principio di causalità, al quale fanno ricorso, senza addarsene, gli economisti moderni, quando affermano che bisogna conseguire il massimo dei fini col minimo de' mezzi, cioè il maggior prodotto col minor tempo e lavoro...





11 Dal cap. XXI La causalità nell'economia.



12 Qui adopero la parola proprietà nel senso di un insieme di mezzi per lo svolgimento della persona. Se poi debba essere individuale o collettiva esamineremo appresso.



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