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Tra il modo onde Malthus pone il fondamentale problema economico, e il nostro modo, notevole è la differenza. Egli cerca l'equazione tra il pane e l'amore; noi tra il pane e il lavoro: egli crede che la prima equazione sia il fondamento della seconda; noi, che la seconda sia base della prima; ei fonda la sua premessa sull'osservazione di due progressioni eterogenee particolari; noi, la nostra sul principio universale di causalità: egli insomma riassume la sua dottrina nella così detta legge di causalità, che come più universale deve comprendere quella di popolazione.
Malthus ha il merito insigne d'avere chiarito e additato un terribile effetto, che sono le due progressioni, ed ha il peccato di averle credute causa prima della miseria.
La semplice osservazione non gli consentiva altro. Le nostre investigazioni intorno al principio di causalità e delle sue applicazioni nella storia ci mettono in grado di domandare: Le due progressioni generano la miseria, o l'ignoranza genera la miseria, e questa le due progressioni? Tal'è fatto il problema dopo le più profonde investigazioni intorno al principio di causalità; tal'è inteso da' lavoratori e da tutti i diseredati de' nostri tempi; e la inversione dei termini è richiesta da quanti deplorano il crescere della sospetta carità dei zoofili misantropi...
... Il principio di causalità di Bruno, applicato alla natura, generò una nuova Cosmologia; applicato alla ricchezza, deve oggi generare una nuova economia, anzi deve crearla, riabilitando il diritto di sussistenza negato da Malthus.
Resta ora a vedere chi possa e debba praticamente applicare codesto principio all'economia, perchè attuando l'equa distribuzione della terra, del capitale e del lavoro, tramuti l'operaio in proprietario, il servo in libero, la macchina in uomo.
Il principio di causalità può essere praticamente applicato alla soluzione del problema economico da coloro soltanto ai quali l'effetto preme. L'io fecit cui prodest si tramuta nell'eterno is facturus cui proderit. Non può altrimenti operare nella storia il principio di causalità.
Non prima esso si sarà appalesato nell'intelletto degli oppressi, che sarà forza tradurlo dalla intellezione nella deliberazione, dal pensiero speculativo nel pensiero pratico.
E potranno tradurlo coloro che sono travagliati dal bisogno mezzo superato e mezzo no, perchè quelli soltanto possono intendere il popolo, i suoi patimenti, le pretensioni e gli obblighi. Scrissi nella lettera al Teista e ripeto che chi non è nato dal popolo, e non ne ha respirato la vita, non ne ha sofferto i bisogni, le fatiche, gli affanni, chi dal popolo si è discostato anche un istante, non ne può difendere la causa con mente sincera, perchè non la intende, non avendola sentita e patita. Ei gridasi e forse credesi popolano, ma la psicologia non glielo consente: il principio della causalità funziona in lui negativamente: altri effetti ei guarda, altre cause lo muovono: il popolo è pretesto, la demagogia gli è mezzo, e gli sta dentro la democrazia di Catilina, non di Spartaco. L'uno di quei due celebri contemporanei aveva a pagare i debiti di tasca e di sangue; l'altro aveva a liberare sè e i compagni: l'uno aveva innanzi a Machiavelli giustificato il fratricidio; l'altro mirava a liberare i fratelli di destino e di pene: l'uno aveva fornicato con Silla, trascinandogli innanzi il cadavere di Gratidiano, pel quale Silla chiudeva un occhio; l'altro aveva patito i fastidi del lanista Acciano. Io non credo nè a Cicerone e a Sallustio, assalitori di Catilina, nè a cotestò Messer Lucio Sergio Catilina, che, cresciuto nelle lordure del patriziato, simula anima di popolo. Credo a Spartaco, che, costretto nel Circo a uccidere i suoi, pensa nel medesimo tempo a vendicarli. Sulla controversa tragedia di Catilina s'alza il dramma di Spartaco, l'uno sgocciolo spurio degli Opimii, l'altro araldo del Cristianesimo contro il mondo romano. Così intendo io la psicologia, la storia, l'incarnazione del principio di causalità. Coloro che oggi cantano l'apologia di Catilina, sono ingannati dalle parvenze, ignorano la critica psicologica, si attengono alle promesse, non ai fini, scambiano l'audacia e la impudenza col coraggio perseverante e iniziatore. Nè credo ai Catilinuzzi dell'oggi, i quali di quello antico non hanno nè la grandezza, nè dell'audacia, nè dei delitti; credo bensì che Spartaco si centuplica, ridestato dalla borghesia magra, accostevole, per interesse, ai diseredati.
Se tra questi entra qualche borghese grassoccio, divide e corrompe. Il principio di causalità richiede che ogni individuo da sè, ogni classe per propria fatica, ogni popolo per intimo valore compia la sua redenzione: chi aspetta libertà di fuori, non la merita e non l'ha. 14
Esaminiamo un po' la storia più vicina a noi. Il secolo XVIII si aprì con la guerra della successione del popolo, cioè cominciò il suo moto con la guerra della successione di Spagna e lo concluse con la rivoluzione francese...
… Si conchiuse con la emancipazione del terzo stato e della borghesia, la quale fece la sua redenzione non per favore dell'alto, nè per benevolenza o concorso delle classi superiori, ma giovandosi del concorso dei diseredati e spazzando i due stati che stavano sul collo del popolo. La borghesia non fu emancipata; si emancipò.
E divenne soverchiatrice alla sua volta come ogni ceto, che compiuta la sua evoluzione storica e trovato il punto della sua comodità, non solo non ha ragione di aiutare l'emancipazione della classe inferiore, ma dalla miseria di questa trae alimento. La borghesia, che non potè soperchiare il quarto stato nè coi sacramenti nè con gli stemmi, l'oppresse con l'oro e il proletario, l'operaio divenne servo non più dell'abate e del barone, ma del capitale...
… Occorre vedere rapidamente come il servo del capitale si sia levato e perchè si chiami socialista...
L'individualismo degradandosi sino al banchiere che stringendo i lacci della borsa, strozza lo Stato e la nazione, esaurisce l'estremo del suo contenuto, cioè la borsa-codice. L'operaio che reagisce a codesto individualismo bancario, alla borsa-codice, alla plutocrazia pure, è, dunque socialista.
Socialismo, dunque, vuol dire sollevamento del quarto stato che cercando dentro sè la sua emancipazione, reagisce contro l'ultima forma dell'individualismo plutocratico.
Perciò appunto il socialismo è reazione, non la soluzione di un problema: esso reagisce alla plutocrazia ipocritamente religiosa, come il positivismo contro la metafisica copertamente teologica: però come il positivismo si va a risolvere nel sistema del naturalismo matematico, così il socialismo si andrà a risolvere nel gran sistema dell'Umanesimo.
… Il socialismo può presentarsi più o meno temperato, ma tira logicamente al comunismo...
… L'individualismo, per contro, per lo illimitato valore del libero arbitrio mira, all'illimitata proprietà con illimitata facoltà di disporre in vita e dopo...
… L'umanesimo, contemperando le parti colla persona, equilibrando il cittadino coll'individuo, il socio col singolo, aborre così dal comunismo come dall'assoluto dominio monastico, e corre alla determinazione del limite di proprietà. La determinazione del limite in ogni cosa costituisce la possibilità di qualunque equilibrio, morale giuridico, etico.
L'assoluto comunismo e l'assoluto individualismo, non avendo limite, non equilibrio non possono mai costruire l'uomo: ad una parte della persona sovrappongono l'altra e provocano reazioni periodiche.
Codesto limite è misurato dal principio di causalità, che modera tutto il mondo economico, distrugge a poco a poco la successione, vieta le donazioni illimitate.
Il principio di causalità misura il limite di proprietà, in quanto l'uomo non deve possedere oltre il prodotto della sua attività...
… Codesta misura implica due corollari: l'uno che l'individuo umano deve alla comunanza, lui vivente, una porzione del suo prodotto, perchè la comunanza è la concausa di qualunque prodotto; e, dopo la morte, lo deve intero. Il che torna a dire che il così detto diritto di successione, non è riconosciuto dal principio di causalità. Nè in altro modo può star la ragione: se tra l'uomo e la cosa il solo legame etico è quello della causalità, mancato questo legame, non c'è fondamento giuridico di proprietà. La successione è il diritto d'ozî beato e di vivande. Domandano se, negata la successione, io neghi il fondamento della famiglia. Rispondo di no, perchè il padre lavoratore educa i figli al lavoro, e trasmette in essi l'energia della causa, non gli effetti senza causa; nè si può pensare che il fondamento della famiglia sia la successione, la quale è privilegio di pochi. Però il diritto di successione e di lavoro, essendo avversi, movonsi nella storia in ragione inversa, come il diritto civile, e il codice penale, la religione e la scienza, la guerra e il diritto delle genti. Perciò vediamo più salire nella storia la ragione del lavoro e più attenuarsi e discendere quella della successione. Gli abbienti se ne accorano; ma la storia, che mira a tradurre l'etica in legislazione positiva, sposta inesorabile molti interessi, e non ode lamenti.
L'altro corollario è che una specie di generosità appariscente, la donazione, è disdetta dal principio di causalità; perchè la donazione, spostando gli effetti dalle loro cause, nega definitivamente il contenuto etico della proprietà.
Che cosa è, in fatti, la proprietà intesa nel diritto e nel fatto? È il cumulo dei mezzi ordinati a trasmutare la umana belva in uomo, cioè ad aiutare il transito dell'animale all'organismo pensante. Però, quando la proprietà o sorpassa o non raggiunge la sua misura, l'uomo imbestialisce; e sotto forme bestiali sogliono manifestarsi il ricco e il pezzente. Spogliarsi, dunque, la proprietà egli è trarsi fuori della umanità sua, e una stolta credenza serafica che mena a dimenticare ogni pretensione essere obbligatoria e non potersene far gitto. A dirla secondo arte, trarsi dal suo avere egli è trarsi dal proprio essere, cioè dalla vagina delle membra sue. La forma più degradante della donazione è l'elemosina, fatta, di sua natura, per avvilire l'uomo ed accrescere l'accattonaggio; e tra gli accattoni furono pessimi i minoriti che, accattando tra il popolo, spiavano gl'intendimenti ereticali ed accusavano.